A Rai Radio1, nella trasmissione "Tutti in classe", Elisa Amorelli racconta 25 anni di innovazione inclusiva
Il lavoro cambia, le tecnologie evolvono, le competenze devono rinnovarsi. Ma imparare non ha scadenza. È questo il messaggio al centro della puntata di Tutti in classe, il programma di Rai Radio1 condotta da Paola Guarnieri che ieri, lunedì 26 ottobre, ha dedicato un approfondimento al reskilling, la formazione necessaria per riqualificarsi e affrontare le trasformazioni del mondo del lavoro. Ospite in studio Elisa Amorelli, della Fondazione Mondo Digitale, che ha ripercorso 25 anni di impegno per un'innovazione accessibile a tutti, in dialogo con i dati del quinto monitoraggio di Repubblica Digitale, illustrati da Silvia Conticelli del Dipartimento per la trasformazione digitale. Nella puntata anche il contributo di Carmen Dal Monte, docente ed esperta di tecnologie educative, sull'uso dell'intelligenza artificiale per personalizzare l'apprendimento.
25 anni di conoscenza che connette
La conversazione si è aperta proprio dall'anniversario della Fondazione Mondo Digitale, celebrato con un programma di iniziative che ha intrecciato arte, ricerca, scuola e innovazione sociale. "Non abbiamo voluto aprire i festeggiamenti con un classico convegno o una cerimonia, ma installando due opere d'arte sul concetto di conoscenza che connette, che esprime la nostra missione e il diritto alla conoscenza", ha raccontato Amorelli, ricordando le installazioni di Loris Cecchini negli Orti botanici di Roma e Milano, il confronto con le organizzazioni del Terzo settore sulla transizione digitale inclusiva dell'economia sociale e le nuove pubblicazioni dedicate alla storia e al modello educativo della Fondazione. Un percorso che affonda le radici nella visione del primo presidente Tullio De Mauro e che ha trovato nella Palestra dell'Innovazione uno dei suoi modelli più riconoscibili. "Nel 2014 abbiamo inaugurato la prima grande Palestra dell'Innovazione, quella che chiamiamo Palestra Zero, al Quadraro di Roma. Poi abbiamo portato questo modello in tutta Italia, con oltre cento scuole interessate a replicarlo. È un ambiente fisico e virtuale dove i cittadini possono conoscere a 360 gradi le nuove tecnologie e le carriere del futuro. Partiamo dai più piccoli e arriviamo agli universitari, ai dottorandi, ai professionisti e agli anziani. Vogliamo offrire a tutti la possibilità di conoscere la tecnologia e di capire come utilizzarla per costruire il proprio percorso personale e professionale".
Investire sui docenti per trasformare la scuola
L'intelligenza artificiale sta cambiando anche il modo di insegnare e apprendere. Nell'intervista si è parlato del ruolo degli insegnanti, della necessità di accompagnarli nell'innovazione didattica e dell'importanza di sviluppare un rapporto critico con le tecnologie.
"Noi crediamo tantissimo nel ruolo chiave del docente. Per noi è la figura centrale all'interno della scuola, quella che deve portare avanti il processo di trasformazione digitale. Per questo investiamo tantissimo sui docenti, ancora prima che sugli studenti. Con Experience AI, solo quest'anno, abbiamo raggiunto 7.000 insegnanti, offrendo strumenti concreti per applicare l'intelligenza artificiale in modo etico nella didattica, anche nelle discipline curricolari". Un investimento che comprende anche guide operative e occasioni di confronto sui temi più discussi, dall'uso dell'intelligenza artificiale in classe al rapporto tra media e minori.
"Il nostro orientamento è quello dell'uso critico e consapevole. Bisogna prima formare i docenti e soprattutto supportarli con strumenti molto concreti. La teoria giusta, ma anche tanta pratica, per accompagnare poi gli studenti a sviluppare un'intelligenza critica nell'utilizzo delle tecnologie. Devono poterle usare, conoscendone bene anche i rischi".
Tra le esperienze richiamate anche Coding Girls, il programma che da oltre dieci anni incoraggia le ragazze a esplorare le discipline scientifiche e tecnologiche attraverso modelli femminili di riferimento, tutor universitarie e maratone creative. "Abbiamo portato nelle scuole superiori studentesse universitarie, spesso di ingegneria informatica, per offrire alle ragazze modelli capaci di ispirarle. Si parte dalle loro domande sul futuro, sulle possibili carriere, e poi si passa alla sperimentazione concreta, agli allenamenti e agli hackathon. È un modo divertente e motivante per avvicinarsi alle discipline Stem".
Riqualificarsi per scegliere il proprio futuro
Dalla scuola al mondo del lavoro, la necessità di aggiornare le competenze riguarda persone di tutte le età e professioni. Un esempio concreto è Job Digital Lab, il programma realizzato con ING Italia, che nella sua quinta edizione ha coinvolto oltre 46.000 persone in 240 sessioni formative in tutta Italia.
"Insegniamo a utilizzare la tecnologia, in particolare gli strumenti di intelligenza artificiale e le competenze digitali, ai professionisti. Abbiamo anche un'attenzione particolare alle donne imprenditrici. Pochi giorni fa, nell'ambito di We Lead, abbiamo lavorato con le imprenditrici della CNA per mostrare come utilizzare l'intelligenza artificiale per rendere più visibile la propria attività o semplificare alcuni processi aziendali, liberando tempo da dedicare ai compiti più strategici".
Un lavoro che parte dalle persone più esposte al rischio di esclusione, ma risponde a un bisogno sempre più diffuso. "Ci rivolgiamo innanzitutto alle categorie più fragili, perché sono il nostro primo obiettivo, ma anche ai professionisti che oggi hanno bisogno di rafforzare le proprie competenze digitali. Lavoriamo per ridurre il divario di genere e offrire nuove opportunità di crescita e riqualificazione professionale". I dati del quinto monitoraggio di Repubblica Digitale mostrano segnali di progresso: in Italia la quota di popolazione tra i 16 e i 74 anni con competenze digitali almeno di base è arrivata al 53%. Un risultato incoraggiante, che conferma al tempo stesso la necessità di continuare a investire nella formazione.
Quando sono i giovani a insegnare
La formazione continua riguarda anche le generazioni più anziane. E proprio dall'apprendimento intergenerazionale, con il programma Nonni su Internet, è nata una delle esperienze più longeve della Fondazione.
"Siamo nati 25 anni fa, con Tullio De Mauro, anche attraverso questo modello di apprendimento intergenerazionale. I ragazzi delle scuole superiori insegnano agli over 65 a utilizzare le nuove tecnologie: dallo smartphone alle videochiamate, dall'accesso ai servizi sanitari online all'identità digitale. Sono competenze importanti per la vita quotidiana, per mantenere le relazioni e per esercitare i propri diritti". Un modello che oggi continua a evolversi attraverso i centri di facilitazione digitale e il nuovo progetto nazionale Noi. Oltre Nonni su Internet, realizzato con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. «È un progetto che riprende il nostro modello di apprendimento intergenerazionale e lo porta in tutta Italia, coinvolgendo anche facilitatori digitali e caregiver. Sono percorsi di apprendimento reciproco, perché ognuno impara qualcosa. Gli studenti si mettono dall'altra parte della cattedra e capiscono che cosa significa insegnare, mentre gli anziani condividono la propria esperienza di vita e imparano a usare strumenti digitali utili nella quotidianità".
La libertà di scegliere grazie alla conoscenza
Nell'ultima parte dell'intervista, Amorelli ha ricordato il contributo del direttore scientifico Alfonso Molina allo sviluppo di modelli educativi che integrano conoscenze, competenze trasversali e capacità di progettare il proprio futuro. "Con il nostro modello di educazione per la vita cerchiamo di sviluppare competenze che non sempre trovano abbastanza spazio nei percorsi scolastici: la capacità di risolvere problemi, la leadership, il lavoro di gruppo. E poi c'è il Personal Ecosystem Canvas, uno strumento di autovalutazione personale che aiuta a capire dove siamo oggi e dove vogliamo arrivare. La conoscenza deve dare alle persone la libertà di scegliere e di disegnare il proprio percorso professionale". Uno sguardo rivolto anche alla prossima RomeCup 2027, in programma dal 14 al 16 aprile, che celebrerà vent'anni di robotica e innovazione con un'attenzione particolare all'orientamento e al riconoscimento del talento dei giovani ricercatori attraverso il Research Award. E alla domanda conclusiva su quale sia la sfida dei prossimi 25 anni, Elisa Amorelli ha riportato la riflessione al principio che attraversa tutta la storia della Fondazione: "Le competenze digitali devono essere utilizzate in modo etico e critico. Oggi tutti parliamo di intelligenza artificiale. Noi vogliamo che venga utilizzata mettendo sempre la persona al centro. È l'essere umano che deve governare tutti i processi di trasformazione digitale. E questa consapevolezza deve accompagnare tutti, dai bambini della scuola fino ai professionisti".
La puntata di Tutti in classe del 26 ottobre 2026 è disponibile su RaiPlay Sound, per riascoltare l'intervista e gli approfondimenti dedicati alle competenze digitali e alla formazione continua.