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"Le donne non hanno paura di confrontarsi"

Intelligenze al fenninile nell'IA: l'intervista all'architetta Giovanna Padellaro

"Le donne non hanno paura di confrontarsi"

"Le donne non hanno paura di confrontarsi"

Intelligenze al fenninile nell'IA: l'intervista all'architetta Giovanna Padellaro

“Sono nata con la matita in mano e voglio capire come potenziarla grazie all’AI”: così l’architetta Giovanna Padellaro aveva descritto l’esigenza che l’ha spinta a seguire il percorso “Intelligenze al femminile nell'IA”, promosso dalla Fondazione Mondo Digitale con il sostegno del Centre for Public Impact nell’ambito del Google.org AI Opportunity Fund 
“Lavoro in team come coordinatrice di progetto con collaboratrici e collaboratori molto più giovani di me. Vorrei avere le competenze necessarie per capire il linguaggio dell’AI e tenermi aggiornata con i tempi odierni”, aveva aggiunto.  Con il suo studio associato dieci anni fa ha scelto di confluire in una società tra professionisti, attiva nella progettazione e direzione lavori in ambito pubblico e privato. “Coordino il gruppo del settore edilizia, un ruolo pienamente in accordo con la mia vena creativa, che si sposa perfettamente alla componente tecnologica”. Giovanna ha alle spalle una famiglia da sempre attiva in ambito tecnico-scientifico, con papà e sorella ingegneri. 

Dopo aver partecipato alle formazioni “Intelligenze al femminile”, guardando al passato, come descriverebbe il suo rapporto con l'IA prima del percorso di formazione?
Non sapevo ancora quanto l’intelligenza artificiale potesse essere un sostegno sia nelle incombenze più burocratiche sia in alcune componenti più specifiche del mio lavoro. Prima la usavo solo come motore di ricerca potenziato o come aiuto lessicale nella compilazione di documenti. Un uso basico legato al timore di violazioni della privacy. A un certo punto mi ero anche accorta, però, che era molto utile nel compilare relazioni tecniche. Notavo che semplificava molto le ricerche di riferimenti legislativi, dati, documenti. 

Che aspetto voleva approfondire maggiormente? 
Volevo evolvere il mio approccio basilare. Innanzitutto, grazie al percorso ho potuto comprendere bene cos’è l’intelligenza artificiale e come funziona. Ho imparato a scrivere bene i prompt, ho iniziato a usarla come vero e proprio agente! Oggi mi avvalgo dell’AI nell’elaborare strategie di presentazione, ma anche come coach per la revisione dei progetti.

Quindi oggi è riuscita a integrare meglio l’IA nelle sue attività lavorative quotidiane?
Sì, ho cambiato decisamente il modo di usarla. Per scendere in dettaglio, partendo da una Relazione tecnica inviata all’ente pubblico per ottenere un permesso, utilizzo l’IA per riformulare la stessa relazione per impostare proposte per i clienti. In questo modo diventa più efficace modulare il linguaggio a seconda del target. Naturalmente è fondamentale mantenere il controllo del processo, impostare i riferimenti normativi nelle richieste iniziali. Al di là della mia professione, è utile per formulare testi e strategie per i social. Di recente, a fronte di un corso di aggiornamento particolarmente impegnativo, ho iniziato a usare l’AI come coach di studio. Ho caricato alcuni materiali e mi sono fatta aiutare nell’impostare un programma di studio e nel richiedere poi una fase di verifica con domande. 

Oltre al discorso privacy, ha mai pensato che l’AI potesse essere un pericoloso concorrente nella sua professione, come temono alcuni suoi colleghi? Le formazioni l’hanno aiutata a ridimensionare questi timori? 
Credo che una paura del genere valga soprattutto per piccoli lavori. Ad esempio, per alcune persone che vorrebbero improvvisarsi architetti, l’AI potrebbe essere un supporto. Ma attenzione: l’approccio qui rischia di essere semplicistico e incontrollato. Se non c’è un professionista valido ed esperto a seguire tutto l’output e impostare il lavoro, dando i giusti riferimenti e controllando i dati, il progetto finale non è certo di qualità. La fase di analisi preliminare, così come quella di verifica finale, sono fondamentali. L’AI è un alleato, ma occhio a delegare o sostituire.

Come immagina il ruolo del professionista nell’evoluzione del processo?
Sicuramente la professionalità e l’esperienza sono fondamentali. Anche per prevenire un certo appiattimento creativo. Bisogna stare molto attenti alle allucinazioni: l’AI improvvisa molto quando non può attingere a materiali sufficienti, a una letteratura nutrita su un dato argomento. Capisco che un giovane che si affaccia alla professione possa temere che l’AI metta a rischio il suo lavoro. Ma se matura consapevolezza ed esperienza, sarà sempre lui a gestire il lavoro. La progettazione non è fatta di dati ma di know how. 

Cosa ha potuto apprezzare di più delle formazioni alle quali ha partecipato? 
La condivisione con altre professioniste è stato un elemento vincente. Sono nati scambi interessanti, suggerimenti, punti di vista diversi: le donne non hanno paura di confrontarsi. 

Intervista di Onelia Onorati, ufficio stampa della Fondazione Mondo Digitale.

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