Smart & Safe, il volontariato di competenza raccontato da Angela Micocci
Prestare il proprio cellulare a un amico dando accesso completo alle informazioni personali, anche se “per due minuti”, pensare di essere immuni da qualsiasi tentativo di furto di dati… sono alcuni dei casi emersi nell’incontro Smart & Safe presso l’istituto superiore Schiaparelli-Gramsci di Milano, lo scorso 21 aprile. Angela Micocci, Customer Success Account Manager di Microsoft, è una dei 160 volontari che hanno aderito all’iniziativa di Fondazione Mondo Digitale e Microsoft per mettere a disposizione degli studenti delle scuole superiori italiane l’esperienza e la preparazione di esperti di sicurezza informatica, in incontri da un’ora e mezza ognuno nel contesto del progetto Ital.IA Lab for School. I ragazzi più motivati hanno raccontato di seguire influencer su argomenti di sicurezza, altri hanno mostrato un grande interesse per le carriere legate alla cybersecurity, ma comunque tutti hanno partecipato con entusiasmo all’incontro, chiedendo un approfondimento successivo.
Se la restituzione dei ragazzi è stata positiva, il feedback di Angela Micocci è ancora più forte: “Ho aderito con grande entusiasmo perché credo che oggi parlare di AI, sicurezza e uso consapevole della tecnologia sia una responsabilità condivisa. Le ragazze e i ragazzi vivono immersi nel digitale ogni giorno, ma spesso senza avere tutti gli strumenti per comprenderne davvero rischi e opportunità. Sapere di poter contribuire, anche nel mio piccolo, a creare maggiore consapevolezza mi è sembrato qualcosa di molto concreto e utile”.
“È stata un’esperienza molto più coinvolgente di quanto immaginassi. Ho trovato classi attentissime, curiose e incredibilmente interattive. Il livello di partecipazione è stato molto alto: hanno fatto tante domande, anche molto pratiche e vicine alla loro quotidianità, dal dark web alla geolocalizzazione sui social, fino a chiedere se alcune piattaforme che utilizzano periodicamente siano sicure. La cosa più bella è stata vedere nascere un dialogo autentico e ricevere persino l’invito a tornare in aula”.
I giovani interlocutori si sono mostrati felici di imparare e con la forte voglia di capire meglio, proteggersi e fare scelte più informate. Questa curiosità dimostra che le nuove generazioni non vogliono solo usare la tecnologia, ma anche comprenderla. Anche perché “Essere nativi digitali non significa automaticamente essere consapevoli dal punto di vista della sicurezza. Molti ragazzi usano strumenti e piattaforme con grande naturalezza, ma spesso sottovalutano aspetti come privacy, protezione dei dati e rischi relativi”.
La possibilità di entrare in connessione con la comunità scolastica e soprattutto con gli stimoli dei ragazzi è stata fondamentale per Angela: “Portare le proprie competenze fuori dal contesto aziendale e metterle al servizio della comunità cambia prospettiva: ti ricorda quanto il nostro lavoro possa avere un impatto reale sulle persone. È anche un esercizio importante di ascolto attivo, semplificazione e comunicazione coinvolgente”.
“Esperienze come questa generano valore reciproco: per i ragazzi, ma anche per chi partecipa come volontario. Si esce con nuove energie, nuove prospettive e una maggiore consapevolezza del ruolo che possiamo avere come professionisti nella società.
Perché è importante per un professionista avere occasioni di volontariato di competenza? “Aiutano a sviluppare empatia, capacità comunicative e senso di responsabilità. Spesso nel lavoro quotidiano siamo concentrati su obiettivi e processi; iniziative come questa ci riportano all'impatto sociale delle competenze che utilizziamo ogni giorno”.
Si rafforzano cultura, motivazione e senso di appartenenza: “È stato molto bello anche confrontarsi e condividere le esperienze vissute con gli altri volontari, creando quasi una community accomunata dalla voglia di contribuire e fare qualcosa di utile insieme. Quando un’organizzazione incoraggia le proprie persone a condividere conoscenza e creare impatto positivo all’esterno, trasmette un messaggio forte: le competenze non servono solo a generare business, ma anche valore sociale”.
Mettere le proprie competenze a servizio di una finalità sociale cambia il modo in cui si percepisce il proprio lavoro perché si comprende ancora di più il potenziale trasformativo della tecnologia e delle competenze professionali: “Ti fa percepire il tuo lavoro come uno strumento per contribuire in modo concreto alla condivisione della conoscenza e un'opportunità di give back alle generazioni che rappresentano i leader del futuro. Esperienze che creano connessioni più autentiche con i valori aziendali e aiutano le persone a sentirsi parte di qualcosa con un impatto più ampio. Questo aumenta motivazione, orgoglio e coinvolgimento”.
Anche l’organizzazione impara molto: “Ad ascoltare meglio la società reale, le nuove generazioni e i bisogni concreti della comunità. E si comprende che innovazione e tecnologia hanno valore soprattutto quando diventano strumenti di inclusione, consapevolezza e crescita collettiva”.
Intervista di Onelia Onorati, ufficio stampa della Fondazione Mondo Digitale.