Il futuro della cura: intervista al microbiologo Alberto Rizzo
Nel dibattito sull’intelligenza artificiale in sanità, tra entusiasmo e prudenza, emerge una domanda centrale: come trovare la giusta “distanza” tra innovazione tecnologica e responsabilità clinica? Onelia Onorati ne ha parlato con Alberto Rizzo, Clinical Microbiology, Virology and Bioemergencies “Luigi Sacco” University Hospital, ASST Fatebenefratelli Sacco, che in diversi contributi e interviste ha richiamato la metafora del “dilemma del porcospino” per descrivere la complessità delle relazioni umane e, oggi, anche il rapporto tra medico e tecnologia.
Rizzo è tra gli autori dello studio Artificial intelligence in clinical microbiology: results from the first National survey by the Italian association of clinical microbiologists, la prima indagine nazionale promossa dall’Associazione Microbiologi Clinici Italiani per rilevare il livello di consapevolezza e di utilizzo dell’intelligenza artificiale tra i professionisti sanitari. Partendo dai risultati della ricerca, approfondiamo opportunità, limiti e prospettive dell’IA nella pratica clinica quotidiana, con uno sguardo attento al tema cruciale della formazione.
Commentiamo insieme alcuni risultati. Cosa ci dice la ricerca sull’awareness del personale sanitario in relazione all’adozione dell’Intelligenza Artificiale? I suoi colleghi si sentono sicuri nell'usare l'IA?
Innanzitutto, partiamo dalla consapevolezza che, probabilmente, quanti hanno risposto alle domande della ricerca sono persone particolarmente interessate all’AI e motivate a saperne di più. Sono comunque dati promettenti, perché il 25% degli operatori ha affermato di usare i tool, quindi 1 su 4 e nella quasi totalità, si sono dichiarati interessati a imparare di più. Questo evidenzia non un timore verso l’innovazione ma un’apertura. È importante evidenziare questa propensione, indica anche la volontà di partecipare a iniziative di formazione. È davvero di primaria importanza che l’operatore sanitario sia formato a capire quando e con quali limiti si può usare l’IA, come interpellarla e in quali contesti.
Nella sua esperienza quotidiana, quale uso auspica dell'IA nella pratica clinica di tutti i giorni?
Gli operatori sanitari sono oberati ogni giorno da piccole “seccature” che li distraggono, seppur minimamente, dallo scopo ultimo del lavoro, cioè offrire il migliore servizio possibile alla popolazione in termini di cure. Gli strumenti IA devono alleviarci da questi compiti ripetitivi, penso agli aspetti più burocratici di routine. Quanti di noi, nel corso delle visite mediche, notano il tempo trascorso dal medico nella stesura di documenti al computer! Ecco che l’Intelligenza Artificiale si può configurare come un valido “assistente”, come un supporto. In tanti ritengono che un uso fruttuoso dell’IA vada di pari passo con l’integrazione equilibrata uomo-macchina.
Una provocazione: arriveremo a diagnosi scritte dall’IA?
Oggi questo non è possibile e, sebbene io possa condividere l’entusiasmo verso questi nuovi strumenti, non bisogna lasciarsi prendere la mano! Alcuni strumenti risentono ancora della tendenza a compiacere l’utente, ci deve essere massima attenzione. Però pensiamo al futuro: se la curva di crescita della qualità dei tool dovesse essere confermata, sono fiducioso in un’integrazione nella pratica quotidiana. Potrà essere possibile chiedere un supporto anche nella formulazione della diagnosi. Io credo che un atteggiamento troppo conservatore sia ugualmente pericoloso rispetto all’entusiasmo acritico perché rimanere indietro sull’innovazione rischia di farci travolgere. Occorre sempre governare lo sviluppo della tecnologia e, per questo, rimanere informati.
Come integrare, come lei auspica, la formazione del personale clinico e la supervisione dei risultati proposti dall'IA?
Torniamo a quanto ci siamo detti all’inizio: la formazione. È fondamentale avere gli strumenti e la conoscenza per supervisionare efficacemente gli output dell’IA. Soprattutto è importante saper leggere le risposte perché spesso, per esempio nel caso dell’IA generativa, sono presentate con grande coerenza logica pur contenendo errori. Solo la piena conoscenza degli strumenti può consentire una supervisione efficace.