Camilla e Thiago raccontano come stanno imparando ad “abitare la città”
Abitare una città non significa solo trovare un tetto o percorrere le sue strade. Significa sentirsi parte di una comunità, riappropriarsi della propria dignità e costruire, giorno dopo giorno, la propria autonomia. È da questa visione che è nato il percorso “Il digitale per il lavoro”, promosso nell'ambito del progetto Abitare la città in modo competente realizzato dalla Federazione delle Chiese Evangeliche (capofila), insieme a Fondazione Mondo Digitale, ActionAid International Italia e Fondazione Adecco per le Pari Opportunità, e finanziato con la quota Otto per mille a gestione statale.
Presso la Palestra dell'Innovazione di Roma, richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale hanno condiviso 30 ore di formazione pratica: dalla redazione del curriculum vitae alla simulazione dei colloqui, fino all'uso consapevole dei portali per l'impiego.
Ma dietro i moduli del corso ci sono le storie reali di chi non ha mai smesso di mettersi in gioco. Ecco le testimonianze di Camila e Thiago, raccolte da Domenica Cesena.
Camila. 43 anni, Brasile
“Sapevo cosa rispondere, come vestirmi, cosa dire. È stato tutto più semplice, come se avessi già vissuto quel momento”.
Sono arrivata in Italia nel 2013 per un motivo semplice e vitale: volevo solo essere libera di essere chi sono davvero. Roma, ormai, è la mia seconda casa da dodici anni.
Da bambina sognavo di fare la parrucchiera, ma crescendo capisci che la vita non sempre ti permette di seguire i sogni di quando eri piccola, soprattutto se non hai la possibilità di pianificare dove sarai tra un anno. Così ho imparato a vivere alla giornata, ad affrontare il futuro a spalle larghe, senza fare troppi piani, prendendo ciò che viene. Quando mi hanno proposto di fare questo corso, a essere sincera, ero un po' diffidente. Non ero molto propensa a iniziare. Ma poi sono entrata in aula e ho ritrovato dei volti conosciuti: si è creata da subito un’atmosfera familiare che mi ha fatta sciogliere. Mi ha dato il giusto slancio per rimettermi in gioco e per far emergere tutto quello che ho imparato in questi anni, permettendomi di inseguire un nuovo desiderio: lavorare nel settore alberghiero.
Qui in Italia avevo già preso la licenza media, ma il mondo del lavoro cambia in fretta. Durante il corso con la nostra formatrice, Francesca Lisi, ho capito esattamente cosa inserire e cosa evitare in un CV, come presentarmi a un colloquio e come propormi sui portali dell’impiego. Un giorno, proprio durante una lezione, abbiamo inviato una candidatura insieme. Pochi giorni dopo mi hanno chiamata per il colloquio!
Grazie alle simulazioni fatte in classe sapevo cosa rispondere, come vestirmi, come muovermi. La formazione è stata preziosa proprio perché ho potuto applicarla subito. Ora sono qui, in attesa dell'esito di quel colloquio, con la speranza che questo sogno si realizzi. E se guardo ancora più avanti? Sogno di avere una casa tutta mia, di prendere un gatto da coccolare e, sopra ogni cosa, di poter riabbracciare mia madre.
Thiago, 50 anni, Perù
“Non basta stare in un posto per abitarlo. Abitare significa creare legami, vivere le piazze, sentirsi al sicuro. Significa potersi dire, per la prima volta: qui sono a casa”.
Sono in Italia da tre anni e mezzo, e da due vivo a Roma. Quando sono arrivato non è stato facile adattarmi: sono una persona molto riservata, quasi timida, e la barriera linguistica mi faceva sentire ancora più chiuso in me stesso. Ma con il tempo ho incontrato le persone giuste, quelle che hanno saputo ascoltarmi e farmi aprire.
Da piccolo volevo fare il cuoco. Amavo l'idea di mescolare spezie e ingredienti diversi per creare un piatto speciale che facesse stare bene gli altri. Ma la mia vita ha richiesto ingredienti differenti: ho studiato fino alle superiori in Perù, poi ho dovuto lasciare gli studi per andare a lavorare e aiutare la mia famiglia.
Oggi quel desiderio di "nutrire" gli altri si è trasformato: il mio sogno è prendermi cura delle persone. Per farlo, però, dovevo trovare la strada e gli strumenti giusti. Ecco perché ho scelto il percorso “Il digitale per il lavoro”. Ho sempre provato una grande attrazione per il mondo digitale, ma, non sapendo scrivere bene in italiano, mi sentivo bloccato.
In questo corso ho imparato a scrivere una lettera di presentazione efficace, a inviare un’e-mail con gli allegati corretti e a perfezionare il mio CV. Ma la cosa più bella è stata capire il senso profondo di "abitare la città": ho capito che abitare non vuol dire stare chiusi tra quattro mura, ma aprirsi al mondo esterno. Il digitale mi ha dato la chiave per uscire, mettermi in gioco e non sentirmi più un estraneo.
Tra gli ambienti di apprendimento della Palestra dell'Innovazione è stata fatta molta pratica, ma soprattutto sono stati costruiti legami umani e possibilità concrete. Le storie di Camila e Thiago ci ricordano che dietro ogni schermata, ogni mail inviata o ogni CV perfezionato c’è una vita che cerca il proprio posto nel mondo. Tra il desiderio di riabbracciare una madre, l'aspirazione di prendersi cura degli altri e il coraggio di superare le proprie paure, il digitale diventa così molto più di una competenza: è la chiave con cui riaprire la porta del futuro e sentire che questa città, finalmente, appartiene anche a loro.