Parent's Day con Vivi Internet, al meglio: il racconto di Nicoletta Vulpetti
L'Associazione TreZeroTre è in via Latina, a Roma. Giovedì scorso 28 maggio, dalle 16.30, una ventina di genitori e figli, dagli 8 ai 13 anni, hanno scelto di passare un pomeriggio a parlare di digitale, insieme alla Fondazione Mondo Digitale.
A presentarci al gruppo sono state Sol Lecce e Roberta Norci, presidente e tesoriera dell'associazione che coivolge i genitori dell'istituto comprensivo Gino Strada, undici anni di lavoro volontario a fare da ponte tra la scuola e le famiglie: l'orto dei bambini, i progetti sul territorio, il supporto ai bambini non italofoni. È stata Roberta a dire con chiarezza perché ci trovavamo lì: l'educazione digitale non può restare dentro le mura di una scuola. Deve valere sul territorio, nelle case, nei centri giovanili. Deve essere una regola riconosciuta da tutti, altrimenti non è una regola.
Questa è stata la seconda tappa del Parents' Day di Vivi Internet, al meglio, il programma sostenuto da Google.org. Due ore in cui genitori e figli hanno ragionato insieme su come ci si muove nel digitale, per costruire, nel corso del ciclo di incontri, un patto condiviso da portare a casa.
La prima parte ha messo sul tavolo le domande che ricorrono spesso negli incontri con i genitori: quando si dà il cellulare? Come si gestiscono i social? Cosa si fa quando tuo figlio vuole un account e tutti i compagni ce l'hanno già? Domande che spesso si affrontano da soli, tra le mura di casa, senza sapere cosa fanno le altre famiglie. Una delle cose che questi incontri fanno è provare a scardinare quella solitudine. Ci sono altri adulti con le stesse domande, la stessa fatica, e siamo tutti la prima generazione a dover accompagnare i figli in una dimensione che non ha precedenti alle spalle.
Perché una cosa è saper usare uno smartphone, un'altra è gestire quello che ci metti dentro, e le conseguenze. Come non lasceremmo un figlio di otto anni andare al parco da solo, non possiamo pensare che navighi da solo in spazi che non conosce, e che noi non conosciamo abbastanza. Il ruolo di guida vale anche lì.
Poi è arrivato il laboratorio. I genitori da una parte, i ragazzi dall'altra, stessa consegna per tutti: immaginare un oggetto del futuro capace di risolvere i problemi di privacy e sicurezza digitale che avevamo appena discusso. Strumenti rigorosamente analogici: carta e pennarelli.
Quello che è venuto fuori è nei disegni
C'è Sincero, un dispositivo portatile che appoggiato sullo schermo individua le tracce di dati personali trasmesse (gps, password, dati sensibili) e le segnala con spie rosse o verdi, per cancellarle subito. C'è Trovamy, una fotocamera che funziona come Google Lens al contrario: scansiona il tuo viso, cerca tutte le foto online che ti ritraggono e ti mostra dove si trovano, così puoi scegliere cosa rimuovere. C'è lo Smacchiatore digitale (un anello, un piercing, degli occhiali con un tag attivabile) che cancella le tracce della tua identità mentre sei online. C'è Blocca Foto, un lucchetto digitale che impedisce l'accesso esterno ai dati personali. E c'è uno strumento che ti toglie la voce nel momento esatto in cui stai per dare informazioni che non dovresti dare. Alla fine, dai principi scritti su ogni scheda-invenzione, abbiamo costruito insieme il patto digitale dell'Associazione 303:
- I nostri dati sono preziosi, dobbiamo averne cura.
- Non devi pubblicare tutto: è una tua scelta renderti visibile.
- La nostra identità è unica. Siamo sempre la stessa persona.
- Condividiamo solo con chi sa prendersi cura dei nostri dati.
- Per stare bene, dobbiamo stare bene insieme.
Cinque frasi semplici e dirette, scritte da una ventina di persone in un pomeriggio di maggio. Il tipo di cose che forse si sanno già, ma che fa bene dirle ad alta voce, insieme.