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Dentro la casa connessa

Come educare tra dispositivi intelligenti, IA e sicurezza digitale

Dentro la casa connessa

Dentro la casa connessa

Come educare tra dispositivi intelligenti, IA e sicurezza digitale

Assistenti vocali, smart speaker, telecamere, console di gioco, giocattoli intelligenti. La casa connessa non è più uno scenario futuro, ma un ambiente quotidiano in cui bambini, ragazzi e adulti vivono, apprendono e costruiscono relazioni. È da questa consapevolezza che ha preso avvio Dentro la casa connessa: dispositivi intelligenti, giocattoli con l’IA e sicurezza digitale, il secondo e ultimo webinar del ciclo sperimentale di PariPasso, il programma di Rizzoli Education realizzato con Fondazione Mondo Digitale e dedicato a famiglie, genitori ed educatori.

Moderato da Francesca Meini, l’incontro ha accompagnato il pubblico dentro un ecosistema domestico in cui l’intelligenza artificiale è già presente, spesso in forme poco visibili ma molto pervasive: nei filtri delle app, nei chatbot, negli algoritmi delle piattaforme, nei dispositivi di domotica e, sempre più, anche nei giochi destinati ai più piccoli.

La vita “onlife” dentro le mura domestiche
Ad aprire il webinar è stata Edel Beckman, criminologa clinica e vittimologa specializzata in violenza online e criminologia digitale, che ha richiamato il concetto di onlife elaborato da Luciano Floridi: non esiste più una separazione netta tra offline e online, perché viviamo in una dimensione ibrida, nella quale tecnologia e quotidianità si intrecciano continuamente. 
È in questo ambiente che crescono oggi bambini e ragazzi. Per questo, ha spiegato Beckman, non serve demonizzare la tecnologia, ma costruire una vera “cassetta degli attrezzi” educativa per aiutare adulti e minori a riconoscere opportunità e rischi. L’intelligenza artificiale, infatti, è già integrata nella vita quotidiana: assistenti vocali come Siri e Alexa, filtri di Snapchat, YouTube Kids, chatbot come ChatGPT, giochi online e piattaforme conversazionali.

Quando l’IA diventa compagnia
Uno dei passaggi più delicati ha riguardato il tema delle relazioni parasociali con sistemi conversazionali e personaggi artificiali. Beckman ha citato il caso di piattaforme come Character.AI, molto diffuse tra i più giovani, dove si può dialogare con personaggi virtuali sempre disponibili, progettati per essere accoglienti, non giudicanti, costantemente presenti. Qui emerge uno dei rischi più insidiosi: la dipendenza emotiva. Se un adolescente percepisce l’IA come un interlocutore più disponibile di genitori, amici o insegnanti, il rischio è quello di uno spostamento progressivo del legame, con effetti su isolamento, dialogo familiare e capacità di confrontarsi con relazioni reali, inevitabilmente più complesse e meno “accomodanti”. Beckman ha insistito su un punto cruciale: i ragazzi possono essere molto abili nell’uso delle tecnologie, ma questo non li rende automaticamente capaci di riconoscere i pericoli. Da qui l’importanza di un’alleanza educativa fondata non solo su regole, ma su fiducia, ascolto e sulla presenza di un “adulto sicuro” a cui rivolgersi in caso di dubbio o difficoltà.

Regole, dialogo e uso consapevole
Tra i consigli emersi nel corso dell’incontro, alcuni hanno un valore molto concreto per la vita familiare: controllare i limiti di età delle piattaforme, stabilire fasce orarie condivise per l’uso dei dispositivi, evitare la diffusione di immagini dei minori sui social, fare attenzione all’uso serale degli schermi e conservare eventuali prove in caso di situazioni sospette online. Un altro messaggio forte ha riguardato l’uso dell’IA nello studio. Può essere utile per spiegare concetti complessi, semplificare testi o proporre esempi, ma non deve mai sostituire il pensiero. Copiare e incollare non basta: bisogna capire, rielaborare, riscrivere. L’intelligenza artificiale può essere uno strumento, ha ricordato Beckman, ma non un sostituto del ragionamento.

Smart toys e Internet of Things: non sono mai davvero “pronti all’uso” 
Nella seconda parte del webinar, Roberto Raspa, ingegnere, docente ed esperto di tecnologia e innovazione didattica, ha spostato l’attenzione sull’ecosistema dell’Internet of Things, cioè l’insieme di oggetti connessi che abitano le nostre case: speaker intelligenti, telecamere, termostati, console, fino ai nuovi smart toys basati su IA. Il punto centrale del suo intervento è stato molto chiaro: questi dispositivi non sono mai davvero “pronti all’uso”. A differenza di un giocattolo tradizionale, richiedono configurazioni, impostazioni di privacy, gestione delle password, autorizzazioni, controlli sulla rete. Se vengono accesi e usati senza una configurazione consapevole, funzionano secondo i parametri predefiniti dalle aziende produttrici, non secondo le esigenze educative e di tutela delle famiglie. Per questo Raspa ha insistito sul principio del “parents in the loop”: i genitori devono restare dentro il processo, non solo come controllori ma come mediatori consapevoli. È particolarmente importante quando i dispositivi raccolgono dati, registrano audio, utilizzano fotocamere o apprendono dalle interazioni per personalizzare le risposte.

Privacy, dati e sicurezza: cosa guardare davvero
Molto utile anche la parte più operativa del webinar, dedicata alla sicurezza digitale in casa. Raspa ha ricordato che smart speaker, telecamere domestiche e console di gioco raccolgono una grande quantità di dati: registrazioni vocali, abitudini di utilizzo, tempi di gioco, informazioni sugli accessi, cronologie e, in alcuni casi, anche dati di localizzazione. Da qui alcune indicazioni pratiche: modificare le password predefinite, attivare dove possibile la crittografia, verificare le impostazioni sulla conservazione dei dati, spegnere davvero i dispositivi quando non vengono usati e non lasciarli semplicemente in standby. Anche le console e le chat integrate nei videogiochi, ha ricordato Beckman, possono diventare spazi vulnerabili, esposti a contatti indesiderati o a dinamiche di adescamento.

Un tema nuovo, ma già urgente
In apertura del webinar, Francesca Meini ha richiamato anche il recente studio dell’Università di Cambridge sugli effetti dei giocattoli basati su IA generativa nei bambini sotto i cinque anni, sottolineando come il quadro emerso sia ancora complesso e ricco di chiaroscuri. Il report evidenzia infatti che i bambini possono sviluppare forme di interazione intensa con questi oggetti, mentre adulti ed educatori esprimono forti preoccupazioni su privacy, tutela, qualità della relazione e impatti sullo sviluppo. Il dato più interessante, in linea con quanto emerso nel webinar, è che il problema non è solo tecnologico. È educativo, relazionale e culturale. Le famiglie hanno bisogno di strumenti per capire che cosa fanno questi dispositivi, quali dati raccolgono, come rispondono ai bambini e quali forme di dipendenza o fraintendimento possono generare .

Governare, non subire 
Il messaggio conclusivo dell’incontro è netto: la tecnologia non va rimossa né idealizzata. Va compresa, configurata e governata. E questo richiede una nuova alfabetizzazione familiare, capace di tenere insieme competenze tecniche, consapevolezza educativa e responsabilità relazionale. In fondo, la vera sfida della casa connessa non è imparare a usare un dispositivo in più. È capire come restare umani, presenti e autorevoli in un ambiente in cui anche gli oggetti parlano, ascoltano e sembrano entrare nella relazione. 

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