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Dalla curiosità alla consapevolezza

Il futuro della cura: l'intelligenza artificiale a supporto del lavoro quotidiano di clinici e biotecnologi.
Immagine generata con ChatGpt

Dalla curiosità alla consapevolezza

Dalla curiosità alla consapevolezza

Il futuro della cura: l'intelligenza artificiale a supporto del lavoro quotidiano di clinici e biotecnologi.

Michela Cudemo, studentessa del Corso di Laurea magistrale in biotecnologie mediche alla Federico II di Napoli, ci parla di come sta evolvendo il suo rapporto con l’intelligenza artificiale dopo aver partecipato al percorso Il Futuro della Cura
Partendo da una visione piuttosto elementare dell'intelligenza artificiale applicata in campo biomedico, Michela temeva soprattutto l’attendibilità e i bias legati agli output, pur ritenendola una tecnologia estremamente interessante e in grado di velocizzare attività a supporto di professionisti e di ricercatori. “Temevo che potesse sostituirsi al giudizio del clinico nella formulazione di una diagnosi. Non ero a conoscenza di quella che potesse essere la modalità ottimale per integrarla all'interno di un flusso di lavoro in ambito ospedaliero”. 
Proprio per capire meglio come utilizzare l’IA, Michela ha seguito il percorso di formazione: “Mi ha aiutata molto ad acquisire una visione consapevole e concreta dell'utilizzo di tale strumento, non come un sostituto della figura del clinico o del ricercatore, quanto piuttosto un supporto in grado di automatizzare e ottimizzare attività in campo amministrativo e organizzativo in maniera del tutto standardizzata, recuperando quindi attenzione e qualità delle cure da parte dell'operatore stesso e migliorando complessivamente l'efficienza del flusso di lavoro. 
Ho imparato anche a riconoscere i limiti: il rischio di produrre dati inesistenti o di omettere quelli essenziali, la necessità di una supervisione umana nella valutazione delle decisioni cliniche. Il Futuro della Cura mi ha aiutato molto a comprendere che il valore dell'intelligenza artificiale dipende soprattutto dalle regole di utilizzo, quindi dalle linee guida che vengono fornite allo strumento e dalla capacità degli operatori di utilizzarla in maniera critica e responsabile”. 
Michela prevede di usare l’IA a supporto del suo studio ma con una consapevolezza e un'attenzione nuove nel verificare le informazioni generate, valutando quindi il processo operativo e validando l'output con fonti affidabili e accertate. 
“L'intelligenza artificiale potrebbe rivelarsi molto utile nell'analisi di grandi quantità di dati biologici, consentendo di identificare rapidamente biomarcatori, target terapeutici e strategie di trattamento per ciascun paziente, seguendo quindi quello che è il futuro della medicina di precisione
Suppongo che l'intelligenza artificiale abbia un importante potenziale come supporto nell'interpretazione dei dati sperimentali, una fase essenziale nella ricerca ma che richiede molto tempo. In futuro, sistemi di intelligenza artificiale ben validati potrebbero anche aiutare i laboratoristi e i clinici nell'integrare informazioni provenienti da esami clinici, da dati pregressi e da anamnesi per formulare una diagnosi che sia più precoce possibile, senza però andare a sostituire le scelte decisionali condotte, sempre e comunque, dai professionisti del settore”. 
Il corso ha fornito le conoscenze necessarie a valutare l'intelligenza artificiale in maniera critica ma anche realistica, per poter capire come possa essere integrata al meglio nella pratica clinica e anche nella ricerca, supportando sia clinici che laboratoristi nel flusso di lavoro quotidiano.

Intervista di Onelia Onorati, ufficio stampa della Fondazione Mondo Digitale.

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