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Competenze che fanno scuola

Smart & Safe: l'esperienza di Manuela Morale con gli studenti milanesi
Immagine generata con ChatGpt

Competenze che fanno scuola

Competenze che fanno scuola

Smart & Safe: l'esperienza di Manuela Morale con gli studenti milanesi

Nel progetto Ital.IA Lab for School, il volontariato di competenza diventa uno strumento concreto per avvicinare i giovani ai temi della sicurezza digitale e dell’intelligenza artificiale attraverso il racconto diretto di chi lavora ogni giorno nell’innovazione. È il caso di Manuela Morale, senior corporate sales specialist AI Workforce di Microsoft Italy, che ha scelto di mettere la propria esperienza professionale al servizio degli studenti, trasformando competenze tecniche e visione strategica in un’occasione di confronto autentico con le nuove generazioni. 
Nella sua testimonianza emerge con forza il valore educativo di questi incontri: non solo per aiutare ragazze e ragazzi a orientarsi in modo più consapevole nel mondo digitale, ma anche per mostrare come la tecnologia possa essere raccontata in modo accessibile, responsabile e vicino alla vita reale. Un’esperienza che arricchisce chi la riceve, ma anche chi la offre, rafforzando il legame tra impresa, scuola e comunità.

Ingegnere, in Microsoft da 21 anni, Manuela Morale porta la tecnologia del gruppo alle organizzazioni, avviando la trasformazione digitale delle imprese italiane nell’ottica di migliorare la produttività partendo dai singoli dipendenti, ma ampliando il raggio di azione anche ai processi aziendali. “Lavoro nel settore Sales, i miei primi dieci anni in Microsoft li ho vissuti nella divisione Enterprise (che segue clienti di grandi dimensioni), successivamente con il bagaglio acquisito mi sono spostata nella divisione corporate (realtà aziendali di medie dimensioni). Grazie alla condivisione del valore della piattaforma Microsoft365 Copilot, fornisco alle organizzazioni la consulenza per raggiungere il vantaggio competitivo che l’introduzione guidata dell’AI può dare sul mercato. Ricordando sempre che il modello per funzionare in modo veramente strategico prevede sempre human in the loop”. 

La scelta di prestare volontariato di competenza per Smart&Safe è legata alla convinzione del valore della condivisione delle competenze, soprattutto quando possono avere un impatto positivo sulla comunità. “La sicurezza digitale è un tema centrale nella nostra vita quotidiana e contribuire ad aumentare la consapevolezza dei più giovani mi è sembrato un modo concreto per restituire valore, mettendo a disposizione ciò che faccio ogni giorno nel mio lavoro”, ha esordito. Le formazioni hanno riguardato le scuole ITS Pasolini e ITS Tenca di Milano, due classi molto diverse, la prima orientata all’indirizzo scienze umane e la seconda a uno più tecnico. 

Questa differenza si è riflettuta sui commenti e sulle domande degli studenti. Al Pasolini i ragazzi si sono stupiti del taglio trasversale che può averer una professione nella cybersecurity, mentre al Tenca sono fiorite tante curiosità sul tipo di carriera, sulle possibilità di crescita, sull’iter di studi per lavorare nel ruolo di Manuela. 

Inoltre, all’istituto Pasolini, la docente di scienze umane ha evidenziato quanto delicati possano essere i riflessi psicologici delle violazioni alla sicurezza informatica ma anche degli attacchi di cyberbullismo, aspetti interessanti da considerare per le prossime formazioni. “È stata un’esperienza molto coinvolgente e dinamica. Il confronto è stato aperto, ricco di domande e di scambi sinceri. I ragazzi erano curiosi, partecipi e desiderosi di capire come muoversi in modo più consapevole nel mondo digitale. Si è creato rapidamente un clima di fiducia che ha reso l’incontro naturale e stimolante per tutti”. 

I ragazzi hanno rivelato grande attenzione e capacità di riflettere su temi complessi se messi nelle condizioni giuste: “Sono abituati a usare la tecnologia ogni giorno, ma non per questo superficiali: al contrario, mostrano grande interesse quando si parla di rischi, responsabilità e opportunità legate al digitale. Uno dei falsi miti più diffusi è che i giovani “sappiano già tutto” solo perché sono nativi digitali. In realtà, spesso hanno grande dimestichezza con gli strumenti, ma meno consapevolezza dei meccanismi che stanno dietro alla sicurezza, alla protezione dei dati o all’affidabilità delle informazioni. Non direi che sovrastimano le proprie competenze, piuttosto che raramente hanno occasioni strutturate per approfondire questi aspetti. Ci hanno messo alla prova mettendo a confronto gli strumenti! I genitori li avevano avvertiti di non dare visibilità della posizione e dei viaggi, di non condividere password”.

Se qualche aspetto è ancora da curare è piuttosto la tendenza a non comprendere appieno i riflessi che la vita online ha su quella reale, che porta a sottostimare certi fenomeni e a risolvere da soli situazioni che richiederebbero invece il sostegno degli adulti. “Capiscono bene tutti i problemi ma ancora fanno fatica a traslarli sulla vita reale, non si rendono conto che internet ha memoria e che quello che pubblicano oggi, rimane per anni sulla rete”. 

Quanto all’esperienza del volontariato di competenza, “era una delle prime volte e mi ha permesso di guardare alle mie competenze da una prospettiva diversa, più ampia e orientata all’impatto sociale. Ho riscoperto l’importanza di comunicare in modo semplice e accessibile anche concetti complessi. Questo è uno spunto prezioso anche nel lavoro quotidiano, dove la capacità di rendere comprensibili i temi digitali è fondamentale. Esperienze come questa aiutano a crescere non solo come professionisti, ma anche come persone. Offrono l’opportunità di uscire dalla propria routine e di misurare il valore reale delle competenze che si possiedono. Lasciano una maggiore consapevolezza del ruolo sociale dell’azienda e rafforzano una cultura basata sulla responsabilità e sulla condivisione. Sono esperienze che generano orgoglio e senso di appartenenza”.

“Sapere che l’organizzazione sostiene e valorizza iniziative di questo tipo fa sentire le persone parte di qualcosa di più grande e contribuisce a creare un legame più forte con i valori aziendali. L’organizzazione può imparare ad ascoltare, ad adattarsi e a riconoscere il valore umano delle proprie persone. È un’occasione per crescere come organizzazione responsabile, aperta e attenta al contesto in cui opera”.

Intervista di Onelia Onorati, ufficio stampa della Fondazione Mondo Digitale.

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