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L'effetto Diga

Visita istituzionale del Fondo per la Repubblica Digitale alla Palestra dell'Innovazione

L'effetto Diga

L'effetto Diga

Visita istituzionale del Fondo per la Repubblica Digitale alla Palestra dell'Innovazione

Come i castori, anche i sistemi più efficaci non nascono da un progetto calato dall’alto, ma da un lavoro paziente, situato, capace di trasformare l’ambiente nel tempo. Le loro dighe non sono semplici barriere: sono infrastrutture vive che trattengono, redistribuiscono, rigenerano. Creano nuovi ecosistemi, favoriscono la biodiversità, migliorano la qualità dell’acqua e rendono più resiliente il territorio .

Allo stesso modo, l’educazione può diventare un dispositivo trasformativo quando smette di essere solo trasmissione di contenuti e si fa costruzione condivisa di contesti, connessioni e opportunità. È questa l’idea che attraversa il progetto DIGA: non un intervento isolato, ma un’infrastruttura educativa capace di mettere in relazione scuole, università e territori, generando nuovi spazi di apprendimento e orientamento.

Ieri, giovedì 26 marzo, Francesco Santoro e Maria Chiara Petrassi, che si occupano rispettivamente delle attività istituzionali e della comunicazione per il Fondo per la Repubblica Digitale, hanno visitato la Palestra dell’Innovazione della Fondazione Mondo Digitale, mentre erano in corso i laboratori “Aspettando RomeCup”. Protagoniste le classi terze, sezioni D e F, del liceo Teresa Gullace Gallotta di Roma.

I laboratori rientrano nel progetto DIGA, selezionato e sostenuto dal Fondo per la Repubblica Digitale Impresa sociale (bando Polaris) destinato a studentesse e studenti delle secondarie di II grado di Roma, Milano, Torino e Padova. Il percorso intende creare un ecosistema di apprendimento e orientamento innovativo per studenti e studentesse che colleghi territorio, scuola e università, per potenziare le competenze Stem e diffondere maggior consapevolezza delle opportunità che offrono con un'offerta formativa diversificata e articolata, anche con strumenti di sviluppo personale. Le curvature tematiche rispondono alle specializzazioni dei dipartimenti partner, in modo da includere hard e soft science e competenze trasversali: sostenibilità olistica e robotica a Roma, sostenibilità e innovazione a Torino, scienze della vita a Padova, IA a Milano. Ha coinvolto gli istituti scolastici superiori: Convitto Nazionale Torino, Avogadro di Torino, Primo Levi di Bollate (Milano), Vittorio Veneto di Milano, Severi di Milano, Nievo di Padova, Fermi di Padova, Gaetano De Santis di Roma, Gullace di Roma, in sinergia con le 4 università: Statale di Milano (Dipartimento di Informatica), Padova (Dipartimento di Ingegneria dell’informazione), Roma Tre (Dipartimento di Ingegneria civile, informatica e delle tecnologie aeronautiche), Torino (Centro interdipartimentale).

Cecilia Borzese, project manager di DIGA, è stata intervistata da Maria Chiara Petrassi. Una delle domande ha riguardato le scelte progettuali di DIGA, in particolare l’approccio laboratoriale proposto alle studentesse e agli studenti: “L’esperienza di formazione, a Roma come negli altri territori coinvolti, mette al centro un approccio di learning by doing, che rappresenta un elemento ancora poco diffuso nella quotidianità di molte scuole, spesso più orientate alla trasmissione teorica dei contenuti. Questo tipo di esperienza ha un forte valore di orientamento: aiuta i giovani a scoprire interessi, attitudini e capacità spesso difficili da far emergere in contesti più tradizionali. Allo stesso tempo, consente di sviluppare competenze trasversali fondamentali, come il problem solving, il pensiero critico e la collaborazione, che sono sempre più richieste nel mondo del lavoro”, ha commentato Cecilia. 

“Coinvolgere quattro territori differenti e quattro atenei rappresenta un elemento chiave del progetto, perché consente di costruire un’offerta formativa e di orientamento realmente radicata nei contesti locali. Questo significa partire dai bisogni specifici delle scuole e delle comunità, valorizzando le caratteristiche sociali, culturali ed educative di ciascun territorio. La presenza delle università rende inoltre l’esperienza più concreta e significativa per studenti e docenti: l’offerta accademica diventa visibile, accessibile e collegata direttamente al percorso scolastico, facilitando un orientamento più consapevole e realistico”, ha concluso.

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