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Voci e volti dei docenti della scuola del noi

Per Gaetano Manzulli, la comunità è il luogo in cui superare l’isolamento

Voci e volti dei docenti della scuola del noi

Voci e volti dei docenti della scuola del noi

Per Gaetano Manzulli, la comunità è il luogo in cui superare l’isolamento

Una comunità professionale non nasce solo per aggiornarsi, ma per riconoscersi. Per scoprire che le domande, le fatiche e le intuizioni che attraversano la vita quotidiana di un docente non sono esperienze isolate, ma possono diventare patrimonio condiviso. 
È questa la prospettiva di Gaetano Manzulli, protagonista della nuova intervista della rubrica “Voci e volti dei docenti della Scuola del Noi”, lo spazio nato all’interno della community dei docenti per raccontare pratiche reali, dubbi, sperimentazioni e visioni di scuola. La comunità di pratiche I docenti della scuola del noi coinvolge insegnanti di ogni ordine e grado impegnati a innovare la didattica in chiave digitale, inclusiva e trasformativa, condividendo risorse e percorsi in modalità aperta. 
Nelle sue risposte emerge con forza un bisogno comune a molti insegnanti: uscire dalla condizione di “corpo isolato” nella galassia della scuola e allargare il proprio raggio d’azione attraverso il confronto con colleghi motivati dagli stessi obiettivi. La community diventa così un laboratorio di collaborazione, dove le esperienze già sperimentate in classe possono essere rielaborate, adattate e messe a disposizione di altri. 
Al centro della riflessione c’è anche l’intelligenza artificiale, vissuta non come scorciatoia o semplice strumento operativo, ma come passaggio educativo decisivo. Per Gaetano, la responsabilità dei docenti oggi è accompagnare studenti e famiglie dentro una nuova fase delle competenze digitali: imparare a imparare, padroneggiare l’AI con senso critico, costruire una scuola più collaborativa, inclusiva e vicina ai bisogni formativi di ciascuno. 
Come nelle precedenti, l’intervista mostra il valore della comunità come spazio di intelligenza collettiva: non un impegno in più da aggiungere al tempo già scarso della scuola, ma un investimento che restituisce consapevolezza, produttività e qualità alla vita professionale.

Quale bisogno professionale o personale ti ha spinto ad entrare nella comunità dei docenti della Scuola del Noi?
Ho sempre pensato che una community di docenti motivati e spinti dallo stesso interesse verso contenuti specifici, che possono interagire e confrontarsi tra loro, potesse essere un valido strumento per creare proposte innovative e condivise per tutto il mondo della scuola. 

In che modo partecipare alla comunità ha cambiato il tuo modo di guardare al tuo ruolo di docente?
Solitamente un docente è sempre un po' un “corpo isolato” nella galassia della scuola e comunque molto legato al contesto specifico della scuola dove svolge servizio. La comunità è l’occasione per abbattere questi confini ed estendere il proprio raggio di azione.

Qual è, secondo te, l’obiettivo più importante della Scuola del Noi?
L’obiettivo principale è quello di condividere contenuti e sperimentazioni, confrontandosi con i colleghi e facendosi ispirare dalle iniziative altrui, in modo da creare una base solida di esperienze da mettere a disposizione di chiunque voglia aggregarsi alla community.

In che modo il progetto ti aiuta a preparare i tuoi studenti al presente, non solo al futuro?
Le esperienze fatte nell’ambito del progetto sono immediatamente “spendibili” nelle classi di pertinenza, in quanto vengono da proposte realizzate sul campo, con studenti già operativi sui contenuti proposti. Inoltre, ampliare l’orizzonte degli obiettivi didattici, può comportare nuove idee e nuove modalità per avvicinare gli studenti alla proposta didattica.

Hai modificato una pratica didattica grazie alla comunità? 
Ho avuto modo di perfezionare il “prompting” ottenendo dalla IA risposte più mirate e soddisfacenti, facendo ricadere a mia volta sui miei studenti le tecniche apprese.

Quanto conta poter condividere dubbi e sperimentazioni con altri docenti?
Conta moltissimo, è il vero senso della community, in quanto dal dialogo e dal confronto nascono sempre conferme o quantomeno riflessioni che migliorano complessivamente l’attività del docente.

Ti senti più preparato ad affrontare temi complessi come IA, digitale, cittadinanza?
Assolutamente si, pur essendo abbastanza esperto della tematica, ma come già detto è sempre bene confrontarsi con chi vive le tue stesse esperienze, perché si può sempre arricchire il proprio bagaglio di conoscenze, esperienze e osservazioni critiche.

Che tipo di scuola vuoi contribuire a costruire?
Vorrei una scuola più collaborativa, dove la risposta didattica nasce dall’esigenza formativa degli studenti, dove l’inclusione si realizza nei confronti di ciascuno studente che ha i propri bisogni formativi specifici ed i propri stili cognitivi e di apprendimento, dove il divario tra il mondo del lavoro (e in generale il mondo) e quello della formazione sia sempre più sottile.

Che responsabilità senti oggi come docente nell’era dell’IA?
Come docente sono estremamente motivato perché avverto i sintomi di un cambiamento epocale (così come già accaduto con l’avvento di Internet). Credo che, alla luce delle tecnologie emergenti, la nostra responsabilità, come docenti e come genitori, sia quella di educare i nostri studenti ed i nostri figli ad un mondo dove le competenze digitali stanno vivendo una seconda fase evolutiva e diventeranno fondamentali nel prossimo futuro (se già non lo sono). Per questo occorre modificare il paradigma educativo tradizionale con un nuovo paradigma che insegni agli studenti per prima cosa come imparare ad imparare e quindi come padroneggiare l’IA con consapevolezza e senso critico.

Se la Scuola del Noi non esistesse, cosa mancherebbe nel tuo percorso?
Mancherebbe il momento in cui ti accorgi di non essere solo e di condividere con tanti altri i tuoi dubbi ma anche le tue certezze. Mancherebbe la collaborazione di chi è motivato a raggiungere i tuoi stessi traguardi e di chi come te si rende conto che l’unione fa la forza.

Cosa diresti a un docente che pensa di “non avere tempo” per entrare in una comunità?
Direi che il tempo è sempre stato tiranno, e di conseguenza noi siamo sempre stati schiavi di esso. Ma è opportuno e necessario fermarsi (a dispetto del tempo) a riflettere perché questo è il momento di farlo, altrimenti si rischia di perdere un treno che è già in corsa. Io credo che dedicare parte del proprio tempo prezioso alla community sia un vero e proprio investimento perché il ritorno in termini di produttività, consapevolezza e preparazione giustifica notevolmente questo impegno.

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