Ital.IA Lab for School: Lara Rollo racconta come l’IA possa sostenere nei percorsi di apprendimento
Approfittiamo della pausa estiva per tornare sulle esperienze che hanno animato l’ultimo anno scolastico e ascoltare la voce dei docenti che affrontano l’innovazione con curiosità, responsabilità e spirito di iniziativa. Lara Rollo, docente della scuola primaria e formatrice di Ital.IA Lab for School, racconta come l’intelligenza artificiale possa aiutare a personalizzare la didattica, sostenere le fragilità e offrire nuove occasioni di apprendimento. A una condizione: che gli insegnanti imparino a conoscerla e assumano fino in fondo il ruolo di guide autorevoli nel digitale.
Lara Rollo, oltre che formatrice per la Fondazione Mondo Digitale, oggi insegna all'istituto comprensivo Velletri Sud Ovest, dopo un anno trascorso all’Ufficio scolastico regionale del Lazio. In classe adotta soluzioni tecnologiche innovative con fiducia e spirito di iniziativa, percorrendo l’innovazione secondo un approccio interdisciplinare: insegna, spesso contemporaneamente e in diverse classi della primaria, italiano, matematica e discipline. È abituata ad accettare le sfide, sperimentando insieme ai suoi bambini. Dopo aver esplorato le opportunità del coding e della programmazione a blocchi, ha deciso di impegnarsi attivamente su temi complessi come il contrasto al cyberbullismo, infine è diventata una delle docenti ambassador del progetto Ital.IA Lab for School.
Convinta sostenitrice delle potenzialità dell’IA in ambito didattico, si confronta spesso con i docenti delle secondarie superiori che seguono i webinar del progetto promosso dalla Fondazione Mondo Digitale insieme a Microsoft. Proprio qualche settimana fa in un incontro all’IC Primo Levi di Marino, tenuto come formatrice, ha proposto attività pratiche per integrare l’IA e gli strumenti Microsoft nella didattica quotidiana parlando a più di 70 docenti della secondaria.
Lei è una pioniera dei temi legati all’innovazione a scuola, com’è stato passare dalla programmazione alla sperimentazione dell’intelligenza artificiale grazie a Ital.IA Lab?
Per il mio profilo di docente di tutte le discipline, trovo molto interessante e rivoluzionario studiare e proporre le applicazioni dell’IA e scoprire, giorno dopo giorno, come possa essere un grande aiuto per la preparazione delle lezioni giornaliere per qualsiasi ciclo scolastico, ma anche per insegnare ai ragazzi più grandi a non appiattirsi su un uso passivo e semplicistico degli strumenti.
Siamo in una fase non più sperimentale dell’intelligenza artificiale, il suo uso cresce anche tra i docenti. Quali risposte ha registrato nel corso delle sue formazioni per Ital.IA Lab?
Devo dire che c’è ancora molta paura e molta diffidenza, nonostante sia diventato un argomento ormai molto discusso in qualsiasi ambito di attività. Mentre molti colleghi della primaria sembrano ancora ignorare quale grande rivoluzione sia, e rischiano di essere travolti, i docenti che incontro come formatrice sono invece molto preoccupati: sanno che studentesse e studenti, a casa, tendono ad abusare dell’IA per i compiti da svolgere e temono anche di essere sostituiti dai device. Infine, mi viene spesso sottolineato che i tool rispondo in maniera molto compiacente, adulando le persone.
Sono miti da sfatare?
Nelle formazioni esorto i docenti a conoscere meglio gli strumenti per stanare gli usi più banali, per capire cosa è interamente copiato e cosa invece è frutto di uno sforzo degli studenti. E, per quanto riguarda il timore che la figura dell’insegnante possa perdere autorevolezza e centralità, spiego sempre che qualunque risposta dei chatbot è fortemente influenzata dalle richieste delle persone, quindi non prescinde mai dal lato umano rappresentato della domanda di partenza. Infine, credo che l’IA possa persino ricordarci di essere più gentili e corretti quando si risponde. Non credo che i chatbot ci compiacciano, ma che ci “premino” quando poniamo delle domande corrette o controbattiamo in maniera intelligente. È un rafforzamento dell’autostima!
Come proporre un uso costruttivo dell’IA a un giovane che, a casa, è sempre più autonomo e libero nel consultare gli strumenti online?
Credo che noi insegnanti dobbiamo mostrare la fallibilità dell’IA e quindi l’importanza delle verifiche incrociate. Sappiamo bene, ad esempio, che quando vengono posti quesiti matematici, i rischi di errore sono molto alti. Intervenire in questo senso ha un valore educativo molto alto perché una ragazza o un ragazzo che utilizza l’intelligenza artificiale, anche al limite per facilitarsi la vita, dimostra una grande voglia di rispondere alle aspettative e ai compiti affidati. Pensiamo a chi, in anni passati, copiava il proprio compagno di banco o presentava un quaderno in bianco. Un giovane che oggi, a casa, cerca la risposta a un quesito e magari prova anche ad adattarla in base alle sue conoscenze, dimostra comunque un desiderio di conoscenza. Se in passato un giovane con dsa o bes non faceva i compiti a causa delle sue difficoltà, oggi ecco che ha molte più possibilità di rispondere positivamente a una richiesta dell’insegnante.
Quali sono le chance di crescita e formazione che, in concreto, l’IA può dare per gli studenti con fragilità?
Non dobbiamo pensare solo agli alunni con difficoltà con cognitive ma, in generale, a sostenere tutti i ragazzi. È vero che oggi c’è una difficoltà in più rispetto al passato: la solitudine sperimentata in famiglia, la fragilità e assenza dell’adulto di riferimento per motivi di lavoro o spesso a causa di un frainteso desiderio di indipendenza per il proprio figlio. È proprio per questo che noi insegnanti dobbiamo essere formati all’uso etico dell’IA e delle tecnologie in generale: in famiglia non ci sono guide autorevoli sul digitale, occorre riempire un vuoto. I genitori non sono spesso coscienti che i figli sono già molto socializzati all’intelligenza artificiale, non li sostengono nello studio, convinti che debba essere un’attività da condurre in solitudine e spesso presentandosi come l’amico più che come la figura autorevole e normativa.
In base alla sua esperienza, oggi la comunità dei docenti plaude ai divieti all’uso dei device in classe?
Molti docenti sono sollevati, è vero. Ma, proprio per questa grande libertà e autonomia dei giovani nell’uso e abuso sia dei cellulari sia dell’IA a casa propria, io dico che dobbiamo approfittare di questo momento per formarci ed essere di massimo sostegno. Qui interviene un programma come Ital.IA Lab For School che forma e allena i docenti ad assumere quel ruolo di guida al digitale, una preparazione fondamentale poi per i ragazzi e per le loro competenze.
Quale uso propone ai docenti?
Le opportunità sono tante, sia nella fase preparatoria della lezione sia per lo step successivo. E senza mettere mai in discussione la professionalità e autonomia dell’insegnante. Potremo semplificare così:
- Personalizzazione. Grazie all’IA possiamo creare una lezione perfettamente in linea con le necessità della classe, differenziando la proposta per tutte le fragilità, con spunti molto più variegati di quelli dei libri di testo, che possiamo certamente integrare.
- Laborialità. Possiamo mostrare ai ragazzi come a partire da una fonte (un testo, ad esempio) si possano creare tanti output, con tono, livelli di profondità davvero variegati.
- Interattività. Possiamo ottenere tante diverse schede didattiche in base ai feedback che inviamo.
- Multimodalità. Da un testo classico posso ottenere una canzone, un video, una mappa concettuale. Possiamo elaborare test per valutare le conoscenze, a livelli di complessità crescente su vari fronti.
- Valutazione. Possiamo creare griglie sulle conoscenze maturate ed esercizi alternativi per approfondire i punti critici.
- Assenza di giudizio. Le difficoltà della classe non vengono sanzionate ma diventano occasione per ottenere spunti per migliorare.
Come immagina una ragazza o un ragazzo che nella sua stanza si rivolge a un chatbot per un ausilio nello studio, spesso in solitudine?
Io immagino i nostri giovani rivolgersi all’IA per un sostegno alla comprensione, se necessario, o magari per un confronto sugli argomenti appena studiati. Immagino che un tool possa proporre dei test, delle domande che simulano l’interrogazione, o magari l’organizzazione del proprio tempo di studio. Il tutto senza mettere in discussione la capacità degli studenti di rielaborare creativamente e criticamente gli output ottenuti.
Intervista di Onelia Onorati, ufficio stampa della Fondazione Mondo Digitale.