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Innovare significa allineare sistemi

Innovare significa allineare sistemi
Immagine generata con ChatGpt

Innovare significa allineare sistemi

Innovare significa allineare sistemi

Sul blog di HuffPost Alfonso Molina propone una lettura sociotecnica dell’innovazione

Una tecnologia, per quanto avanzata, non produce automaticamente innovazione. Per incidere realmente nei contesti in cui viene introdotta deve dialogare con le persone, le organizzazioni, le regole, le competenze e le finalità sociali.

È il tema al centro del nuovo contributo di Alfonso Molina, co-creatore e direttore scientifico della Fondazione Mondo Digitale, pubblicato sul blog di HuffPost con il titolo L’innovazione non è una tecnologia, ma un sistema da allineare
Nel post Molina invita a superare una visione dell’innovazione concentrata esclusivamente sul dispositivo, sull’algoritmo o sulla piattaforma. L’innovazione è invece un processo sociotecnico, che nasce dall’interazione tra componenti tecnologiche e sociali: conoscenze, persone, infrastrutture, culture organizzative, risorse, regole e bisogni. 
Un sistema di intelligenza artificiale applicato alla sanità, ad esempio, non può essere valutato soltanto in base all’accuratezza dell’algoritmo. La sua efficacia dipende anche dalla qualità dei dati, dall’integrazione nei processi clinici, dalle competenze dei professionisti, dalla distribuzione delle responsabilità e dalla fiducia dei pazienti. Lo stesso principio vale nella scuola, nell’industria, nella pubblica amministrazione e nei servizi sociali.
La tecnologia modifica pratiche, ruoli, relazioni e processi decisionali, ma viene a sua volta reinterpretata dalle persone che la utilizzano. Innovare significa quindi accompagnare una coevoluzione, cercando un equilibrio dinamico tra le diverse componenti del sistema.

Dalle filiere agli ecosistemi che apprendono
Il contributo propone anche di superare il modello lineare del trasferimento tecnologico, che conduce idealmente dall’università all’impresa e poi al mercato. Le grandi sfide contemporanee, dalla salute alla sostenibilità, dall’invecchiamento all’inclusione, richiedono infatti la collaborazione tra discipline, organizzazioni e comunità fin dalle prime fasi della ricerca. 
Un ecosistema dell’innovazione non è soltanto un insieme di soggetti riuniti attorno a un progetto, ma una rete capace di apprendere. Università, imprese, istituzioni, società civile, scuole e cittadini mettono in comune conoscenze ed esperienze diverse, contribuendo a ridefinire sia i problemi sia le possibili soluzioni.
In questa prospettiva, innovare non significa trasferire una tecnologia già costruita, ma produrre insieme conoscenza e orientarne lo sviluppo verso risultati socialmente desiderabili.

La ricerca come processo aperto
Un esempio concreto è rappresentato dal Research Award della RomeCup, che rende visibile il percorso attraverso il quale una ricerca si trasforma progressivamente in innovazione. Le soluzioni candidate nei campi della robotica e dell’intelligenza artificiale non vengono valutate soltanto per il risultato scientifico raggiunto, ma anche per la capacità dei giovani ricercatori di spiegare il problema affrontato, le scelte progettuali e le potenziali ricadute a interlocutori differenti.
Il confronto con esperti, imprese, istituzioni, scuole e cittadini permette anche a un prototipo ancora in evoluzione di incontrare nuove competenze, far emergere limiti e generare domande capaci di modificarne la traiettoria. È aperta fino al 28 febbraio 2027 la nuova edizione del premio Most Promising Researcher in Robotics and Artificial Intelligence, promosso dalla Fondazione Mondo Digitale con l’Università Campus Bio-Medico di Roma. Il riconoscimento, del valore di 20.000 euro, sarà assegnato il 15 aprile 2027, durante la RomeCup. 
Sostenere un giovane ricercatore significa investire non soltanto in una persona o in una tecnologia, ma nelle connessioni che possono trasformare la conoscenza in una capacità collettiva di cambiamento.

Leggi il contributo di Alfonso Molina sul blog di HuffPost.

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