Elisa Amorelli a Terzo Millennio, trasmissione condotta da Andrea Fragasso
Ogni giorno scorriamo centinaia di contenuti in pochi minuti. Una notizia, un video, un’opinione, un racconto storico. Ma che cosa succede al nostro rapporto con la memoria, la cultura e l’informazione quando a decidere cosa vediamo è sempre più spesso un algoritmo? Da questa domanda è partita la puntata di Terzo Millennio, trasmissione condotta da Andrea Fragrasso e prodotta da Smart People, alla quale ha partecipato anche Elisa Amorelli, coordinatrice comunicazione e marketing sociale della Fondazione Mondo Digitale ETS.
Nel suo intervento Elisa ha riportato il discorso su un punto essenziale: la velocità con cui ragazze e ragazzi usano il digitale non va confusa con una reale competenza. “Un conto è la velocità nel digitale”, osserva, “un conto è invece la consapevolezza, il senso critico”. Per questo la Fondazione lavora da oltre venticinque anni per formare i giovani sulle competenze digitali, ma anche per accompagnare tutta la comunità educante, dalle scuole alle famiglie, dai docenti alle associazioni del territorio.
Il nodo, spiega Elisa, non è soltanto tecnico. La competenza digitale non si esaurisce nella familiarità con piattaforme e linguaggi sociali, né nella capacità di produrre contenuti veloci. Significa piuttosto saper leggere un algoritmo, riconoscere una fake news, distinguere una notizia falsa da una vera, orientarsi in modo autonomo nell’infosfera. È qui che oggi si gioca una parte decisiva della cittadinanza.
A rendere ancora più urgente questa sfida ci sono anche i dati. Elisa richiama i più recenti dati Eurostat: i giovani italiani restano sotto la media europea nelle competenze digitali, con circa il 68% contro il 74% della media UE. Un divario che conferma quanto sia necessario investire non solo nell’accesso agli strumenti, ma nella qualità della formazione e nella capacità di approfondire i contenuti.
Proprio l’approfondimento è, secondo Elisa, una delle difficoltà più grandi. In un ecosistema dominato dallo swipe e dalla fruizione rapida, il rischio è fermarsi alla superficie. Ma la tecnologia, sottolinea, non è il problema in sé. Può diventare al contrario una grande opportunità, se usata per creare coinvolgimento emotivo e predisporre i ragazzi a entrare davvero nei contenuti culturali.
Per spiegare questa possibilità, Elisa porta l’esempio di un progetto ospitato alla Palestra dell’Innovazione, lo spazio della Fondazione dedicato a tecnologia e innovazione: un percorso sulla Divina Commedia nel metaverso, pensato per avvicinare i giovani a un’opera apparentemente lontana attraverso linguaggi più vicini alla loro esperienza. La tecnologia, in questo caso, non semplifica il contenuto fino a svuotarlo, ma diventa una soglia di accesso, un modo per agganciare l’attenzione e favorire un approfondimento più ricco.
Nella parte finale del confronto, Elisa ribadisce una convinzione che attraversa da sempre l’impegno della Fondazione Mondo Digitale: non è la tecnologia il problema, perché la tecnologia è il contenitore; ciò che conta davvero è il contenuto. Social media, videomapping, intelligenza artificiale e realtà immersiva possono essere strumenti preziosi se aiutano a costruire autonomia, pensiero critico e partecipazione consapevole.
È una visione che tiene insieme innovazione e cultura. Non a caso Elisa richiama anche l’eredità di Tullio De Mauro, che ha presieduto la Fondazione per oltre dieci anni, e il tema dell’analfabetismo funzionale: non soltanto incapacità di leggere e scrivere, ma difficoltà a usare lettura, scrittura e calcolo per vivere la società con consapevolezza. È proprio in questo spazio, tra competenze culturali e strumenti digitali, che la Fondazione continua ad agire, accompagnando cittadini di tutte le età, “dai 0 ai 99 anni”, in un percorso di crescita che mette al centro la persona.
