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Con “Vivi Internet, al meglio” la cittadinanza digitale entra in classe

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Con “Vivi Internet, al meglio” la cittadinanza digitale entra in classe

Cresce l’uso precoce di smartphone, chat e social network, spesso prima che bambini e preadolescenti abbiano strumenti adeguati per riconoscere rischi, fraintendimenti e conseguenze delle proprie azioni online. Secondo l'ultimo rapporto Censis, il 46,4% dei genitori autorizza l'uso dello smartphone entro il decimo anno di età del figlio [Essere genitori oggi, 2026]. Per questo la cittadinanza digitale non può restare un tema “aggiuntivo”: entra nella vita quotidiana delle classi e diventa parte del patto educativo tra scuola, famiglie e comunità.
Con questo obiettivo nasce Vivi Internet, al meglio, il programma formativo promosso da Fondazione Mondo Digitale con il supporto di Google.org, che coinvolge studenti tra gli 8 e i 14 anni, docenti e famiglie in un percorso strutturato di educazione alla cittadinanza digitale.  
Con webinar interattivi, attività laboratoriali e contenuti didattici, il progetto affronta temi centrali per la crescita delle nuove generazioni: dalla protezione dei dati personali alla lettura critica delle informazioni, dalla prevenzione del cyberbullismo fino all’uso consapevole delle tecnologie emergenti, inclusa l’intelligenza artificiale. Per capire come queste attività si traducono nella pratica didattica, la nostra social manager Alberta Testa ha raccolto le testimonianze di due docenti che hanno integrato il percorso nelle loro classi.
Alessandra Carta, docente di Tecnologia presso la scuola secondaria di primo grado Carducci, dell'istituto comprensivo Centro Storico Pestalozzi di Firenze, usa il programma da diversi anni, coinvolgendo in particolare le classi terze. 
Filomena Paglia, docente di matematica, scienze e tecnologia presso l’istituto comprensivo Falcone e Borsellino di Gavorrano (Grosseto) e animatrice digitale, partecipa al progetto per il secondo anno consecutivo con le classi della scuola primaria.

Perché avete deciso di aderire al progetto “Vivi Internet, al meglio” e cosa apprezza del metodo? 
Alessandra: “Rinnovo questo percorso ogni anno perché i ragazzi restituiscono sempre feedback molto positivi e dimostrano un forte coinvolgimento. Il metodo funziona perché, pur mantenendo una struttura riconoscibile per loro, introduce un elemento di novità grazie alla presenza di esperti esterni”. 
Filomena: “Ho scelto di aderire perché credo che la scuola debba assumersi la responsabilità di colmare un vuoto di consapevolezza: spesso strumenti complessi vengono messi nelle mani dei bambini senza un accompagnamento adeguato. Apprezzo molto l’approccio dei formatori, che riescono a parlare direttamente ai più giovani utilizzando un linguaggio vicino alla loro esperienza quotidiana e facendo riferimento a strumenti che conoscono bene, come le app di messaggistica”.

Quali temi o attività hanno coinvolto maggiormente gli studenti?
Alessandra: “Quest’anno ha colpito molto il modulo dedicato alla dimensione relazionale della rete e all’inclusione. Lavorare sulla netiquette e sul “peso delle parole” ha permesso ai ragazzi di riflettere in modo concreto su come i messaggi possano essere interpretati in modi diversi, a seconda di chi li legge. È un passaggio importante, perché li aiuta a comprendere che anche online le parole hanno conseguenze”. 
Filomena: “I miei alunni hanno reagito con grande interesse alle attività sul linguaggio digitale. Ad esempio, abbiamo approfondito insieme come elementi apparentemente semplici, come l’uso delle maiuscole, che può essere percepito come “urlare”, o l’assenza di tono, possano generare fraintendimenti. Dopo il webinar abbiamo trasformato questi spunti in un’attività pratica in classe, lavorando sulle diverse interpretazioni di uno stesso messaggio”.

Avete osservato cambiamenti nell’età di accesso agli strumenti digitali? Come coinvolgete le famiglie?
Alessandra: “Sì, l’accesso agli smartphone è sempre più precoce, spesso già prima della scuola secondaria. Questo comporta anche alcune criticità: in diversi casi si iniziano a intravedere forme di utilizzo molto intenso, nei casi più gravi vere e proprie dipendenze, che possono diventare difficili da gestire. Per questo cerco di supportare il più possibile le famiglie, che a volte si trovano disorientate rispetto a questi nuovi scenari. La formazione dedicata ai genitori, prevista dal progetto, è uno strumento fondamentale per rafforzare questa alleanza educativa e offrire punti di riferimento concreti”.
Filomena: “Confermo che molti bambini ricevono il primo smartphone già intorno a 8 o 9 anni. Il punto non è vietare la tecnologia, ma insegnare a utilizzarla in modo adeguato. Come scuola lavoriamo molto su questo, cercando di coinvolgere i genitori e di renderli più consapevoli non solo delle opportunità, ma anche dei possibili rischi legati a un uso non guidato”.

In che modo queste attività contribuiscono a prevenire fenomeni come il cyberbullismo?
Alessandra: “Questi percorsi aiutano i ragazzi a comprendere che ciò che viene scritto o condiviso online non scompare, ma può essere salvato, diffuso e reinterpretato nel tempo. Intervenire soprattutto nelle classi terze è fondamentale, perché coincide con una fase in cui iniziano a utilizzare i social network in modo più autonomo”. 
Filomena: “Anche nella scuola primaria emergono già dinamiche delicate, ad esempio nelle chat tra compagni. Parlare apertamente di questi temi permette ai bambini di riconoscere situazioni potenzialmente problematiche e di capire quando è importante chiedere supporto a un adulto. È un lavoro di prevenzione che parte da lontano”.

 

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