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Valutare per valorizzare

I docenti della scuola del noi
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I docenti della scuola del noi: Catia Santini ci racconta la sua visione

Per il nostro incontro settimanale con i Docenti della scuola del noi, oggi ci spostiamo virtualmente in Piemonte per conoscere Catia Santini, docente di Lingua e cultura inglese presso il liceo Giordano Bruno di Torino. Animatrice digitale e appassionata di metodologie didattiche in ambienti misti, Catia fa anche parte dell'équipe formativa territoriale del Piemonte.

Come di consueto condividiamo un breve video di auto presentazione e poi l'intervista curata dalla ricercatrice Ilaria Gaudiello, che coordina i lavori della comunità open source dei docenti e formatori.

 

 

L'INTERVISTA

Come immagini la scuola del futuro?
Sono profondamente convinta che la scuola del futuro sia già qui. È e sarà la scuola delle grandi sfide e del coraggio ritrovato, una scuola che dopo l'accelerazione digitale data dalla pandemia Covid 19, riuscirà ad imparare dagli errori, a tornare non indietro nel tempo, ma appunto di volgersi al futuro. Come ci ricordano le linee guida del Blended learning, riprese nel piano per la Didattica dgitale integrata, spazio e tempo saranno le due coordinate su cui agiranno i cambiamenti più significativi. Lo spazio perché la scuola non sarà più solo un luogo, ma una dimensione dell’apprendere.
Non un edificio, ma un insieme di spazi reali e immateriali dove si potrà condividere, analizzare, sperimentare, comparare, riflettere e discutere. Il tempo, in termini di organizzazione dei ritmi della scuola, andrà profondamente ripensato. Non si tratta solo di comprendere e gestire il tempo sincrono e asincrono, ma di dare più spazio al tempo dell’apprendere e al tempo dell'insegnare.
La valutazione potrà riappropriarsi del suo significato etimologico originario: valorizzare. Al contempo, il design delle attività, dei percorsi, sarà l’elemento chiave per il successo formativo degli studenti.
Tra spazio e tempo, la velocità perderà la sua supremazia, a vantaggio della lentezza della riflessione, del ragionamento ponderato, dell’analisi e del confronto.
Non si premierà chi arriva prima e raccoglie più punti ma si valorizzeranno le strategie di chi arriva meglio, di chi sa sviluppare il pensiero divergente. Ed infine vorrei una scuola realmente più inclusiva negli approcci, nella proposta formativa e che abbia come scopo primario il benessere mentale e fisico di tutta la comunità.
Ad ogni modo, ciò che mi sta più a cuore per la scuola del futuro è la questione seguente: quale ruolo destinerà la scuola alle competenze digitali del cittadino del XXI secolo?
Le statistiche europee mostrano chiaramente quanto oggi sia ampio il divario digitale tra la scuola italiana e quella dei paesi leader nel campo dell’educazione, come altrettanto preoccupanti sono i livelli medi di competenza digitale dei cittadini e i dati relativi alla percentuale di rischio disinformativo dei giovani tra i 14 e i 35 anni.
Nella scuola di questo nostro futuro prossimo vorrei che si trovassero più spazio e più risorse per l’educazione ai media e al linguaggio della comunicazione mediale, al pensiero computazionale e all'intelligenza artificiale, con approcci e strategie più efficaci.
Se la Pandemia Covid 19 ci ha reso più resilienti, resta da capire se ci ha reso anche sufficientemente coraggiosi. Perché i cambiamenti richiedono coraggio anche solo per uscire dalla nostra comfort zone e dalle nostre routine. Il mio pragmatismo mi porta a considerare il rischio, non del tutto remoto, che parlare di futuro e di cambiamenti ineluttabili possa essere solo una strategia comunicativa di chi in realtà non voglia cambiare nulla. Tuttavia ho grande fiducia in chi vive e da vita alla scuola, perché come ci ricorda Shakespeare ‘non è nelle stelle il nostro destino, ma in noi stessi’ [Shakespeare, Julius Caesar, Act I, Scene III, L. 140-141].

Puoi parlarci di un progetto didattico che hai nel cassetto e che ti piacerebbe realizzare grazie al supporto della Scuola del noi?
Come tutti i collezionisti seriali il mio cassetto pullula di idee e di progetti vecchi e nuovi mai del tutto cestinati e non ancora realizzati. Scegliere in queste condizioni non è mai facile, ma tra tutti quello che proprio mi piacerebbe proporre è un progetto di Book-film news trailer in versione podcast audio o video. Non è certamente una formula del tutto originale sebbene uno degli elementi innovativi sia la sua possibile declinazione come percorso interdisciplinare di cittadinanza digitale. Le aree del DigComp 2.1 coinvolte sono la 1, 2 e 3 del DigComp 2.1 (ricerca e valutazione dei dati, interazione e condivisione di informazioni, sviluppo di contenuti, copyright e licenze) senza dimenticare il focus sulla comunicazione rispettosa antitetica al fenomeno dello hate speech. Tuttavia il punto di forza di questa piccolo progetto è nella sua formula: abbinare le moderne competenze della cittadinanza digitale del XXI secolo con l’arte antica dello storytelling. Saper creare un'efficace narrazione a livello comunicativo ci aiuta non solo ad agganciare la curiosità di chi ci ascolta ma anche a comprendere la natura e lo scopo dei messaggi e delle informazioni che ci sommergono ogni giorno. Tutto questo infatti ci aiuta a distinguere i fatti dalle opinioni che è la competenza essenziale per salvaguardare la democrazia e la libertà di opinione.

Quale libro o lettura ispirante ti sentiresti di consigliare alla community come fonte di aggiornamento o approfondimento?
Sebbene sia una entusiasta cittadina onlife, costantemente sedotta dalla multisensorialità dinamica di suoni e immagini, penso che i libri, quelli analogici che si possono annusare e stringere tra le mani continuino a regalarci la promessa, sempre mantenuta, di sguardi inediti, di prospettive inaspettate e di pensieri nuovi.
A proposito di prospettive il primo consiglio di lettura è “Figure: come funzionano le immagini dal Rinascimento a Instagram” di Riccardo Falcinelli (Einaudip). Un libro davvero insolito in cui Falcinelli, che insegna Psicologia della Percezione alla facoltà di Design ISIA a Roma, ci spiega come le immagini, le pitture, gli affreschi, i quadri, le foto e i fotogrammi sono progettati e costruiti; qui le immagini sono intese non come simboli da decifrare, ma come meccanismi da smontare. Sono considerate nel contesto di chi le ha prodotte e di chi le guarda. Questo testo ci regala stimoli e considerazioni preziosissime per realizzare presentazioni dinamiche, infografiche, web app, immagini e video digitalmente aumentati. Questo saggio, ne sono certa, non mancherà di sorprendervi.
La seconda lettura che vi propongo è “La realtà in gioco di Jane McGonigal” (Apogeo). Il libro, scritto da una delle più note game designer del mondo e direttrice di ricerca e sviluppo del Institute for the Future di Palo Alto, fornisce stimoli e utili considerazioni a tutti quelli che vogliano comprendere ed esplorare le strategie di Game Based Learning e di Gamification (dalle escape room ai videogiochi). Con un linguaggio chiaro e argomentazioni efficaci, il saggio fornisce una introduzione teorica dei giochi (come funzionano e perché ci attirano così tanto), e infine indaga su quello che è ancora un potenziale sostanzialmente inesplorato. Ovvero: cosa accadrebbe se cominciassimo a pensare alla soluzione di problemi reali come teorici di videogame? È un saggio che si lascia leggere piacevolmente e che ci regala utilissime indicazioni per rendere più motivanti , significative e sfidanti le attività didattiche di problem solving.

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