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Smart Restart: preparare chi forma

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Primo incontro di confronto tra i formatori in vista dell’avvio dei percorsi rivolti alle persone detenute

Prepararsi a formare significa anche conoscere il contesto, comprendere i bisogni delle persone e saper adattare strumenti e metodologie. Con questo obiettivo la Fondazione Mondo Digitale ha organizzato lunedì scorso, 26 ottobre, un primo incontro di confronto con i formatori coinvolti in Smart Restart, il progetto che promuove percorsi di formazione, accompagnamento e inserimento lavorativo per persone detenute e in esecuzione penale esterna. 
L’incontro ha permesso di condividere obiettivi, approccio e caratteristiche dell’offerta formativa, ma soprattutto di riflettere sulle specificità del lavoro educativo in ambito penitenziario, in vista dell’avvio delle attività.

Smart Restart, coordinato dalla Comunità di Sant’Egidio Acap Aps e realizzato con Fondazione Mondo Digitale ETS, Intersos Italia e Cpia 3 Roma, è sostenuto dal Fondo per la Repubblica Digitale Impresa sociale nell’ambito del bando Fuoriclasse. Le attività coinvolgono l’Istituto penale per i minorenni di Casal del Marmo, la Casa circondariale Regina Coeli e persone seguite dagli uffici di esecuzione penale esterna.

Percorsi costruiti sulle persone
L’offerta formativa proposta dalla Fondazione Mondo Digitale integra competenze digitali, competenze trasversali e life skill, formazione linguistica, orientamento professionale, ricerca attiva del lavoro e autoimprenditorialità. 
Il percorso non è uguale per tutti. Parte da un Patto Formativo Individuale, costruito sulla base delle competenze di partenza, dei bisogni e delle potenzialità di ciascun partecipante. È un approccio che consente di definire obiettivi realistici e progressivi e di collegare maggiormente la formazione alle prospettive di autonomia e reinserimento. La personalizzazione del percorso è uno degli elementi centrali del modello previsto da Smart Restart.

Entrare in un contesto complesso
Una parte centrale dell’incontro è stata dedicata proprio al contesto penitenziario, grazie al contributo di un professionista con esperienza sul campo. 
Il confronto ha aiutato i formatori a mettere a fuoco bisogni, vincoli e possibili criticità che possono emergere durante le attività: dalla costruzione della relazione educativa alla gestione dei tempi e degli spazi, fino alla necessità di modulare linguaggi, strumenti e proposte sulla base delle situazioni incontrate. 
In questo scenario, la qualità della formazione dipende anche dalla capacità di ascoltare, osservare e adattare. Le competenze tecniche restano essenziali, ma devono essere accompagnate da consapevolezza, flessibilità e attenzione alla persona. 
L’incontro rappresenta così un primo passo nella costruzione di una comunità di formatori con un approccio condiviso, pronta ad accompagnare i partecipanti in percorsi che usano il digitale non come fine, ma come leva per rafforzare autonomia, capacità relazionali e opportunità di reinserimento sociale e lavorativo.

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