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L’IA alleata dell’inclusione

L’esperienza della professoressa Costa con Pathway Companion

L’IA alleata dell’inclusione

L’IA alleata dell’inclusione

L’esperienza della professoressa Costa con Pathway Companion

Cosa succede quando l’intelligenza artificiale entra in classe non per sostituire, ma per accompagnare? Quando diventa uno strumento al servizio della relazione educativa, della personalizzazione e dell’autonomia? Succede che l’innovazione prende forma nella quotidianità. È quello che sta accadendo con Pathway Companion, la piattaforma per l’apprendimento inclusivo sviluppata dalla Fondazione Mondo Digitale ETS con il supporto di Google.org, pensata per sostenere studenti tra gli 8 e i 16 anni con Bisogni educativi speciali. Un progetto che nasce dall’incontro tra ricerca, tecnologia e pratica educativa, grazie anche alla collaborazione scientifica della Fondazione Don Gnocchi e al contributo tecnico dell’Università degli Studi Roma Tre e di ITLogiX. Ma è nelle classi che Pathway Companion trova il suo senso più profondo.

Dalla formazione alla sperimentazione: il punto di vista di chi insegna
Cristina Costa, docente della scuola media paritaria F. Albert di Lanzo Torinese (Torino), sta completando il percorso di specializzazione per il sostegno (TFA). Per lei, l’incontro con Pathway Companion è stato naturale: una risposta concreta a un’esigenza reale. La sua sperimentazione è partita dal dialogo con il chatbot della piattaforma. Non un uso passivo, ma un confronto progettuale: definizione degli obiettivi, costruzione della lezione, simulazione di verifiche, adattamento dei materiali. “Ho cercato soprattutto di conversare con il chatbot: impostando i miei obiettivi, ho chiesto come potevo strutturare la lezione affinché quegli obiettivi venissero effettivamente raggiunti”. È qui che l’IA mostra il suo valore: non come scorciatoia, ma come supporto alla progettazione didattica consapevole.

Personalizzare per includere: il caso dei DSA
Nel lavoro con uno studente di prima media con Disturbo specifico dell’apprendimento, in particolare con difficoltà legate alla disgrafia, la piattaforma si è rivelata un alleato strategico. Pathway Companion consente ai docenti, e più in generale ai caregiver, di adattare i contenuti, riformulare consegne, costruire simulazioni di verifica coerenti con gli obiettivi formativi. Un tutor intelligente che non standardizza, ma differenzia. 
In questo senso, la tecnologia non semplifica l’apprendimento: lo rende accessibile. E restituisce centralità alla persona.

Una comunità educante che condivide obiettivi
L’esperienza della professoressa Costa mette in luce un aspetto chiave della visione della Fondazione: l’inclusione è un processo condiviso. 
“Ci deve essere una corresponsabilità: gli studenti devono avere chiari gli obiettivi, e questo accade se queste piattaforme vengono condivise tra docenti e studenti”. Pathway Companion non è pensato come uno strumento isolato, ma come parte di un ecosistema educativo in cui scuola e famiglia dialogano. “L’auspicio è che strumenti di questo tipo possano integrarsi stabilmente nei PEI e nei PDP”, diventando leve operative per rendere la personalizzazione una pratica quotidiana, non un’eccezione. 

Superare la diffidenza, costruire competenze
Ogni innovazione porta con sé domande, talvolta timori. Anche l’intelligenza artificiale può essere percepita come qualcosa di distante o difficile da governare. Ma l’esperienza in classe racconta un’altra storia. “Gli strumenti digitali possono dare un incentivo a quello che c’è da fare ogni ogni giorno. Bisognerebbe essere incuriositi e spinti a farne un buon uso”. È proprio qui che si inserisce l’impegno della Fondazione Mondo Digitale: accompagnare docenti, studenti e famiglie in un percorso di consapevolezza e competenza, affinché l’IA diventi una risorsa etica, accessibile e orientata all’equità.

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