Economia della conoscenza: una visione che ritorna
“La cultura ci salva in questa stagione complicata”: lo ha ribadito il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, intervenuto alle celebrazioni a Nuoro per il centenario del conferimento del Premio Nobel per la Letteratura a Grazia Deledda (14 febbraio 2025). "È un momento importante nella vita del mondo, non sempre chiaro, non sempre ordinato" e la cultura offre "un contributo indispensabile per affrontare tutti i problemi e le emergenze che si presentano".
Nel 2008, quando il tema dell’economia della conoscenza era ancora lontano dal dibattito mainstream, la Fondazione Mondo Digitale portava al centro della discussione pubblica una domanda cruciale: come costruire una società democratica della conoscenza, capace di includere, generare partecipazione e sviluppo?
In quell’anno la Fondazione promuoveva la giornata di studio “Cultura dell’innovazione e partecipazione” (Roma, 10 dicembre 2008), mettendo a confronto per la prima volta due ricerche complementari, capaci di offrire una lettura a 360 gradi della realtà italiana.
Da un lato, Tullio De Mauro (Torre Annunziata, 31 marzo 1932 – Roma, 5 gennaio 2017) e Adolfo Morrone analizzavano I livelli di partecipazione alla vita culturale in Italia, restituendo una mappa dettagliata di criticità e potenzialità. Dall’altro, Alfonso Molina proponeva una visione sistemica con Verso una società democratica della conoscenza in Italia e a Roma e nel Lazio, collegando conoscenza, innovazione, territori e politiche pubbliche.
Per la prima volta, dati, analisi e scenari venivano letti come parti di un unico quadro: non più “scatti” settoriali, ma una panoramica integrata utile a interpretare un Paese in trasformazione e a individuare strategie di lungo periodo. Alla giornata partecipavano studiosi, decisori pubblici ed esperti; alle relazioni di apertura di De Mauro e Molina si affiancava anche l’intervento di Luigi Spaventa (Roma, 5 marzo 1934 - 6 gennaio 2013), a conferma della rilevanza economica e politica del tema.
A distanza di anni, quell’intuizione torna con forza nell’attualità. Oggi l’economia della conoscenza viene riletta come asset strategico, capace di generare valore, attrarre investimenti e incidere sulla qualità della vita, come evidenziano le recenti analisi rilanciate da Affari & Finanza. La cultura non è più solo una voce di spesa, ma un fattore produttivo, un moltiplicatore di sviluppo e coesione [vedi Torna l'economia della conoscenza, Affari&Finanza, La Repubblica, 2 febbraio 2026].
I numeri confermano questa traiettoria. Il rapporto Io Sono Cultura di Fondazione Symbola e Unioncamere certifica che il Sistema produttivo culturale e Creativo genera 112 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 5,6% del totale nazionale. Non solo: la crescita del settore supera quella dell’economia complessiva, con un incremento del 19,2% nel triennio. Ancora più significativa è la capacità moltiplicativa: per ogni euro prodotto dalla cultura se ne attivano altri 1,7 nei settori collegati - turismo, trasporti, commercio - portando la filiera complessiva oltre i 300 miliardi di euro, circa un sesto del Pil nazionale, e coinvolgendo 1,5 milioni di professionisti. Ma il peso della cultura non si misura soltanto in termini finanziari. Lo studio Unesco Culture: The Missing SDG sollecita l’inserimento della cultura come obiettivo autonomo nell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile, riconoscendone il ruolo trasversale nel rafforzare coesione sociale, resilienza e benessere. Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità evidenzia come la partecipazione culturale sia associata a minore incidenza di patologie croniche e depressione, con ricadute positive sui sistemi di welfare.
Riguardare al lavoro svolto dalla Fondazione nel 2008 significa riconoscere una lungimiranza metodologica: anticipare i temi, costruire evidenze, mettere in relazione mondi diversi - ricerca, istituzioni, territori - per rendere la conoscenza un bene comune.
È anche questo il senso della rubrica 25 anni fa, oggi: tornare a visioni che hanno saputo leggere il futuro, per capire meglio le sfide del presente.


