Elisabetta Nanni mostra come usare l’intelligenza artificiale per ascoltare, comporre e sperimentare a scuola, mantenendo al centro creatività, pensiero critico e scelte degli studenti
L’intelligenza artificiale può entrare nell’educazione musicale senza sostituire l’ascolto, la pratica e la creatività degli studenti. Può invece amplificare le esperienze, rendere visibili i processi e offrire nuovi spazi per comporre, interpretare e confrontarsi. È il filo conduttore di Fare musica con l’IA. Ascolto, composizione e creatività, il nuovo webinar di PariPasso, il progetto di Rizzoli Education dedicato all’inclusione scolastica, curato dalla Fondazione Mondo Digitale.
A guidare l’incontro è stata Elisabetta Nanni, docente di musica nella scuola secondaria di primo grado e formatrice per l’innovazione didattica, che ha proposto un percorso molto concreto: tre esperienze pensate per accompagnare progressivamente gli studenti dalla prima alla terza media, aumentando autonomia e capacità critica nell’uso dell’intelligenza artificiale. Il laboratorio è cominciato dai suoni della vita quotidiana. Attraverso un semplice esperimento di machine learning, rumori naturali e artificiali vengono riconosciuti e raggruppati per somiglianza e possono poi essere combinati per creare pattern ritmici. Da un’attività apparentemente ludica nasce subito una domanda educativa decisiva: che cosa decide la macchina e che cosa decidiamo noi? La macchina, ha spiegato Nanni, riconosce caratteristiche e somiglianze, ma non attribuisce ai suoni lo stesso significato che attribuiamo noi. Sono gli studenti a scegliere, combinare, ascoltare e valutare il risultato. È già un primo esercizio di pensiero critico.
Prima media: dal diapason al laboratorio digitale
Per la classe prima il punto di partenza resta l’esperienza fisica del suono. Il classico diapason permette di osservare le vibrazioni e lavorare su altezza, intensità, timbro e durata. Solo dopo l’esperimento analogico entra la tecnologia.
Con un prompt in Gemini, usando l’ambiente Canvas, il docente può costruire una semplice simulazione interattiva in Html: un laboratorio del suono con oscilloscopio, frequenze modificabili, differenti timbri e piccoli quiz. Gli studenti possono così confrontare ciò che hanno osservato direttamente con la sua rappresentazione digitale, modificare i parametri e verificare gli effetti. Il punto non è affidarsi al risultato generato. Al contrario: la competenza sta anche nel sapere quando non fidarsi e nel verificare sempre.
Seconda media: entrare nell’“Inverno” di Vivaldi
Con la classe seconda il lavoro si sposta sull’ascolto. Nanni ha presentato la Vivaldi Experience, un ambiente immersivo costruito intorno all’Inverno delle Quattro stagioni. Anche qui il percorso parte dall’analogico: spartito, sonetto, ascolto e osservazione. Attraverso le thinking routine gli studenti raccolgono ciò che vedono, formulano ipotesi e costruiscono domande da verificare con l’ascolto. Il viaggio mette poi a confronto lo spartito, esecuzioni differenti, la rilettura contemporanea di Max Richter e l’uso dello stesso immaginario musicale nella cultura popolare. Sono stati proprio gli studenti a riconoscere un collegamento con una scena della serie Mercoledì, mostrando come un brano composto tre secoli fa continui a vivere e trasformarsi nei linguaggi contemporanei. L’intelligenza artificiale, in questo caso, aiuta il docente a costruire l’ambiente e a organizzare l’esperienza. Il centro rimane l’ascolto: osservare, formulare ipotesi, confrontare e argomentare.
Terza media: una “partitura di intenzioni”
In terza media cambia ancora il livello di autonomia. Molti ragazzi usano già strumenti di IA generativa: il compito della scuola diventa quindi aiutarli a usarli con maggiore consapevolezza. Nasce da qui la scheda del compositore, sperimentata da Elisabetta Nanni nelle sue classi. Gli studenti lavorano in piccoli gruppi e partono da un’intenzione: un’emozione, una scena, una situazione da raccontare attraverso la musica. Non chiedono semplicemente all’IA di “creare una colonna sonora”. Devono decidere e motivare genere ed epoca, andamento, ritmo, struttura, durata e un massimo di tre strumenti. Solo dopo queste scelte costruiscono il prompt che il docente usa con il proprio account per generare il brano. Il risultato viene ascoltato, discusso e modificato: idea, prompt, esecuzione, controllo, revisione. Una sorta di partitura di intenzioni che rende esplicito il processo creativo e restituisce agli studenti la responsabilità delle scelte. Da qui possono nascere jingle per podcast scolastici, cartoline sonore, colonne sonore per immagini e attività di gemellaggio. Nel webinar Nanni ha raccontato, ad esempio, un’esperienza con classi italiane e spagnole in cui le coppie di studenti hanno composto la colonna sonora del proprio incontro, raccogliendo poi tutti i brani in uno spazio condiviso. Tra gli esempi anche il podcast “La voce che non si è spezzata”, realizzato con una docente di lettere: voci, testi e struttura sono degli studenti, mentre l’IA è stata utilizzata anche per costruire le musiche, sempre dichiarandone esplicitamente il contributo. Particolarmente significativa la storia di uno studente che, non padroneggiando ancora bene l’italiano, ha utilizzato l’intelligenza artificiale come supporto nella scrittura del testo di una canzone. In quel caso, ha osservato Nanni, l’IA ha contribuito a dare forma alle sue emozioni, aiutandolo a esprimere qualcosa che diversamente faticava a comunicare.
Prima la musica, poi la tecnologia
Privacy, copyright e trasparenza attraversano tutto il percorso. Con studenti minorenni è il docente a gestire gli strumenti generativi con il proprio account; nei prompt non vanno inseriti dati personali e occorre prestare attenzione ai contenuti protetti. Anche nella generazione musicale è importante evitare testi coperti da copyright o richieste che imitino esplicitamente artisti esistenti e dichiarare sempre quando un contenuto è stato prodotto con il contributo dell’IA.
La sintesi del webinar sta forse nelle tre indicazioni finali proposte da Elisabetta Nanni: partire dall’esperienza analogica e dall’ascolto; rendere visibili le scelte attraverso confronto e revisione; ricordare che l’IA propone, mentre spetta alle persone ascoltare, valutare e validare.
Chi non ha potuto partecipare può rivedere la registrazione integrale dell’incontro e recuperare esempi, attività e materiali operativi presentati durante il webinar.
Guarda la registrazione di “Fare musica con l’IA. Ascolto, composizione e creatività”
Il confronto può continuare anche nella Scuola del Noi, la comunità dei docenti della Fondazione Mondo Digitale dedicata alla condivisione di pratiche, strumenti ed esperienze per l’innovazione didattica.