Main Menu

Da tante visioni una narrazione comune

Suburb View: l'esperienza degli studenti milanesi con l'artista Natalia Saurin

Da tante visioni una narrazione comune

Da tante visioni una narrazione comune

Suburb View: l'esperienza degli studenti milanesi con l'artista Natalia Saurin

In queste settimane, fino al 14 giugno, alcune grandi strade di Roma e Milano sono popolate dalle opere a video del progetto Suburb View, realizzato insieme a Urban Vision Group. Studentesse e studenti dell'istituti superiori Confalonieri De Chirico (Roma) e Galilei-Luxemburg (Milano) hanno trasformato l'anniversario della Fondazione Mondo Digitale in progetti digitali che parlano di evoluzione, connessione, creatività e futuro, sui video wall di Urban Vision [vedi la notizia Visioni urbane per il diritto alla conoscenza]. 
Dopo aver intervistato l’artista Giacomo Lion che ha seguito i giovani romani [vedi Prendere posizione con la tecnologia], ora parliamo con Natalia Saurin, che invece ha affiancato gli studenti milanesi. L'artista italo-argentina usa fotografia, video e installazione per creare opere in cui interpreta temi come i sentimenti ma anche la violenza di genere e il rapporto tra donne e società, indagando la connessione tra mito e vita quotidiana. Dell’esperienza con i giovani ha potuto apprezzare il processo di maturazione che li ha portati ad apprendere velocemente come lavorare in gruppo, rispettando le idee e lasciandole confluire in un progetto davvero comune.

Qual è la nuova visione di spazio urbano e di comunità che emerge da questi lavori?  
All’inizio dei nostri incontri ho mostrato alle ragazze e ragazzi una serie di progetti realizzati da artisti contemporanei che si sono confrontati con il contesto urbano e abbiamo visto anche come la pubblicità sta cambiando in questi ultimi anni. È stato un modo per accendere la curiosità e avere una visione più ampia del tema affrontato, penso che la contestualizzazione storica sia molto importante.

Quali sono state le sfide tecniche o creative più grandi che hai visto affrontare dai giovani?
La sfida più grande per i ragazzi e le ragazze è stato trovare un filo narrativo comune e, allo stesso tempo, imparare a lavorare davvero in team. Durante gli incontri sono emersi alcuni spunti, intuizioni che, poco alla volta, sono confluiti in un risultato condiviso. Credo che la parte più interessante sia stata proprio questa: passare da una dimensione individuale a una collettiva, imparando a confrontarsi e costruire qualcosa insieme. È stato un percorso di ricerca più che di semplice produzione tecnica, e vedere nascere una narrazione comune da tante visioni diverse è stata forse la conquista più significativa del laboratorio.

La tecnologia in questo caso è diventata un ponte, prestandosi al racconto del territorio, com’è stato possibile? 
Abbiamo lavorato partendo da uno strumento che tutti i ragazzi e le ragazze avevano già in mano ogni giorno: il cellulare. Ognuno di noi ha ormai integrato” questo potentissimo strumento digitale nella propria quotidianità, ma spesso lo utilizziamo sempre nello stesso modo, in maniera automatica e veloce. Nel progetto abbiamo provato a ribaltare questo approccio: il telefono non è stato usato solo per consumare immagini, ma per crearle con intenzione. La differenza non la fa soltanto la tecnica: uno strumento, da solo, non basta. Quello che conta è lintenzione con cui viene utilizzato, la capacità di trasformarlo in un mezzo di espressione, relazione e ascolto.

Si è dunque ribaltata la narrazione che vede i giovani come fruitori passivi di tecnologia. Qui, invece, sono diventati creatori. Qual è stata l'idea o la proposta più sorprendente e "fuori dagli schemi" emersa in questi mesi?
Quello che mi ha sorpreso di più è che i primi spunti emersi dai ragazzi e ragazze erano legati soprattutto alla natura. Spesso noi adulti tendiamo a vedere gli adolescenti come fruitori passivi della tecnologia e dei social, sempre connessi a uno schermo, ma credo che in realtà esista in loro anche un forte bisogno di riconnettersi a un altro tipo di vibrazione: quella biologica, lenta e sensoriale della natura. Abbiamo cercato di utilizzare la tecnologia per sperimentare, sbagliare, osservare, e immaginare nuove possibilità. Credo che questo approccio gli abbia permesso di sentirsi più liberi creativamente e di vivere la tecnologia non come una performance o un consumo passivo, ma come uno spazio di scoperta e relazione.

Other news that might interest you

Our Projects

Suburb View

Suburb View

‘Young people are powerful agents of change and innovation as well as essential partners in the implementation of the 2030 Agenda for Sustainable Development [...]. Young people have the right...

Get updated on our latest activities, news and events