Parent's Day con Vivi Internet, al meglio: il racconto di Nicoletta Vulpetti
C'è una scuola, nel cuore dell'Esquilino, che non chiude mai davvero i battenti. La scuola Di Donato, plesso dell'istituto comprensivo Daniele Manin, tiene le porte aperte fino alle dieci di sera, con attività per bambini e adulti che ne fanno qualcosa di più di una scuola: una piazza, un punto di riferimento per un quartiere che di riferimenti ne ha bisogno. Le famiglie che ci gravitano attorno vengono da quarantacinque paesi diversi, e la molteplicità di lingue e culture che potrebbe sembrare un ostacolo è diventata nel tempo la cifra del posto.
È qui che Vivi Internet, al meglio ha portato il suo primo Parents' Day (21 maggio].
A chiamarci è stata Francesca, dell'Associazione Genitori Scuola Di Donato. Il suo obiettivo era chiaro: portare una formazione che mettesse al centro le famiglie, i genitori prima di tutto, e che li aiutasse ad accompagnare i figli verso un uso più consapevole del digitale. Parents' Day nasce proprio con questo spirito: due ore in cui adulti e ragazzi ragionano insieme su come ci si muove online, per costruire, al termine del ciclo di incontri, un patto digitale condiviso. Impegni scritti in prima persona, da portare dentro la relazione familiare [vedi la notizia Parents' Day per costruire fiducia].
In una scuola dove molte famiglie vengono da lontano e portano con sé lingue diverse, il laboratorio ha trovato il suo strumento nell'unica lingua davvero universale: il disegno. Carta e pennarelli che permettono a tutti di stare dentro allo stesso spazio, di contribuire e di essere compresi.
Siamo partiti da due cose semplici. Le password sono come le chiavi di casa: se le lasci sotto lo zerbino, prima o poi qualcuno le trova. E le informazioni che disseminiamo in rete sono come i sassolini di Pollicino, tracce che chi vuole impossessarsi della nostra identità digitale può seguire fino in fondo.
Poi abbiamo lasciato lo spazio al laboratorio. Grandi e piccini hanno lavorato fianco a fianco per immaginare un oggetto del futuro capace di risolvere i problemi di privacy che avevamo appena discusso. Quello che è venuto fuori è nei disegni, che sono il risultato di un lavoro fatto davvero insieme. Sono stati i genitori a immaginare il Consigliere parlante - un pupazzo da tenere sulla scrivania che quando serve dice la cosa giusta da fare - e la Bottiglia digitale, un contenitore dentro cui nascondere i dati che non vogliamo che nessuno veda. È stata una mamma a ideare lo Scudo digitale, che blocca gli attacchi esterni e intrappola chi cerca di appropriarsi dei nostri dati con l'inganno. I ragazzi hanno disegnato una Carta digitale che funziona come la tessera dei mezzi: accedi ai servizi senza ricordare decine di password. E poi c'è chi, tra i più piccoli, ha costruito una password pezzo per pezzo, aggiungendo ogni volta un elemento che la rendesse più robusta: numeri, lettere, maiuscole, caratteri speciali.
Alla fine, Massimiliano, otto anni, ha detto esattamente quello che ci auguravamo: “Ora lo dico a mia mamma che non va bene la mia data di nascita per tutte le sue password".
Quando si va in una scuola non sai mai quale seme metterà radici. Questa volta uno lo conosciamo già.
La scuola come comunità: dialogo con Francesca Valenza
Francesca, ci spiega come funziona concretamente il modello della “scuola aperta” alla Di Donato?
È un esperimento estremamente interessante. Il pomeriggio e nei giorni festivi, una parte della scuola è gestita direttamente dall’Associazione Genitori insieme agli alunni e agli ex alunni. Noi ci occupiamo della sorveglianza e della pulizia dei locali, ma soprattutto animiamo questi spazi con tante attività formative: dallo studio delle lingue allo sport. In un contesto ad alto flusso migratorio, il cortile diventa un modo fondamentale per stare insieme, imparare a convivere e creare comunità.
Perché avete sentito l’esigenza di proporre un laboratorio dedicato all’uso dei cellulari e del digitale?
Il motivo nasce da un’osservazione diretta: vediamo bambini molto piccoli, anche di quattro anni o addirittura nei passeggini, che hanno già in mano i cellulari. Come associazione ci siamo chiesti con quale consapevolezza gestiscano questa grande quantità di informazioni. Siamo divisi tra la preoccupazione e la curiosità, e abbiamo pensato che fosse importante proporre una sfida formativa su questi temi.
Qual è l’obiettivo che vi ponete nei confronti delle famiglie?
La parola chiave è fiducia. Vogliamo andare oltre il tradizionale rapporto tra scuola e famiglia per provare a collaborare davvero. Internet e i social, se ben gestiti, possono essere strumenti eccezionali a favore della comunità, ma serve formazione. Il nostro desiderio è offrire un percorso che aiuti i genitori, specialmente quelli più fragili che non hanno avuto grandi opportunità di studio, a capire il mondo di oggi e a trasformare lo strumento digitale in una risorsa anziché in un pericolo.
Quali sono i rischi principali che intravede per i ragazzi che navigano senza una guida?
La mia paura è che, se si “navighi a vista in un mare sconosciuto”, i bambini possano accedere a informazioni distorte o dannose per il loro equilibrio, contenuti per i quali non sono ancora pronti. Per questo è importante che questo spazio pomeridiano sia dedicato anche ai genitori: io stessa sono cresciuta insieme ai miei figli in questa scuola, che è stata per me un’occasione di formazione continua.