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Dialogo intergenerazionale tra scienziate

A Rai News le ricercatrici Luigia Carlucci Aiello e Marta Lagomarsino

Dialogo intergenerazionale tra scienziate

Dialogo intergenerazionale tra scienziate

A Rai News le ricercatrici Luigia Carlucci Aiello e Marta Lagomarsino

In attesa della 19ª edizione della RomeCup (28-30 aprile 2026), la media partnership con Rai News ci regala un prezioso dialogo intergenerazionale tra due eccellenze della ricerca italiana: Luigia Carlucci Aiello, ambasciatrice della Sapienza e considerata la “madre” dell’intelligenza artificiale in Italia, e Marta Lagomarsino, ricercatrice post doc all’Istituto Italiano di Tecnologia e già vincitrice della prima edizione del Most Promising Researcher in Robotics and Artificial Intelligence, con un progetto di robotica bio-cooperativa per migliorare la qualità e la sicurezza della vita lavorativa. Due generazioni, due percorsi di ricerca, una stessa domanda di fondo: come costruire tecnologie capaci di restare al servizio delle persone?

Luigia Carlucci Aiello parte da uno dei nodi più delicati dell’intelligenza artificiale: la presunta neutralità degli algoritmi. La tecnologia, ricorda, non nasce mai in uno spazio astratto. È progettata da persone, si alimenta di dati raccolti e organizzati da persone, e porta con sé conoscenze, limiti e pregiudizi di chi la costruisce. “La parte algoritmo e la parte di collezione e approntamento dei dati sui quali l’algoritmo viene eseguito risentono pesantemente della cultura, della conoscenza e quindi anche dell’ignoranza della persona che lo progetta”, spiega Carlucci Aiello. “Questo poi si riflette in quelli che oggi sono noti come bias, ossia pregiudizi, preconcetti che il software si porta dietro”. Il tema non è solo tecnico, ma culturale. I sistemi di intelligenza artificiale possono produrre risposte scorrette o opinabili, non condivisibili dal punto di vista di chi le riceve, proprio perché incorporano il punto di vista di chi li ha progettati o addestrati. A volte l’errore può far sorridere, come nel caso raccontato dalla professoressa: un sistema automatico, traducendo in inglese il suo curriculum, ha trasformato al maschile alcune esperienze di ricerca, probabilmente perché storicamente associate a carriere prevalentemente maschili. Ma in altri contesti, avverte, gli errori possono essere molto più pericolosi, soprattutto quando l’utente non riesce a riconoscerli. 
Da qui il valore dello human in the loop, il principio secondo cui l’essere umano deve poter comprendere, controllare e, quando necessario, interrompere il comportamento di un sistema. “Più autonomia ha il sistema”, sottolinea Carlucci Aiello, “più importante diventa il fatto che a un certo punto un essere umano possa riprendere in mano il controllo e imporre un certo comportamento, bloccare questa autonomia che altrimenti potrebbe diventare pericolosa”. 
La distinzione tra automatismo e autonomia diventa quindi decisiva. Un ascensore risponde a un comando deterministico; un sistema autonomo compie scelte il cui esito può essere difficile, se non impossibile, prevedere. Per questo la possibilità di intervento umano è strettamente legata alla comprensione di ciò che il software sta facendo.
Nel dialogo con RaiNews.it, Carlucci Aiello rivolge anche un invito alle giovani generazioni, e in particolare alle ragazze che scelgono la ricerca in intelligenza artificiale e robotica. “La maniera migliore di prevedere il futuro è inventarlo”, ricorda citando Alan Kay. E aggiunge: “Se vuoi contribuire a creare un futuro in cui la tecnologia si porti dietro anche il punto di vista femminile, è il momento di montare a cavallo e partire per questa avventura”. 
È un invito a entrare nei luoghi in cui si progetta il futuro, senza paura della complessità e del fallimento. “Quando affronti un problema di ricerca, se non fallisci il 90% delle volte, vuol dire che non è davvero ricerca”, aggiunge. Il fallimento, in questa prospettiva, non è un ostacolo ma parte del metodo: si impara, si rilancia, si continua a puntare a obiettivi alti.

La seconda parte dell’intervista è dedicata alla ricerca di Marta Lagomarsino, che lavora allo sviluppo di algoritmi di intelligenza artificiale per rilevare lo stato psicofisico, le preferenze e le competenze dell’utente a partire dall’osservazione dei pattern di movimento. Il corpo diventa così una fonte di informazione preziosa per progettare robot più capaci di adattarsi alle persone. 
“Il movimento costituisce un canale informativo di notevole rilevanza”, spiega Lagomarsino, “che algoritmi di intelligenza artificiale possono analizzare ed elaborare in maniera molto efficace e utile”. Quando poi l’intelligenza artificiale viene dotata di un corpo attraverso la robotica, prende forma il concetto di physical AI: una tecnologia capace non solo di interpretare dati, ma anche di agire nello spazio fisico per generare “un beneficio mirato per le persone”. 
L’obiettivo della ricerca è permettere ai robot di apprendere nuove competenze e adattare il proprio comportamento per ridurre il carico di lavoro, rispondere alle esigenze degli utenti e creare “una collaborazione tra uomo e robot più efficace e fluida”. È una prospettiva particolarmente importante nei contesti occupazionali, dove l’invecchiamento della forza lavoro, la carenza di personale qualificato, i disturbi muscoloscheletrici, lo stress e il burnout rendono sempre più urgente progettare tecnologie capaci di sostenere il benessere delle persone. 
Lagomarsino insiste su un punto chiave: perché queste tecnologie siano davvero utili, devono diventare più adattive, intuitive e accessibili anche a utenti non esperti. L’analisi del linguaggio del corpo consente di raccogliere informazioni in modo continuo e non invasivo, osservando i movimenti spontanei durante le attività. Su queste basi, algoritmi di apprendimento automatico e tecniche di ottimizzazione possono aiutare i robot a modulare ritmo e modalità operative, con l’obiettivo di aumentare la produttività “senza compromettere il benessere dell’utente”. 
Lo sguardo al futuro è già molto concreto. “La prima applicazione più vicina che vedo è l’utilizzo di questi robot nell’affiancare i lavoratori nelle aziende”, afferma Lagomarsino. “Vorremmo che nel breve futuro questi sistemi possano essere più intuitivi, accessibili e consapevoli dell’uomo, in modo tale che possano lavorare a fianco a fianco con quest’ultimo”. 
Accanto all’ambito industriale, la ricercatrice guarda con particolare interesse alla salute e all’inclusione. Le tecnologie di intelligenza artificiale e robotica possono supportare persone con limitazioni motorie nella vita quotidiana e nei percorsi di inserimento o reinserimento lavorativo. “L’analisi del linguaggio del corpo rappresenta una fonte di estrema informazione”, osserva, perché permette di identificare anomalie nel movimento, segnali di deterioramento legati all’invecchiamento o progressi nel recupero funzionale. Sistemi decisionali intelligenti possono quindi adattare dinamicamente il livello e la modalità di supporto in funzione delle esigenze individuali.

Il confronto tra Luigia Carlucci Aiello e Marta Lagomarsino restituisce il senso più profondo della RomeCup 2026: mettere in dialogo generazioni, competenze e visioni per interrogarsi sul futuro dell’innovazione. Non solo che cosa la tecnologia può fare, ma come può essere progettata, governata e orientata al benessere delle persone. Promossa dalla Fondazione Mondo Digitale, la RomeCup riunisce ogni anno scuole, università, centri di ricerca, aziende e istituzioni per esplorare le frontiere dell’innovazione. L’edizione 2026 prevede oltre 4.000 partecipanti, con talk, competizioni di robotica, aree dimostrative, laboratori e la quarta edizione del premio Most Promising Researcher in Robotics and AI.

Dal 28 al 30 aprile, la RomeCup torna così a essere un laboratorio di futuro: uno spazio in cui intelligenze umane e artificiali, ricerca e formazione, esperienza e talento giovane si incontrano per costruire una tecnologia più inclusiva, responsabile e vicina alla vita delle persone.

 

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