Coding Girls in Mozambico: un incontro di role modeling con Rossana Conte, studentessa di Fisica e Astrofisica
“La fisica è una disciplina che cambia il modo di vedere
e anche quello di pensare.
La mutazione inizia da giovani.
Si deve spiegare quantitativamente la realtà che ci circonda:
la natura viene descritta da modelli esatti.
Capire è il primo passo, capire tutto è la sfida […]”
Vi siete mai chiesti quando avete smesso di rispondere alla domanda “Cosa vuoi fare da grande?” con una vera risposta che rispecchiasse le vostre passioni e soddisfacesse la vostra curiosità, e avete iniziato a dare una risposta che confortasse qualcun altro, anziché voi stessi? Da bambini, molto probabilmente la maggior parte di noi rispondeva con entusiasmo, senza troppa esitazione: “Voglio fare l’astronauta!”, “Voglio diventare una calciatrice!”, “Sogno di essere un esploratore!”. Erano risposte autentiche, nate dalla nostra meraviglia e dal desiderio di scoprire il mondo. Non ci preoccupavamo se quel sogno fosse realistico, redditizio o socialmente accettato. Credevamo semplicemente che fosse possibile.
Poi, a un certo punto, qualcosa è cambiato. Forse un commento di un adulto, un professore che scuoteva la testa, un genitore preoccupato che ci suggeriva di “scegliere qualcosa di più sicuro”, un coetaneo o la società stessa, che ci ha insegnato che alcuni sogni sono troppo grandi, troppo incerti, troppo difficili. Così, poco alla volta, abbiamo iniziato a filtrare le nostre risposte. Abbiamo smesso di dire ciò che volevamo davvero e abbiamo iniziato a dire ciò che sembrava più accettabile, autoconvincendoci che il successo si misura in stipendi e stabilità piuttosto che in soddisfazione, benessere e passione. Eppure, la vera domanda non dovrebbe essere solo “Cosa vuoi fare da grande?”, ma anche “Cosa ti rende felice? Cosa ti appassiona veramente?”.
Questi pensieri hanno animato l’incontro online di role modeling che si è tenuto nel pomeriggio dello scorso primo aprile per le studentesse di una classe della provincia di Sofala, in Mozambico, insieme a Rossana Conte, studentessa di Fisica e Astrofisica dell’Università di Firenze e formatrice della Fondazione Mondo Digitale ETS. Nell'incontro, parte del progetto Coding Girls in Mozambico, Rossana ha condiviso il suo percorso accademico e personale, offrendo alle giovani partecipanti uno spunto di riflessione e un incoraggiamento a inseguire le proprie passioni, senza lasciarsi frenare da pregiudizi o paure. Uno dei temi emersi durante il dialogo, infatti, è stato proprio quello dei pregiudizi, sia da parte dei compagni che dei professori: Rossana ha raccontato come, nel suo percorso accademico, per esempio, abbia dovuto affrontare il pregiudizio secondo cui le materie scientifiche, soprattutto la fisica, non sarebbero adatte alle donne. Ritrovarsi come unica studentessa in un corso di soli colleghi maschi, con professori, non è stato semplice, ma la convinzione che lo studio potesse renderla “felice e libera” l’ha aiutata a proseguire; dopotutto, la conoscenza è uno strumento di emancipazione: studiare significa comprendere meglio il mondo che ci circonda, sviluppare senso critico e avere la possibilità di scegliere consapevolmente e in autonomia il proprio percorso.
“Ho avuto la (s)fortuna di farmi da sola”, ha raccontato alle studentesse Rossana, “ma non avrei mai rinunciato al mio desiderio di conoscere e soprattutto conoscere ciò che non si vede, che di fatto è uno dei principi su cui si basa tutta la fisica”. L’ispirazione che ha spinto Rossana a intraprendere un percorso di studi scientifico, infatti, è nata dal desiderio di conoscere ciò che non si vede: la Fisica e l’Astrofisica, discipline che studiano fenomeni invisibili a occhio nudo, l’hanno affascinata proprio per questa ragione.
Sono state tantissime le domande che le giovani studentesse mozambicane hanno rivolto alla nostra formatrice, incuriosite dalla sua passione per questa materia dalle mille sfaccettature. E proprio questa passione, unita alla curiosità travolgente di Rossana, ha spronato le studentesse a condividere anche la loro esperienza di giovani donne con tanti desideri di essere e diventare che, però, sono spesso frenate da condizionamenti esterni, da aspettative che bloccano e che insinuano in loro il dubbio di “non farcela”, soprattutto in ambiti considerati difficili o poco tradizionali per le donne. Nonostante timori naturali, dati anche dalla giovane età, le studentesse presenti si sono dimostrate focalizzate sul futuro e desiderose di costruire qualcosa di significativo attraverso lo studio e il lavoro, non rinunciando alle loro passioni e al desiderio di conoscere.
Il tempo di chiudere il collegamento Teams ed ecco il commento di Rossana a conclusione dell’incontro: “L’esperienza vissuta oggi con le ragazze del Mozambico è stata bellissima, ho avuto modo di conoscere ragazze di ogni età con passioni e ambizioni diverse, ma accomunate da una forza che le contraddistingue. Ognuna di loro si è messa in gioco e si è raccontata, come io ho fatto con loro, e mi rendo conto della loro grande forza e della loro perseveranza, ognuna di loro mi ha lasciato un pezzo di sé che porterò con me con grande gioia, sono sicura che come io sono riuscita a trovare la mia strada, loro lo faranno con altrettanta voglia e ambizione, come hanno avuto modo di trasmettermi. Sarà sicuramente un’esperienza che mi porterò nel cuore, come ognuno dei loro racconti”.
E voi, cosa volete fare da grandi? Mi correggo, cosa vi appassiona? Se ci fermassimo un momento a pensare, ci renderemmo conto che la risposta autentica è ancora dentro di noi. Forse nascosta sotto strati di timori, aspettative e condizionamenti, ma ancora lì, in attesa di essere ascoltata di nuovo.
Il testo è di Elisabetta Gramatica, project officer