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In classe, oltre lo schermo

Cosa è cambiato nelle classi con "Vivi Internet, al meglio"
Immagine generata con ChatGpt

In classe, oltre lo schermo

In classe, oltre lo schermo

Le trasformazioni prodotte da "Vivi Internet, al meglio" nella vita scolastica

Come si misura l'impatto di un percorso di educazione digitale? Non solo attraverso il numero di studenti coinvolti o le competenze acquisite, ma osservando ciò che accade ogni giorno nelle classi: chi prende la parola per la prima volta, chi impara a mettere in dubbio ciò che legge online, chi scopre che l'intelligenza artificiale non sostituisce il pensiero umano, ma lo rende ancora più necessario. 
È questo il cambiamento che emerge dai feedback raccolti dai docenti che hanno partecipato a Vivi Internet, al meglio. Le loro testimonianze raccontano un percorso capace di incidere sulle dinamiche della classe, favorire l'inclusione e promuovere una cittadinanza digitale più consapevole.
A confermare queste evidenze sono anche i dati raccolti al termine delle attività. Gli insegnanti valutano positivamente la partecipazione attiva degli studenti, con una media di circa 4 su 5, mentre la capacità del progetto di ridurre le differenze di partecipazione legate a genere, background o competenze raggiunge una media di 3,5 su 5. Lo stesso punteggio viene attribuito all'aumento della fiducia degli studenti nell'utilizzo consapevole degli strumenti digitali e dell'intelligenza artificiale.

Quando il digitale cambia gli equilibri della classe
Uno degli aspetti più interessanti emersi dai questionari riguarda la capacità delle attività di valorizzare studenti che, nelle lezioni tradizionali, tendono a rimanere in secondo piano. Le attività di fact-checking, produzione multimediale e collaborazione hanno infatti modificato gli equilibri all'interno dei gruppi, facendo emergere competenze spesso invisibili.
Come racconta un docente: "Progetti basati sul fact checking e sulla multimedialità tendono a rimescolare le gerarchie della classe, portando spesso alla ribalta proprio quegli studenti che durante le lezioni tradizionali restano ai margini".
Per molti ragazzi, vedere riconosciute le proprie competenze digitali ha rappresentato un'importante occasione di crescita personale. "Vedere le proprie competenze informatiche valorizzate ai fini del voto ha aumentato la loro autostima, spingendoli a prendere la parola per spiegare ai compagni come smascherare un'immagine ritoccata o un link sospetto".

Dal consumo dei contenuti alla cultura della verifica
Tra gli obiettivi del progetto vi era quello di sviluppare un atteggiamento critico nei confronti delle informazioni che circolano online. I docenti raccontano come, attraverso attività pratiche di verifica delle fonti e analisi dei contenuti, gli studenti abbiano progressivamente abbandonato un approccio passivo per sviluppare quello che molti insegnanti definiscono uno "scetticismo funzionale": la capacità di interrogarsi prima di credere, condividere o commentare. Le attività dedicate alla disinformazione hanno permesso ai ragazzi di comprendere che anche immagini, video e contenuti apparentemente credibili possono essere manipolati e che verificare una notizia rappresenta un gesto di responsabilità verso sé stessi e gli altri. Come ricorda un docente durante una discussione in classe: "Non devi farti ingannare dall'aspetto delle cose. Devi sempre verificare chi ha scritto quelle cose".

Imparare a dialogare con l'intelligenza artificiale
L'intelligenza artificiale ha rappresentato una delle novità più stimolanti del percorso. Strumenti come Gemini e NotebookLM hanno suscitato curiosità e interesse, ma anche l'occasione per affrontare un tema centrale: l'IA non produce automaticamente conoscenza, bensì richiede utenti capaci di porre domande, interpretare risultati e verificarne l'affidabilità. Molti insegnanti raccontano come gli studenti abbiano rapidamente compreso che la qualità delle risposte dipende dalla qualità delle richieste formulate e che il controllo umano rimane indispensabile. Come sintetizza uno dei feedback raccolti: "Hanno acquisito la consapevolezza che l'IA non è un 'oracolo' infallibile, ma un modello statistico. Hanno capito che la qualità dell'output dipende dalla precisione del loro pensiero critico".

Costruire cittadini digitali responsabili
Il percorso ha dedicato ampio spazio anche ai temi della privacy, della reputazione online e delle relazioni digitali. Molti docenti sottolineano come le attività abbiano favorito una maggiore consapevolezza delle conseguenze delle proprie azioni in rete. Un episodio raccontato da un insegnante descrive efficacemente questo cambiamento: "Un gruppo di studenti ha spontaneamente aiutato un compagno a rivedere le impostazioni di privacy del proprio telefono dopo aver capito i rischi dell'oversharing". Piccoli gesti che raccontano un cambiamento culturale: la sicurezza digitale non viene più percepita come un insieme di regole imposte dagli adulti, ma come una responsabilità condivisa. 
Anche il concetto di empatia digitale è emerso con forza. Comprendere che dietro ogni profilo esiste una persona reale ha aiutato gli studenti a riflettere sul valore delle parole, dei commenti e delle immagini condivise online. Come ha scritto uno studente al termine del percorso: "Da oggi voglio pensare di più prima di pubblicare qualcosa".

Le testimonianze raccolte mostrano che il cambiamento non riguarda soltanto le competenze digitali, ma il modo in cui ragazze e ragazzi partecipano alla vita della classe e interpretano il proprio ruolo di cittadini. 
Le sfide non mancano: i docenti evidenziano quanto sia complesso contrastare la velocità con cui vengono consumate le informazioni online e quanto servirebbe più tempo per approfondire temi come gli algoritmi, la privacy e l'intelligenza artificiale. Proprio per questo, molti insegnanti dichiarano l'intenzione di integrare stabilmente queste attività nei percorsi di Educazione civica.

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