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Non basta usare l’IA: dobbiamo conoscerla

Alla RomeCup 2026 Alfio Ferrara riflette su intelligenza artificiale, curiosità e pensiero critico

Non basta usare l’IA: dobbiamo conoscerla

Non basta usare l’IA: dobbiamo conoscerla

Alla RomeCup 2026 Alfio Ferrara riflette su intelligenza artificiale, curiosità e pensiero critico

“Non dobbiamo imparare a usare l’IA, ma a conoscerla”. È il messaggio affidato da Alfio Ferrara, professore ordinario di Informatica all’Università degli Studi di Milano e delegato per l’AI Literacy, ai microfoni di RaiNews durante la RomeCup 2026.

L’intervista, realizzata da Carlotta Urbani, pone una distinzione decisiva. Saper utilizzare uno strumento non significa comprenderlo. Di fronte alla rapida diffusione dei sistemi di intelligenza artificiale generativa, la vera sfida non è soltanto acquisire nuove abilità operative, ma capire come queste tecnologie funzionano, quali dati utilizzano, quali limiti presentano e quali conseguenze producono sulla conoscenza, sul lavoro e sulle relazioni sociali.

Per Ferrara, questo passaggio riguarda i più giovani, ma non soltanto loro. L’AI Literacy è ormai una competenza di cittadinanza: serve a studenti, docenti, professionisti e cittadini per attraversare la trasformazione in corso senza subirla e senza affidarsi a rappresentazioni semplificate, entusiaste o allarmistiche.

Alla RomeCup, Ferrara ha sottolineato anche il valore delle esperienze che permettono a ragazze e ragazzi di uscire dai confini consueti del percorso scolastico. “Esperienze come queste sono il modo in cui si riesce a interfacciarsi con un mondo diverso, a vedere cose nuove”, spiega. “Il vero valore aggiunto è che sviluppano curiosità, e la curiosità è il grande motore della conoscenza”.

La curiosità diventa così il punto di partenza di un rapporto più consapevole con la tecnologia. Spinge a fare domande, a non fermarsi alla prima risposta, a verificare, a confrontare fonti e prospettive. È ciò che trasforma l’uso passivo di una piattaforma in un percorso di comprensione.

Il lavoro scientifico di Ferrara si muove proprio nel dialogo tra ambiti differenti. Insegna Natural Language Processing, Reinforcement Learning e metodologie informatiche nelle discipline umanistiche ed è tra i promotori del centro di ricerca su Digital Humanities and Applied AI dell’Università degli Studi di Milano, nato per ridurre la distanza tra scienze umane e tecnologie dell’informazione.

Nel volume Le macchine del linguaggio. L’uomo allo specchio dell’intelligenza artificiale, pubblicato da Einaudi nel 2025, approfondisce il rapporto tra linguaggio umano e sistemi artificiali. Le macchine possono generare testi sempre più fluidi e convincenti, ma la qualità della forma non coincide automaticamente con comprensione, verità o affidabilità.

Per questo conoscere l’intelligenza artificiale significa imparare a distinguere tra una risposta plausibile e una risposta fondata, tra automazione e giudizio, tra delega e responsabilità. Significa anche comprendere che ogni tecnologia incorpora scelte, dati, modelli e finalità.

La RomeCup lavora su questa consapevolezza attraverso esperienze dirette: laboratori, dimostrazioni, competizioni, incontri con ricercatori e confronto tra discipline. Robotica e intelligenza artificiale diventano così occasioni per osservare, sperimentare e interrogarsi, non soltanto strumenti da imparare a usare.

Il messaggio di Alfio Ferrara è semplice, ma riguarda una delle sfide più urgenti del presente: per abitare davvero la trasformazione digitale non basta diventare utenti più veloci. Occorre diventare cittadini più consapevoli.

 

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