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Voci e volti dei docenti della scuola del noi

Voci e volti dei docenti della scuola del noi

Voci e volti dei docenti della scuola del noi

Voci e volti dei docenti della scuola del noi

Barbara Avella: dall’isolamento professionale a una scuola aperta, partecipativa e attenta alle persone

La rubrica Voci e volti dei Docenti della Scuola del Noi continua con la testimonianza di Barbara Avella, docente di scuola primaria, pioniera nell’insegnamento delle materie Steam, formatrice e divulgatrice scientifica. Nelle sue parole emerge con chiarezza il valore di una comunità professionale capace di rompere l’isolamento, alimentare il confronto tra pari e rafforzare una visione della scuola fondata su inclusione, partecipazione e consapevolezza. 
La sua esperienza richiama un’idea di insegnamento che va oltre la trasmissione dei contenuti e mette al centro le relazioni, l’ascolto, il lavoro collaborativo e la crescita condivisa. Anche di fronte a temi complessi come intelligenza artificiale, digitale e cittadinanza, la Scuola del Noi si conferma così uno spazio in cui i docenti possono trovare strumenti, motivazioni e nuove prospettive per accompagnare gli studenti nel presente, con uno sguardo critico, aperto e responsabile.

Quale bisogno professionale o personale ti ha spinto ad entrare nella comunità dei docenti della Scuola del Noi?
Molto spesso accade che nel proprio istituto ci si senta isolati, anche a me è capitato e sentivo il bisogno di uscire dall’isolamento professionale e di confrontarmi con altri docenti su pratiche educative innovative. Cercavo uno spazio di crescita condivisa, dove riflettere sul senso del mio lavoro e trovare nuove motivazioni.

In che modo partecipare alla comunità ha cambiato il tuo modo di guardare al tuo ruolo di docente?
Mi ha aiutato a vedere il docente non solo come trasmettitore di contenuti, ma come facilitatore di relazioni, esperienze e consapevolezza. Ho iniziato a dare più valore all’ascolto e alla co-costruzione del sapere.

Qual è, secondo te, l’obiettivo più importante della Scuola del Noi?
L’obiettivo principale è costruire una scuola più inclusiva, partecipativa e consapevole, capace di mettere al centro la persona e le relazioni, oltre ai contenuti disciplinari.

In che modo il progetto ti aiuta a preparare i tuoi studenti al presente, non solo al futuro?
Il progetto mi aiuta a lavorare su competenze trasversali come il pensiero critico, la collaborazione e la cittadinanza attiva, rendendo l’apprendimento più collegato alla realtà e alle sfide attuali.

5Hai modificato una pratica didattica grazie alla comunità?
La comunità ha rinforzato positivamente quanto già provavo a realizzare in classe, ho “istituzionalizzato” se si può usare questo termine, i momenti di lavoro collaborativo e riflessione condivisa in classe, dando più spazio al dialogo e alla partecipazione attiva degli studenti. Ho anche modificato il rapporto con colleghi non appartenenti al mio stesso istituto, l’interazione a distanza rende possibile progettare e lavorare insieme. 

Quanto conta poter condividere dubbi e sperimentazioni con altri docenti?
È fondamentale: permette di sentirsi meno soli, di affrontare alcuni temi da punti di vista diversi, di validare le proprie idee e di crescere professionalmente attraverso il confronto e lo scambio.

Ti senti più preparato ad affrontare temi complessi come IA, digitale, cittadinanza?
Sì, ma in questo caso il confronto nella comunità si è aggiunto a strumenti e prospettive diverse generatesi al di fuori, unitamente ad un approccio critico che mi rende più consapevole nell’affrontare questi temi con gli studenti.

Che tipo di scuola vuoi contribuire a costruire?
Una scuola aperta, inclusiva e attenta alle persone, in cui ogni studente possa sentirsi valorizzato e protagonista del proprio percorso di apprendimento. Con docenti protagonisti del cambiamento e delle sfide che siamo chiamati ad affrontare.

Che responsabilità senti oggi come docente nell’era dell’IA?
Sento la responsabilità di guidare gli studenti verso un uso consapevole e critico dell’IA, aiutandoli a sviluppare autonomia di pensiero e senso etico.

Se la Scuola del Noi non esistesse, cosa mancherebbe nel tuo percorso?
Mancherebbe uno spazio di confronto autentico e di crescita condivisa, capace di dare senso e profondità al mio lavoro quotidiano.

Cosa diresti a un docente che pensa di “non avere tempo” per entrare in una comunità?
Credo che sarei poco politicamente corretta. Direi che partecipare non è una perdita di tempo, ma la scelta di un lato della barricata: la scuola è in prima linea nel sostenere la crescita sana del paese, il tempo dedicato al confronto e alla crescita professionale si traduce in maggiore efficacia e soddisfazione nel lavoro in classe, l’alternativa è l’ignavia con quanto porta con sé.

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