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Dalla formazione alla governance dell'IA

Dalla formazione alla governance dell'IA
Immagine generata con ChatGpt

Dalla formazione alla governance dell'IA

Dalla formazione alla governance dell'IA

All'istituto Primo Levi di Bollate, docenti ed esperti dei Cybersecurity Seminars costruiscono insieme un modello per l'adozione consapevole dell'intelligenza artificiale a scuola

L'intelligenza artificiale entra nella scuola ogni giorno, ma la vera sfida non è introdurre nuovi strumenti. È costruire una cultura condivisa dell'innovazione, capace di coinvolgere dirigenti, docenti, personale amministrativo, studenti e famiglie. È quanto sta accadendo all'istituto Primo Levi di Bollate, scuola guidata dalla dirigente Elisabetta Boselli: un percorso di formazione, che ha coinvolto l'intera comunità scolastica, si è poi tradotto nella redazione di un Piano per l'adozione dell'intelligenza artificiale e di un nuovo Regolamento d'istituto. Un lavoro nato dall'incontro tra l'esperienza maturata con Experience AI e le competenze sviluppate nell'ambito dei Cybersecurity Seminars, il programma promosso dalla Fondazione Mondo Digitale ETS e sostenuto da Google.org.

Le testimonianze di Pietro Confalonieri, docente e animatore digitale dell'istituto, e di Cristiano Capozzi, giovane giurista formatosi nei Cybersecurity Seminars, raccontano come l'innovazione prenda forma quando competenze educative, tecnologiche e giuridiche lavorano insieme. Più che introdurre l'intelligenza artificiale nelle aule, l'obiettivo è accompagnare la scuola nella costruzione di regole, responsabilità e pratiche condivise, mettendo al centro la qualità dell'apprendimento e la tutela delle persone. Le interviste sono curate da Alberta Testa.


GOVERnare l'IA a scuola

Dalla formazione di tutto il personale alla stesura di un regolamento d'istituto, il professor Pietro Confalonieri racconta come l'istituto Primo Levi di Bollate sta integrando l'intelligenza artificiale nella didattica e nella vita scolastica. 
Come accompagnare l'ingresso dell'intelligenza artificiale nella scuola in modo consapevole, sicuro e coerente con la missione educativa? All'istituto Primo Levi di Bollate la risposta passa dalla formazione diffusa, dalla sperimentazione didattica e dalla costruzione di regole condivise. Tra i protagonisti di questo percorso c'è Pietro Confalonieri, docente di religione, animatore digitale e da sempre appassionato di innovazione didattica. Con lui abbiamo parlato dell'esperienza maturata nell'ambito di Experience AI (il programma di Raspberry Pi Foundation e Google DeepMind promosso in Italia dalla Fondazione Mondo Digitale ETS), dell'utilizzo dell'IA nelle discipline umanistiche e del lavoro svolto dalla scuola per dotarsi di strumenti e linee guida capaci di accompagnare studenti e docenti in questa trasformazione. Per Pietro Confalonieri non si tratta di un interesse recente. Già nel 2024 avevamo raccontato la sua esperienza nell'ambito del progetto Ital.IA Lab, quando con i suoi studenti aveva esplorato le opportunità e le implicazioni etiche dell'intelligenza artificiale attraverso attività didattiche innovative. Un percorso che negli anni si è consolidato e che oggi ha contribuito a portare l'intero istituto verso una riflessione più ampia sull'adozione consapevole dell'IA.

Può presentarsi brevemente e raccontarci il suo percorso all'interno della scuola?
Sono un insegnante di religione con una formazione in filosofia e teologia, conseguita presso la Pontificia Università Gregoriana e il Pontificio Istituto Patristico Augustinianum di Roma. Sono arrivato a Milano nel 1990 e ho iniziato quasi per gioco a insegnare all'istituto Primo Levi di Bollate, dove sono rimasto fino a oggi. Fin dall'inizio mi sono appassionato all'informatica applicata alla didattica, partecipando ai primi gruppi ministeriali dedicati a questo ambito e assumendo successivamente il ruolo di animatore digitale della scuola.

Come ha vissuto l'evoluzione tecnologica, fino all'arrivo dell'intelligenza artificiale?
Per me è stato un percorso naturale. Ho iniziato a fare lezione entrando in classe con i primi computer portatili, che oggi farebbero sorridere per dimensioni e prestazioni. A 62 anni continuo però ad accogliere le sfide che la scuola propone e l'intelligenza artificiale si è inserita in questa evoluzione come uno strumento da comprendere e sperimentare.

Il vostro Istituto ha partecipato in modo esteso al programma Experience AI. Com'è andata?
La partecipazione è stata molto significativa. Abbiamo coinvolto circa 140 docenti e 12 collaboratori ATA, praticamente l'intera comunità scolastica. Per chi, come me, lavora da anni sul digitale alcuni contenuti erano già familiari, ma abbiamo ritenuto importante costruire una base comune di competenze per tutti. È stato un investimento strategico per la scuola e una risposta concreta alle richieste di aggiornamento che arrivano anche dal quadro normativo.

In che modo l'intelligenza artificiale ha cambiato il suo approccio in classe?
Ha ampliato le possibilità didattiche e mi ha aiutato a raggiungere alcuni obiettivi formativi attraverso modalità nuove. In particolare, permette di valorizzare studenti che possiedono buone potenzialità ma che, per diversi motivi, possono incontrare maggiori difficoltà nel percorso scolastico. Quest'anno, ad esempio, abbiamo realizzato un lavoro sulla formazione dei testi del Nuovo Testamento che considero particolarmente riuscito.

Può raccontarci questa esperienza?
Abbiamo approfondito il processo di formazione dei Vangeli, concentrandoci soprattutto sul Vangelo di Giovanni. Gli studenti hanno analizzato testi, fonti e significati, per poi realizzare brevi video di approfondimento. È nato così un percorso interdisciplinare che ha collegato la religione ai temi affrontati nel programma di filosofia antica del terzo anno di liceo, favorendo una comprensione più ampia e contestualizzata degli argomenti.

Quali strumenti usa abitualmente?
Tra gli strumenti che ho sperimentato, Claude mi sembra particolarmente efficace. A livello di istituto, però, ci stiamo orientando verso gli ecosistemi Google e Microsoft, utilizzando Gemini, Copilot e NotebookLM. Quest'ultimo offre opportunità molto interessanti perché consente di costruire ambienti di studio personalizzati a partire da materiali selezionati dai docenti, come appunti, dispense e libri di testo.

Rimanendo in ambito teologico, cosa pensa dell'Enciclica "Magnifica Humanitas" di Papa Leone XIV sull'IA? 
Mi ha sorpreso e illuminato. Trovo che dia il tono di una Chiesa molto attenta ai cambiamenti sociali e del lavoro. Come accadde con la Rerum Novarum di Leone XIII, questa Enciclica sottolinea che l'IA non è solo un fatto tecnico, ma tocca la persona nel profondo, richiedendo un'assunzione di responsabilità e una forte attenzione ai valori morali.

Come gestite il rapporto tra studenti e IA all'interno della scuola?
I ragazzi utilizzano già questi strumenti in modo spontaneo e quotidiano. Il nostro compito non è contrastare una realtà che esiste, ma insegnare a utilizzarla in modo corretto. Per questo abbiamo scelto di non adottare una logica proibitiva. L'obiettivo è promuovere responsabilità, spirito critico e consapevolezza. In classe lavoriamo all'interno di ambienti protetti forniti da Google e Microsoft, mentre resta in vigore il divieto di utilizzo dei telefoni cellulari.

La vostra scuola ha collaborato anche con il progetto Cybersecurity Seminars. Che contributo ha portato Cristiano Capozzi?
Cristiano è stato un punto di riferimento prezioso per il nostro lavoro. Grazie alla sua competenza e disponibilità abbiamo potuto affrontare in modo rigoroso temi complessi e costruire documenti originali e realmente utili per l'istituto.

Quali risultati avete raggiunto?
Abbiamo elaborato un Piano annuale per l'adozione dell'intelligenza artificiale e un nuovo Regolamento d'istituto dedicato a questi temi. Il confronto continuo con Cristiano e con il nostro Responsabile della protezione dei dati ci ha permesso di produrre documenti solidi e ben strutturati, approvati dagli organi collegiali senza necessità di modifiche sostanziali. Dopo il passaggio finale in Consiglio d'istituto saranno pubblicati sul sito della scuola e messi a disposizione della comunità scolastica.

L'esperienza dell'istituto Primo Levi di Bollate mostra come l'intelligenza artificiale possa diventare un'opportunità educativa quando viene accompagnata da formazione, governance e riflessione critica. Dalle prime sperimentazioni realizzate con Ital.IA Lab nel 2024 fino al coinvolgimento di oltre 150 membri della comunità scolastica in Experience AI nel 2026, il percorso dell'istituto dimostra come l'adozione dell'IA richieda continuità, aggiornamento e una visione condivisa tra docenti, dirigenti e personale scolastico. Più che introdurre nuovi strumenti, si tratta di costruire una cultura dell'innovazione capace di mettere al centro le persone, la responsabilità e la qualità dell'apprendimento.


Costruire regole per l'IA a scuola. Con gli esperti di Cybersecurity Seminars

Cristiano Capozzi racconta come l'esperienza nei Cybersecurity Seminars lo ha portato a supportare l'istituto Primo Levi di Bollate nella definizione del Piano per l'intelligenza artificiale e del nuovo Regolamento d'istituto. 
L'intelligenza artificiale entra sempre più spesso nelle aule scolastiche, ma perché il suo utilizzo sia davvero efficace servono competenze, consapevolezza e regole condivise. È da questa esigenza che nasce il lavoro svolto da Cristiano Capozzi presso l'istituto Primo Levi di Bollate. Grazie al percorso formativo dei Cybersecurity Seminars, il programma promosso dalla Fondazione Mondo Digitale ETS e sostenuto da Google.org, Cristiano ha avuto l'opportunità di mettere le proprie competenze al servizio della scuola, contribuendo alla stesura dei documenti che guideranno l'adozione dell'intelligenza artificiale all'interno dell'istituto.

Puoi presentarti e raccontarci il tuo percorso accademico e professionale?
Mi chiamo Cristiano Capozzi, sono nato nel 1996 e mi sono laureato in Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Milano. Attualmente frequento il Master in Cybersecurity and Critical Infrastructure Protection dell'Università di Genova, un percorso altamente interdisciplinare che mi permette di confrontarmi quotidianamente con professionisti provenienti soprattutto dall'ambito ingegneristico e tecnologico. Parallelamente agli studi ho sempre lavorato, maturando esperienze sia nel settore sanitario, occupandomi della gestione degli appalti, sia presso la sezione notariato del Tribunale di Milano.

Da dove nasce il tuo interesse per la cybersecurity?
In realtà nasce molto prima degli studi giuridici. Mi sono sempre appassionato all'informatica e ho frequentato un istituto tecnico a indirizzo informatico. Successivamente ho scelto Giurisprudenza, ma senza abbandonare quell'interesse. Ho cercato anzi di unire queste due dimensioni dedicando la mia tesi di laurea alla Direttiva NIS 2 e alle implicazioni giuridiche della cybersecurity. Credo che nei prossimi anni la sicurezza informatica diventerà sempre più una questione di tutela dei diritti delle persone oltre che di protezione delle infrastrutture.

Cosa ti ha spinto a partecipare ai Cybersecurity Seminars?
Quando ho scoperto il bando ho capito subito che poteva rappresentare un'opportunità importante. La possibilità di approfondire questi temi in un percorso strutturato e sviluppato in collaborazione con Google mi ha convinto a candidarmi. L'esperienza mi ha aiutato soprattutto a sviluppare una maggiore consapevolezza nell'utilizzo delle tecnologie emergenti e dei sistemi di intelligenza artificiale. Oggi ritengo fondamentale saperne comprendere non solo le potenzialità, ma anche i limiti e i rischi.

Che esperienza è stata l'hackathon conclusivo?
Molto intensa e stimolante. Il gruppo era composto da persone con competenze molto diverse e il tempo a disposizione era limitato. All'inizio non è stato semplice coordinare il lavoro, ma proprio questa complessità ha reso l'esperienza particolarmente formativa. Mi sono occupato soprattutto della costruzione della proposta progettuale e della presentazione finale. Normalmente preferisco lavorare dietro le quinte, ma in quell'occasione ho dovuto mettermi in gioco anche nella comunicazione pubblica. È stata una sfida che mi ha permesso di uscire dalla mia zona di comfort e che si è conclusa con il secondo posto del nostro team.

Come è nata la collaborazione con l'istituto Primo Levi di Bollate?
L'attività pratica prevista dal percorso formativo mi ha portato a collaborare con l'istituto in una fase particolarmente importante. La scuola stava lavorando alla definizione delle proprie linee guida per l'adozione dell'intelligenza artificiale e aveva la necessità di predisporre documenti conformi alle indicazioni normative e alle scadenze previste. Grazie al confronto costante con il professor Pietro Confalonieri e con la dirigenza scolastica, abbiamo avviato un percorso che ha coinvolto l'intera comunità educante.

Su quali attività avete lavorato concretamente?
Il lavoro si è concentrato principalmente sulla redazione di due documenti: il Piano di istituto per l'adozione dell'intelligenza artificiale e il nuovo Regolamento d'istituto dedicato all'utilizzo di questi strumenti. Prima di scrivere i documenti abbiamo dedicato tempo all'ascolto. Sono stati raccolti i punti di vista di studenti, docenti e famiglie attraverso questionari e momenti di confronto. Parallelamente ho approfondito il quadro normativo di riferimento, comprese le indicazioni ministeriali e gli obblighi formativi previsti per il personale scolastico. L'obiettivo era costruire regole che non fossero semplicemente restrittive, ma che aiutassero la scuola a utilizzare l'IA in modo responsabile e consapevole.

Quale risultato vi rende più soddisfatti?
Sicuramente la qualità del lavoro finale. Dopo la stesura dei documenti ci siamo confrontati con il Responsabile della protezione dei dati della scuola, che ha validato il materiale senza richiedere modifiche sostanziali. Per me è stata una soddisfazione importante. Significa che il percorso di studio e approfondimento svolto durante il progetto ha prodotto un risultato concreto e utile per una realtà scolastica complessa. 

Dal tuo punto di vista, quali sono oggi le principali sfide legate all'intelligenza artificiale?
La sfida principale è imparare a utilizzare questi strumenti senza delegare loro il pensiero critico. Nel settore giuridico vediamo già casi in cui l'uso superficiale dell'IA porta a errori significativi, come il riferimento a sentenze inesistenti generate dai sistemi automatici. Più in generale, l'intelligenza artificiale pone interrogativi importanti sulla protezione dei dati, sulla trasparenza e sulla sicurezza delle infrastrutture digitali. Per questo considero molto rilevante il lavoro che l'Europa sta portando avanti con normative come la NIS 2 e il regolamento DORA. Penso ad esempio alla dematerializzazione della moneta e all'euro digitale: senza un solido progetto di difesa e figure attente alla privacy, i rischi per i cittadini sarebbero altissimi.

Cosa ti lascia questa esperienza?
Mi lascia la consapevolezza di aver potuto applicare le mie competenze in un contesto reale, contribuendo a un progetto con un impatto concreto sulla vita di una scuola. È stata un'esperienza che mi ha aiutato a chiarire ulteriormente i miei obiettivi professionali e a comprendere quanto sia importante costruire un dialogo tra competenze giuridiche, tecnologiche ed educative. È proprio dall'incontro tra questi mondi che possono nascere soluzioni efficaci per affrontare le sfide dell'innovazione.

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