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Il talento che il mondo ci chiede

Paolo Dario

Il talento che il mondo ci chiede

Il talento che il mondo ci chiede

Alla serata del Research Award, Paolo Dario richiama il valore della ricerca italiana: “Il miglior misuratore è l’impatto. Tutto il mondo vi vorrebbe”

In occasione della serata di premiazione del Most Promising Researcher in Robotics and Artificial Intelligence, promossa nell’ambito della RomeCup 2026, Paolo Dario, professore emerito di robotica biomedica alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, ha condiviso una riflessione appassionata sul valore della ricerca italiana e sulla responsabilità di trasformare conoscenza, talento e scoperta scientifica in sviluppo per il Paese.

Davanti ai finalisti del premio, giovani ricercatrici e ricercatori impegnati nei campi della robotica e dell’intelligenza artificiale, Dario ha ricordato come la qualità del sistema educativo e scientifico italiano sia riconosciuta a livello internazionale. Le candidature raccolte anche quest’anno, ha spiegato, confermano una realtà nota a chi lavora da tempo in questo settore: in Italia si fa ricerca di altissimo livello.

“Al di là degli indicatori e dei ranking, il miglior misuratore è l’impatto, cioè il fatto che tutto il mondo vi vorrebbe”, ha affermato Paolo Dario, rivolgendosi ai giovani candidati. “Ricevo in continuazione richieste: ne avete un altro da mandare? Il prodotto che il sistema dell’educazione italiano produce è eccezionale”.

Accanto al riconoscimento dell’eccellenza, il suo intervento ha posto l’accento su una fragilità strutturale: la scarsa attenzione che ancora viene dedicata alla ricerca e al ruolo dell’università come luogo non solo di didattica, ma di produzione di nuova conoscenza. Una conoscenza che può diventare scoperta, invenzione, applicazione e, infine, innovazione capace di incidere sulla vita delle persone e sulla competitività del sistema produttivo.

Per Dario, la vera sfida è collegare in modo più efficace la ricerca di base, la ricerca applicata e l’impresa, chiudendo quella filiera che in altri paesi è sostenuta da una maggiore consapevolezza strategica. “Il mondo moderno funziona così”, ha ricordato: dalla scoperta scientifica alla tecnologia, fino alle applicazioni industriali. E quando questo collegamento manca, il rischio è che il talento formato in Italia trovi altrove le condizioni per crescere.

Nel suo intervento, Dario ha richiamato anche la necessità di tenere insieme l’approccio “bottom up”, cioè la capacità dei ricercatori di costruire, sperimentare e far avanzare idee nuove, con un approccio “top down”, fatto di visione, politiche, investimenti e attenzione da parte del sistema Paese.

Il messaggio finale è un invito alla fiducia e alla responsabilità condivisa. Alle imprese e alle istituzioni, perché riconoscano il valore dei giovani talenti formati in Italia. Alle nuove generazioni di ricercatori, perché continuino a costruire percorsi di innovazione anche quando il contesto non offre subito tutte le condizioni favorevoli.

“Questo Paese deve continuare ad avere fiducia nel nostro sistema, nonostante tutto”, ha concluso Dario. “Qui ci sono talenti straordinari, formati qui. E se poi non ascoltano, si va avanti”.

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