La prima giornata e il racconto del convegno inaugurale
Alla Sapienza Università di Roma si apre la 19ª edizione dell’evento promosso dalla Fondazione Mondo Digitale. Tre giorni di incontri, gare, laboratori e dimostrazioni per esplorare il dialogo tra intelligenza artificiale, robotica e scienze umane.
Con un’aula magna piena di studentesse e studenti ieri si è ufficialmente aperta la RomeCup 2026, la manifestazione promossa dalla Fondazione Mondo Digitale che da diciannove anni avvicina le nuove generazioni alla robotica, all’intelligenza artificiale e alle professioni del futuro. L’edizione di quest’anno assume un valore speciale: apre le celebrazioni per i 25 anni della Fondazione Mondo Digitale e mette al centro il talento giovanile nel dialogo tra intelligenza artificiale, robotica e scienze umane.
A guidare la mattinata inaugurale, nell’Aula magna dell’Edificio Marco Polo della Sapienza Università di Roma, è stato Riccardo Luna, giornalista ed editorialista del Corriere della Sera, che ha introdotto il tema chiave dell’edizione: rimettere i giovani al centro dell’innovazione, non come semplici utenti delle tecnologie, ma come protagonisti capaci di comprenderle, governarle e orientarle verso il bene comune.
Il saluto di apertura è stato affidato a Luigia Carlucci Aiello, fondatrice e prima presidente dell’Associazione Italiana per l’Intelligenza Artificiale, che ha accolto ragazze e ragazzi anche nel ruolo di ambasciatrice Sapienza: “Entrare in questa aula fa veramente piacere perché c’è una folla di giovani entusiasti e che fanno sperare il meglio per queste giornate”. A seguire, Arianna Punzi, preside della Facoltà di Lettere e Filosofia, ha sottolineato il valore della scelta di ospitare la RomeCup in uno spazio in cui le discipline umanistiche dialogano con quelle scientifiche e tecnologiche. Un segno concreto di una trasformazione ormai necessaria: “Il mondo è cambiato ed è proprio nel connubio tra discipline umanistiche e STEM che cresciamo tutti”.
Nel suo intervento, Mirta Michilli, direttrice generale della Fondazione Mondo Digitale, ha ricordato il legame profondo con la Sapienza e con l’eredità di Tullio De Mauro, presidente storico della Fondazione, “pioniere tra le applicazioni del machine learning al linguaggio”. La RomeCup, ha spiegato, è il modo con cui la Fondazione continua a lavorare per una “società democratica della conoscenza”, accompagnando persone, scuole e comunità a sfruttare al meglio le opportunità dello sviluppo tecnologico. “La sfida per il futuro non è rincorrere la tecnologia, ma lavorare affinché ci sia una capacità diffusa di comprenderla e governarla”.
I numeri dell’edizione 2026 raccontano la dimensione dell’ecosistema: oltre 4.000 partecipanti, di cui 3.500 studenti, 100 team impegnati nelle gare di robotica, 37 laboratori didattici, 32 contest creativi, 17 talk di orientamento universitario e 53 organizzazioni presenti nell’area dimostrativa. A questi si aggiungono i 256 giovani ricercatori e ricercatrici candidati al premio Most Promising Researcher in Robotics and AI, valutati da una giuria di 63 esperti provenienti da università e centri di ricerca.
La prima sessione, dedicata alle imprese ad alto contenuto tecnologico che creano lavoro e impatto, è stata aperta da Paolo Dario, professore emerito di robotica biomedica alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e presidente della giuria del Research Award. Dario ha rivolto agli studenti un invito a riconoscere il valore della formazione italiana e a trasformarlo in ambizione, impresa, responsabilità. “Il nostro sistema educativo continua a essere forse il migliore al mondo”, ha affermato, ricordando come una preparazione solida, capace di tenere insieme scienza, tecnologia e cultura umanistica, sia oggi un asset fondamentale. Citando Dante, ha richiamato due parole chiave: “virtute e conoscenza”. Conoscere le tecnologie, capire cosa c’è “dentro” i programmi, i robot, i sistemi di intelligenza artificiale, significa poter essere protagonisti e non consumatori passivi del cambiamento.
A raccontare come la ricerca possa diventare impresa sono intervenuti Massimiliano Simi, VP Global R&D e co-founder di MMI Medical Micro Instruments, Daniele Spaccini, founder e Chief Innovation Officer di WSense, e Andrea Pagnin, co-founder e Chief Business Officer di Generative Bionics. Tre storie diverse, accomunate dalla scelta di costruire innovazione in Italia: dalla microchirurgia robotica, con strumenti capaci di operare su anatomie di un millimetro o più piccole, alle reti wireless sottomarine per monitoraggio ambientale, sicurezza e robotica marina, fino agli umanoidi progettati per collaborare con le persone. “In Italia si può sognare”, ha ricordato Simi agli studenti, invitandoli a non rinunciare troppo presto alle proprie idee: “A volte si tituba, si ha paura delle proprie idee. Non fatelo dire dagli altri, non ditelo voi per primi”.
Il dialogo è poi passato direttamente nelle mani degli studenti, con domande su intelligenza artificiale, pensiero critico, responsabilità e collaborazione uomo-macchina. Con Alfio Ferrara, professore ordinario di Informatica all’Università degli Studi di Milano, e Luca Iocchi, professore ordinario di Intelligenza Artificiale e Robotica alla Sapienza, il confronto ha affrontato il rischio della delega alle macchine. Ferrara ha richiamato l’importanza di non perdere la propria presenza nei testi, nelle decisioni e nei progetti costruiti con l’aiuto dell’IA: “Il rischio principale è delegare la mia presenza in ciò che faccio e in ciò che scrivo alla macchina”. L’antidoto, ha spiegato, non è solo acquisire competenze operative, ma sviluppare conoscenze: sapere come funzionano questi sistemi per usarli in modo creativo e consapevole.
Iocchi ha invitato i ragazzi ad “aprire la scatola” delle tecnologie: non fermarsi alla superficie degli strumenti, ma chiedere come funzionano, quali dati usano, quali limiti hanno, quali scelte incorporano. La RomeCup, ha ricordato, è anche questo: un luogo in cui la tecnologia non viene solo raccontata, ma mostrata, smontata, interrogata attraverso prototipi, robot, contest e dimostrazioni.
La mattinata ha affrontato anche il tema del genere e della rappresentazione online, con Leopoldina Fortunati, professoressa di Sociologia della comunicazione e della cultura all’Università degli Studi di Udine, e Tiziana Catarci, senior professor di Ingegneria Informatica alla Sapienza Università di Roma. Partendo dalle domande degli studenti, il confronto ha esplorato il peso degli algoritmi, dei social e dei modelli di bellezza nella costruzione dell’identità, ma anche la persistenza degli stereotipi che allontanano ancora molte ragazze dagli studi tecnologici. Catarci ha richiamato la necessità di intervenire molto presto, già dalla scuola primaria, per contrastare l’idea che alcune discipline siano “da maschi” e altre “da femmine”: “Non è un problema delle donne, è un problema dell’umanità”.
Nelle conclusioni istituzionali, Davide D’Amico, direttore generale per i Sistemi informativi e la statistica del Ministero dell’Istruzione e del Merito, ha sottolineato l’importanza di collegare meglio scuola, università, imprese e territori, integrando le tecnologie nelle discipline e non trattandole come un ambito separato. La sfida, ha spiegato, è formare docenti capaci di usare l’intelligenza artificiale anche dentro le materie umanistiche, per rendere l’innovazione parte viva dei processi educativi.
A chiudere il convegno inaugurale è stata Mirta Michilli, con un ringraziamento speciale agli insegnanti: “Non saremmo mai in grado di fare tutto il lavoro che facciamo da 25 anni senza il supporto costante dei vostri insegnanti”. La direttrice generale ha poi dato il via alle attività della manifestazione: gare di robotica, contest creativi, laboratori, talk di orientamento, workshop con le aziende e area dimostrativa. Il taglio del nastro dell’area espositiva, con la presenza della senatrice Licia Renzulli, vicepresidente del Senato, ha aperto ufficialmente lo spazio dedicato a prototipi, robot, soluzioni di ricerca e progetti sviluppati da scuole, università, startup, aziende e centri di ricerca.
Nel corso della giornata, la RomeCup ha ospitato anche il corner di Rai News, con interviste ai protagonisti dell’innovazione e ai partner della manifestazione. Dalla salute alla formazione, dal cloud alla cybersecurity, dall’AI per le imprese alla robotica collaborativa, le testimonianze hanno restituito la ricchezza di un ecosistema che investe sui giovani per costruire competenze, fiducia e consapevolezza.
La RomeCup 2026 prosegue fino al 30 aprile tra Sapienza Università di Roma e Campidoglio, con le gare del 19° Trofeo Internazionale Città di Roma di Robotica, i contest creativi, i laboratori didattici, gli incontri con le università e gli eventi con le aziende. Il 29 aprile, nella Sala Esedra dei Musei Capitolini, si svolge la cerimonia di premiazione del Most Promising Researcher in Robotics and AI, il premio dedicato ai giovani ricercatori e ricercatrici che stanno contribuendo a ridefinire il futuro della robotica e dell’intelligenza artificiale.
La RomeCup 2026 è realizzata con Sapienza Università di Roma, con il patrocinio di Ministero dell’Istruzione e del Merito, Ministero dell’Università e della Ricerca, Regione Lazio, Roma Capitale, Istituto Italiano di Tecnologia, Consiglio Nazionale delle Ricerche, I-RIM – Istituto di Robotica e Macchine Intelligenti e SIRI – Associazione Italiana di Robotica e Automazione. È realizzata in partnership con INAIL e in collaborazione con Microsoft Italia, Raspberry Pi Foundation, Amazon, Johnson & Johnson, Opening Future – progetto congiunto di Google Cloud, Intesa Sanpaolo e TIM Enterprise – e SAP. Media partner: Corriere della Sera, Rai Scuola, RaiNews.it e Tgr Rai. Mobility partner: Atac.