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Cybersecurity in classe

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Smart & Safe: l'esperienza di Andrea Perna con le scuole di Milano

Si sono svolte le prime sessioni interattive del percorso di volontariato di competenza Smart & Safe, parte di Ital.IA Lab for School, il progetto di Fondazione Mondo Digitale in collaborazione con Microsoft Italia. La proposta si articola in incontri presso le scuole per parlare di sicurezza online grazie all’esperienza sul campo degli esperti Microsoft. Negli incontri di 90 minuti, le studentesse e gli studenti imparano come proteggere i propri account, creare password sicure, riconoscere truffe e phishing, riconoscere i deepfake dell’IA, le opportunità di carriera nel settore della cybersecurity, con sessioni interattive ricche di esempi reali. 

Uno degli esperti Microsoft coinvolti è Andrea Perna, Senior Cloud Endpoint Solution Engineer, ospite della 2ª C dell’istituto superiore Schiaparelli-Gramsci di Milano, scuola guidata dalla dirigente Francesca Giuranna
“Il mio ruolo professionale consiste essenzialmente nella prevendita tecnica, nelle aziende, di soluzioni per garantire la sicurezza dei device dei lavoratori. Sono approdato in Microsoft dopo la laurea in Ingegneria delle Telecomunicazioni al Politecnico di Milano, le mie conoscenze su Internet le ho maturate soprattutto sul campo. Ho avuto sempre a che fare con organizzazioni affermate nel settore delle Tlc e poi in aziende di telefonia mobile. La grande conoscenza di tutto ciò che riguarda gli smartphone, mi consente di sapere quali siano le vulnerabilità e i pericoli ai quali sono soggetti le persone nella loro vita online. Ne ho parlato in classe diffusamente, portando tanti casi concreti e sollevando un velo sulle conseguenze di comportamenti spesso troppo leggeri”.
Uno dei temi più delicati riguarda proprio la mancanza di consapevolezza, sia dei giovani sia degli adulti, sulle conseguenze reali delle azioni che si compiono online. “Nel mio lavoro, oltre a proporre soluzioni tecnologiche, spiego sempre che occorre educare gli utenti. I device che portiamo in ufficio nascono per essere privati, per questo se ne deve fare un uso attento”. 

Che idea si è fatto dei suoi giovani interlocutori?
“All’inizio mi chiedevo come fare per trattenere l’attenzione di questi 22 adolescenti, poco più grandi di mio figlio. Invece i 90 minuti sono stati molto interattivi, studentesse e studenti hanno fatto domande, commenti, erano coinvolti. La sessione si è incentrata sull’importanza di tutelare l’Io digitale, al pari dell’Io fisico, evidenziando le conseguenze nella realtà di tutto quello che si fa online. La maggior parte non sapeva con quanta facilità si possano violare le password, ma nemmeno quali siano le conseguenze sul piano penale di queste violazioni. E, soprattutto, sul piano umano”.

Quali falsi miti ha dovuto sfatare?
“È vero, ad esempio, che con alcuni tutorial si riesce ad arrivare lontano, ottenendo informazioni sulla privacy delle persone, ma è anche vero che si tratta di violazioni punibili per legge. È facile ingannare un’altra persona con i deep fake, ma non tutti lo prendono come uno scherzo, per alcuni può rappresentare motivo di grande sofferenza. Ecco, i giovani vanno guidati a riflettere molto su questi aspetti. Progetti come Smart & Safe sono fondamentali per acuirne la sensibilità e la consapevolezza”. 

È vero che questa generazione sovrastima la propria conoscenza della tecnologia?
“A parte qualcuno più bravo nell’uso dei device, devo dire che non molti sanno che le app gratuite sono dei facili punti di accesso per gli attacchi cyber. Inoltre, ho parlato a lungo di come creare password sicure, ad esempio per l’accesso all’account e-mail o agli account scolastici, per preservare le informazioni più riservate e importanti. Ho suggerito come impostare il secondo fattore e usare la pass key. Spesso la maggiore vulnerabilità riguarda la natura intrinseca del cellulare, che rispetto al pc si presta ad un uso molto flessibile. Quanti, mentre fanno altre cose, cliccano senza riflettere sulle richieste”. 

Qualcuno era incuriosito dalle prospettive di carriera legate alla sicurezza informatica?
“Ho notato che si è destata molta attenzione quando ho raccontato il mio percorso di studi, le caratteristiche della mia posizione professionale e l'occupabilità di una figura come la mia”. 

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