Come avrete notato, nel logo sul nostro sito si è aggiunto un nuovo elemento grafico che richiama i 25 anni della Fondazione Mondo Digitale. Quest’anno, infatti, la nostra organizzazione compie 25 anni di vita. Un traguardo importante, che abbiamo scelto di raccontare non come una semplice celebrazione, ma come una ricorrenza generativa e un vero e proprio metodo di lavoro. Ritorniamo alle radici culturali della Fondazione e al pensiero di Tullio De Mauro (Torre Annunziata, 31 marzo 1932 -Roma, 5 gennaio 2017), nostro presidente nei primi anni di vita, che nel rapporto sui dieci anni di attività, l’unico anniversario che siamo riusciti a “fermare” e raccontare in modo sistematico, scriveva:
“La ricorrenza, in linguaggio tecnico-scientifico, è un procedimento logico basato sull’induzione. Una relazione di ricorrenza, un’equazione di ricorrenza, a partire dalla relazione di alcuni componenti iniziali permette di valutare la successione”.
Per De Mauro, e per noi, una ricorrenza non è una data da ricordare, ma un metodo di lavoro: partire da condizioni iniziali solide, osservare ciò che funziona, apprendere dall’esperienza e costruire progressivamente modelli replicabili e migliorabili.
Una storia costruita per induzione
La Fondazione Mondo Digitale nasce all’inizio degli anni Duemila dal sogno di contribuire a una società democratica della conoscenza, ma cresce attraverso un approccio pragmatico, logico e induttivo.
Anno dopo anno abbiamo sperimentato progetti, aperto strade, corretto traiettorie, messo a punto modelli di intervento capaci di funzionare in contesti territoriali diversi, con pubblici diversi e con alleanze sempre più ampie. Dalla Città Educativa di Roma alle prime iniziative di inclusione digitale, dalla robotica educativa alla formazione per il lavoro, dalle campagne per il riuso tecnologico ai programmi per il benessere, la salute, la cittadinanza digitale e l’intelligenza artificiale: ogni tappa non è stata un punto di arrivo, ma un termine iniziale della ricorrenza successiva. La lunga linea del tempo che accompagna questi 25 anni racconta proprio questo: una successione di esperienze che si tengono insieme perché condividono metodo, valori e visione.
Arrivare a 25 anni significa oggi assumersi una responsabilità ulteriore. Non tanto quella di guardarsi indietro, quanto di rendere scalabili e sostenibili le azioni che abbiamo sperimentato. La parola “ricorrenza” sintetizza bene la sfida che ci aspetta: procedere per cicli di apprendimento, rafforzando l’impatto, ampliando le alleanze e aumentando la capacità di incidere sui problemi cruciali del nostro tempo.
In particolare, nell’ultimo anno abbiamo lavorato per costruire basi più solide:
- una nuova governance come ente del terzo settore
- un rafforzamento del modelli di valutazione e rendicontazione
- nuove forme di volontariato di competenza
- una progettazione sempre più condivisa e multilivello.
Lavorare “a tante mani” e con “più teste”
In questi 25 anni abbiamo imparato a muoverci con sempre maggiore familiarità tra mercato, istituzioni, società civile e imprese responsabili, senza perdere la nostra identità di organizzazione non profit. Le soluzioni che cerchiamo oggi non possono essere individuali né lineari. Richiedono di essere costruite “a più mani” e “con più teste”, come le creature leggendarie: capaci di guardare nella stessa direzione da punti di vista diversi. È questo il senso profondo del nostro anniversario. Non una celebrazione conclusiva, ma una ricorrenza generativa, che ci invita a continuare a imparare, progettare e agire insieme.
