Alfonso Molina ripercorre i 25 anni della Fondazione Mondo Digitalee rilancia la sfida di una trasformazione digitale inclusiva per l'economia sociale
Ogni innovazione tecnologica è anche un processo sociale. Coinvolge persone, conoscenze, organizzazioni, interessi e relazioni che devono trovare un equilibrio per trasformare una possibilità tecnica in un cambiamento concreto. È questa la visione scientifica che ha accompagnato la Fondazione Mondo Digitale nei suoi primi 25 anni e che oggi offre una chiave di lettura per affrontare le sfide dell'intelligenza artificiale e della trasformazione digitale dell'economia sociale.
A ripercorrerne le origini e l'evoluzione è stato Alfonso Molina, direttore scientifico della Fondazione Mondo Digitale ETS, durante il convegno “L'economia sociale nell'era digitale”, organizzato il 21 ottobre a Roma nell'ambito delle celebrazioni per il venticinquesimo anniversario della Fondazione. Un racconto che intreccia ricerca scientifica, sperimentazione educativa, innovazione sociale e risultati raggiunti, fino alla proposta di riconoscere la trasformazione digitale come una dimensione fondamentale del Piano nazionale per l'economia sociale.
Un sogno che diventa missione
Quando nel 2001 nasce l'esperienza da cui si svilupperà la Fondazione Mondo Digitale, Molina porta con sé il patrimonio di studi e ricerche maturato all'Università di Edimburgo, dove ha insegnato innovazione tecnologica. L'obiettivo è ambizioso: contribuire alla costruzione di una società democratica della conoscenza, nella quale le opportunità offerte dal progresso scientifico e tecnologico siano accessibili a tutti. "I benefici della conoscenza e i benefici della tecnologia del digitale devono essere per tutti, senza esclusione, senza discriminazioni di nessun tipo", ha ricordato Molina. "Questo è il nostro grande sogno". Fin dall'inizio, questa visione si traduce nella scelta di combinare educazione, innovazione e valori sociali. Un approccio che accompagna l'evoluzione delle tecnologie e dei bisogni delle persone. Dai primi percorsi di alfabetizzazione informatica, quando imparare a utilizzare un computer rappresentava una sfida per molti cittadini, la Fondazione ha attraversato la diffusione di Internet, dei social media, degli smartphone e delle nuove tecnologie educative, fino all'attuale sviluppo dell'intelligenza artificiale. La missione rimane la stessa, mentre cambiano gli strumenti, i linguaggi e le competenze necessarie per realizzarla.
Dalla ricerca alla vita delle persone
Una delle caratteristiche distintive della Fondazione è il metodo di lavoro che Molina ha portato dalla ricerca accademica all'innovazione sociale: ricerca-azione, sviluppo e implementazione (Action Research, Development and Implementation). Il principio è che la conoscenza scientifica deve alimentare la sperimentazione e tradursi in soluzioni capaci di raggiungere concretamente le persone. "Abbiamo deciso dall'inizio che la cosa più importante [...] è l'implementazione", ha spiegato Molina, sottolineando la necessità di trasformare le idee in attività e strumenti utilizzabili. La ricerca genera modelli e conoscenze; lo sviluppo li traduce in percorsi educativi, laboratori, materiali, prodotti e servizi; l'implementazione permette di sperimentarli nei contesti reali, raccogliere risultati e continuare ad apprendere.
È un processo dinamico che unisce riflessione teorica e capacità operativa, con un obiettivo preciso: incidere sulla vita delle persone.
Questa impostazione ha accompagnato anche la crescita della Fondazione, dalla definizione della propria cultura organizzativa alla nascita, nel 2014, della Palestra dell'Innovazione, un ambiente integrato di apprendimento che riunisce fabbricazione digitale, robotica, ambienti virtuali, gioco e sperimentazione. Negli anni, il modello si è diffuso attraverso una rete sempre più ampia di scuole, organizzazioni e territori, rendendo l'innovazione un'esperienza concreta e condivisa.
Perché ogni innovazione è sociotecnica
Al centro dell'intervento di Molina c'è il quadro teorico che ha orientato il suo lavoro scientifico e l'approccio della Fondazione. L'innovazione, spiega, nasce dall'interazione tra componenti tecniche e componenti sociali. Le prime comprendono strumenti, tecnologie e conoscenze; le seconde riguardano persone, gruppi di interesse, organizzazioni e relazioni. Questi elementi formano un insieme dinamico che cambia durante il processo di innovazione. Comprenderne il funzionamento richiede quindi di osservare contemporaneamente la tecnologia e il contesto nel quale viene sviluppata e utilizzata. Una tecnologia, da sola, non determina il successo di un progetto. Contano le competenze disponibili, le risorse, le condizioni organizzative, le regole, gli interessi dei soggetti coinvolti e la capacità di costruire una visione condivisa. È il concetto di costrutto sociotecnico, che Molina ha sviluppato nei suoi studi sull'innovazione e che permette di leggere la trasformazione digitale come un processo nel quale dimensione tecnologica e dimensione umana si influenzano continuamente. Una prospettiva particolarmente importante oggi, quando l'intelligenza artificiale introduce possibilità inedite, ma richiede anche nuove competenze, responsabilità e capacità di governo.
Il gioco dell'allineamento
Dal costrutto sociotecnico deriva un secondo concetto fondamentale: l'allineamento sociotecnico. Per realizzare un'innovazione, occorre mettere in relazione fattori diversi, che possono favorire oppure ostacolare il cambiamento. Molina ha richiamato, tra gli elementi da considerare, la visione e le risorse dell'organizzazione, la maturità della tecnologia, il contesto normativo e istituzionale, le motivazioni delle persone coinvolte e la presenza di altre tecnologie o iniziative, collaborative oppure concorrenti. Una tecnologia emergente, ad esempio, richiede modalità di sperimentazione diverse rispetto a una tecnologia già consolidata. Allo stesso modo, introdurre uno strumento in una scuola significa confrontarsi con l'organizzazione didattica, le competenze dei docenti, i bisogni degli studenti e le condizioni concrete di utilizzo. L'innovazione diventa così un gioco di allineamento, nel quale chi promuove il cambiamento deve costruire connessioni, mobilitare risorse e accompagnare nel tempo l'evoluzione dei diversi elementi. È una visione che aiuta a comprendere perché la trasformazione digitale richieda molto più dell'acquisto di tecnologie: servono progettazione, partecipazione, apprendimento e capacità di adattamento.
Venticinque anni di innovazione sociale
I risultati presentati da Molina restituiscono la dimensione del percorso compiuto dalla Fondazione Mondo Digitale. In 25 anni sono stati realizzati:
- Oltre 200 progetti, dedicati all'educazione, all'inclusione e all'innovazione sociale.
- Oltre 2 milioni di persone coinvolte, con particolare attenzione a giovani, anziani e persone in condizioni di vulnerabilità.
- Oltre 150 pubblicazioni scientifiche ed educative.
- Oltre 50.000 iscritti all'Accademia digitale, che offre opportunità formative gratuite.
Numeri che raccontano la progressiva trasformazione della ricerca in programmi, strumenti e percorsi educativi capaci di raggiungere pubblici diversi. Dall'alfabetizzazione digitale alla robotica educativa, dall'orientamento alle competenze per il lavoro, fino all'intelligenza artificiale, la Fondazione ha continuato a sperimentare nuove modalità per rendere accessibile la conoscenza e favorire la partecipazione. Il filo conduttore è la convinzione che l'innovazione produca valore quando riesce a coinvolgere le persone e a rafforzare le comunità.
Una nuova sfida per l'economia sociale
Nella parte conclusiva dell'intervento, Molina ha collegato l'esperienza della Fondazione alle prospettive aperte dal Piano nazionale per l'economia sociale. La transizione digitale e l'intelligenza artificiale stanno trasformando profondamente anche questo settore: dalle modalità organizzative ai servizi, dalle competenze professionali alle relazioni con i cittadini. Per questo, secondo Molina, il Piano deve comprendere una visione organica della trasformazione digitale, riconoscendone il carattere trasversale rispetto alle attività e alle finalità dell'economia sociale. La sfida riguarda tanto la capacità delle organizzazioni di innovare quanto il contributo che possono offrire alla costruzione di una società più inclusiva. L'esperienza maturata dalla Fondazione Mondo Digitale indica un possibile percorso: partire dalla conoscenza scientifica, sviluppare strumenti e modelli, sperimentarli nei contesti reali e costruire alleanze capaci di accompagnare il cambiamento. Dopo 25 anni, la società democratica della conoscenza rimane l'orizzonte della Fondazione. Nell'epoca dell'intelligenza artificiale, significa continuare a lavorare perché le nuove tecnologie diventino opportunità accessibili, sostenibili e responsabili, mettendo al centro le persone e la loro capacità di partecipare al futuro.