Francesca Fiori Nastro: “Il Futuro della Cura mi ha lasciato soprattutto un metodo"
Francesca Fiori Nastro, 34 anni, napoletana, ha studiato medicina all’Università Federico II di Napoli. Ha scelto di essere una pediatra e lavora da tre anni all’Ospedale Civico di Palermo, nel reparto di Terapia intensiva neonatale. Si occupa sia di neonati sani, nei loro primi giorni di vita, sia di bambini prematuri o con problematiche più complesse che necessitano di cure intensive.
Prima di seguire il percorso, aveva un rapporto alterno con l'intelligenza artificiale, curiosità ma anche paura, “perché mi colpiva la sua capacità di risposte in tempi brevissimi, coerenti, plausibili e soprattutto ben formulate, ma avevo il costante timore di non avere la certezza dell'accuratezza scientifica delle informazioni che poi ricevevo”.
“Il Futuro della Cura mi ha lasciato soprattutto un metodo perché ho capito che non basta porre una domanda ai tool, ma bisogna anche saperla fare, dare le giuste informazioni e poi saper valutare criticamente quello che l'intelligenza artificiale restituisce”.
Gli usi nel suo ambito di lavoro potrebbero essere tanti, tutti interessanti: dalla stesura di lettere di dimissioni, al passaggio di consegna tra operatori, “magari formulando delle checklist operative, ma anche per riuscire a creare un materiale informativo fruibile per tutti i genitori, per condividere informazioni riguardo il follow-up, la gestione del neonato a domicilio, indicazioni pratiche per i primi mesi di vita”.
Quindi l’IA potrebbe rivelarsi, indirettamente, un moltiplicatore di cure e un sostegno alle neo famiglie alle prese con l’arrivo del nuovo nato, ma anche un valido strumento di conoscenza per il clinico: “per il futuro mi piacerebbe che diventasse sempre più utile anche nell'accesso alla letteratura scientifica e nell'aggiornamento continuo, perché credo che possa aiutarci a dedicare meno tempo ad alcune attività organizzative e che ci possa permettere di dedicare più tempo alla cura dei pazienti e al rapporto con le famiglie”.
Intervista di Onelia Onorati, ufficio stampa della Fondazione Mondo Digitale.