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"Fatto con l’IA, non dall’IA"

Intervista a Felicia Bitetti per Ital.IA Lab for School
Immagine generata con ChatGpt

"Fatto con l’IA, non dall’IA"

"Fatto con l’IA, non dall’IA"

Come rendere l’apprendimento più coinvolgente, personalizzato e accessibile

Felicia Bitetti è docente di inglese nella scuola secondaria di secondo grado, è appassionata di didattica digitale e intelligenza artificiale nell’insegnamento e crede che anche i docenti più resistenti alla tecnologia debbano essere aiutati a saperne cogliere le opportunità. Sull’IA, usa ripetere: “Fatto con l’IA, non dall’IA!”, perché crede fermamente nella collaborazione uomo-macchina e nei tool che integrano il lavoro delle persone senza sostituirle.

Dal 2023 ha un canale YouTube che la aiuta a “socializzare” le scoperte con altri insegnanti, prima la seguivano gli amici, poi ha superato i duemila iscritti. “La mia collaborazione con FMD è iniziata da un annuncio per la ricerca di un formatore. Questa realtà mi ha subito affascinata e mi sono messa a disposizione per contribuire a combattere i pregiudizi sulla didattica innovativa”, ci ha raccontato.

“Insegno inglese da 10 anni, oggi lavoro presso l’istituto di istruzione superiore Argentia-Majorana di Cernusco sul Naviglio (Milano). Ho sempre avuto una grande passione per la tecnologia, ho pensato di sfruttare questa passione unendo la didattica al digitale”, ci racconta. “In passato mi sono dedicata, ad esempio, alla gestione e progettazione dei siti web. Per me l’IA è una leva per rendere le lezioni sempre più dinamiche e coinvolgenti. La uso tutti i giorni nel preparare l’esperienza da proporre in classe”.

L’Argentia-Majorana è una realtà “di frontiera”, con la sua popolazione scolastica eterogenea e ricca di complessità: “I nostri giovani provengono spesso da altri Paesi del mondo e nella stessa classe possiamo trovare tanti differenti bisogni, tante fragilità”. Come personalizzare in maniera crescente la proposta formativa, a questo punto?

“Oggi la lezione frontale deve lasciare un po’ di spazio anche ad altre formule più coinvolgenti. La tecnologia ci aiuta molto, vi faccio qualche esempio. Contro un’attenzione spesso difficile da mantenere, possiamo pensare a vivacizzare l’apprendimento con quiz e giochi, grazie alle app che possiamo utilizzare con i tablet della scuola. Ma l’intelligenza artificiale è ancora più rivoluzionaria perché rappresenta un supporto immediato per l’inclusione, parlando degli alunni non italofoni possiamo pensare a tante soluzioni”. 

Il primo webinar di Ital.IA Lab For School ha riguardato gli strumenti per l’inclusione come i lettori immersivi, e in generale le tecnologie che aiutano i ragazzi con disturbi dell’apprendimento (ma anche tutti gli altri) ad accedere a contenuti con modalità diverse, come l’ascolto, più adatte alle difficoltà. Il secondo webinar, tenuto insieme ad una collega che si è occupata di Sentiment Analysis, in collaborazione con Rizzoli, ha riguardato, nella parte a me affidata, la creazione di una escape room con i dati ottenuti dall’analisi stessa. “Io uso già le escape room, ne ho realizzate diverse e le sperimento perché noto che la gamification e il game-based learning aiutino molto nell’apprendimento nelle lingue straniere per via dell’approccio coinvolgente. Spesso uso l’IA generativa per creare le scene che costruiscono la narrativa dell’escape room o per dar vita a indovinelli, enigmi. Cito alcune esperienze: una sulla grammatica inglese ed una che ripercorre l’evoluzione della moda nel ‘900, particolamente adatta all’Istituto dove insegno. Grazie alla piattaforma Genially ho creato presentazioni interattive e i collegamenti tra pagine e azioni, lavorando con l’IA generativa ho dato vita alla storia e alle immagini”.

Come proporre un’esperienza del genere rispettando i limiti della direttiva ministeriale sull’uso dei dispositivi in classe? “Io porto i ragazzi nell’aula di informatica o utilizzo la cosiddetta aula mobile (che è un carrello con i computer della scuola) e propongo di dividersi in gruppi, accedere insieme al team e immergersi nella storia. Vengono posti degli enigmi o esercizi a tema, cruciverba, azioni per spostare oggetti, e superando queste barriere si entra nella stanza successiva fino alla fine del gioco. È un’esperienza intrinsecamente motivante perché chi supera gli ostacoli, oltre a testare le sue conoscenze e maturarne di nuove, riporta una vittoria. Il premio può essere, ad esempio, la possibilità di scegliere il giorno dell’interrogazione, oppure un incoraggiamento sul voto finale”. 

La prof. Bitetti è stata la formatrice anche per un incontro incentrato completamente sulla costruzione pratica di una escape room, con un focus sui prompt da dare all’IA generativa per creare gli asset visivi e la narrativa, e su Genially per la realizzazione delle meccaniche del gioco. “I docenti erano molto interessati, si sono incuriositi e mi hanno chiesto di approfondire ulteriormente, volevano conoscere i tempi di realizzazione e come rendere il gioco più interattivo”. Al termine degli incontri, un tutorial è stato messo a disposizione dei partecipanti. “Le escape room mostrano una grande flessibilità: possiamo inserire qualsiasi tipo di contenuto, per le mie classi ho immaginato scenari in cui utilizzare l’inglese specialistico in scenari di manutenzione e assistenza tecnica o moda, dal momento che sono i due indirizzi in cui insegno”.

Come reagiscono i ragazzi di fronte a queste esperienze? “Una volta provata, non vedono l’ora di ripeterla! In generale, gli studenti chiedono di fare quiz online per memorizzare più facilmente in maniera visiva. Io li accontento usando anche elementi come schemi, disegni, immagini. Do anche molti suggerimenti per l’uso in autonomia, perché so bene che a casa l’IA viene impiegata”.

Come immaginare un ragazzo alle prese con i sistemi di IA generativa per lo studio? “Io cerco sempre di indicare l’IA come tutor personale e molti lo usano proprio in questo modo. Non temo che si mettano a copiare i compiti perché conosco i miei alunni e so quando propongono lavori che non sono farina del loro sacco. Nel mio lavoro di docente non richiedo tante produzioni scritte come compito a casa, ma qualcosa di più creativo e critico perché è il modo migliore di capire se hanno compreso bene la lezione proposta, oppure faccio svolgere i compiti in classe senza ausili, per accertarmi delle loro competenze. L’IA può aiutare tanto per l’apprendimento di nuove lingue, generando scambi orali, ad esempio. Anche nella creazione di proposte: provate a dare un prompt su come fareste un progetto, poi intervenite adattandolo ai vostri gusti e necessità!”

L’IA può essere in grande aiuto per ragazze e ragazzi stranieri appena inseriti a scuola, combattendo in questo modo l’isolamento. “Grazie ad alcuni tool, ho creato materiali dalla lingua nativa all’inglese e questo ha determinato una migliore inclusione e partecipazione in classe!”
 

Intervista di Onelia Onorati, ufficio stampa della Fondazione Mondo Digitale.

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