Lara Rollo: il valore della tecnologia di comunità
Per Lara Rollo, insegnante di scuola primaria e formatrice specializzata in didattica innovativa, inclusiva e immersiva, entrare nella comunità dei docenti della Scuola del Noi ha significato trovare uno spazio di confronto autentico, capace di rompere l’isolamento che spesso accompagna il lavoro quotidiano in classe. Nella sua esperienza, l’innovazione non nasce come gesto individuale, ma come processo collettivo: un modo per progettare insieme, condividere dubbi e sperimentazioni, trasformare la didattica giorno dopo giorno.
Nella nuova intervista della rubrica “Voci e volti dei docenti della Scuola del Noi”, Lara racconta il valore di una “tecnologia di comunità”: un digitale usato non solo per imparare strumenti, ma per costruire una scuola democratica, equa e profondamente umana. Dall’educazione civica digitale al coding, dallo storytelling interattivo agli erbari digitali e ai kit di robotica, il suo obiettivo è accompagnare alunne e alunni ad abitare il presente con curiosità, senso critico e responsabilità.
Quale bisogno professionale o personale ti ha spinto ad entrare nella comunità dei docenti della Scuola del Noi?
Sono sempre stata molto presente in occasione delle attività proposte dalla Fondazione. Far parte della comunità dei Docenti della Scuola del Noi è nato da un bisogno profondo, sia personale che professionale: quello di rompere le mura dell'isolamento e trovare uno spazio di confronto autentico. Nella scuola primaria, spesso ci sentiamo soli nella gestione della classe, ma qui ho scoperto che l'innovazione non è un atto individuale, bensì un processo collettivo.
In che modo partecipare alla comunità ha cambiato il tuo modo di guardare al tuo ruolo di docente?
Partecipare a questa comunità ha cambiato radicalmente il modo in cui guardo al mio ruolo: oggi non mi sento più solo un’insegnante che trasmette contenuti, ma un’autrice di cambiamento, una co-progettista che sperimenta e trasforma la didattica ogni giorno insieme ai colleghi di tutta Italia.
Qual è, secondo te, l’obiettivo più importante della Scuola del Noi? In che modo il progetto ti aiuta a preparare i tuoi studenti al presente, non solo al futuro?
L’obiettivo più importante che condividiamo è la creazione di una "tecnologia di comunità". Non si tratta solo di imparare a usare un software, ma di usare il digitale come ponte per costruire una scuola democratica, equa e profondamente umana. Questo approccio mi permette di preparare i miei piccoli alunni non solo a un ipotetico futuro, ma al loro presente. Attraverso l’educazione civica digitale, il coding e lo storytelling interattivo, insegno loro ad abitare il mondo di oggi con consapevolezza, senso critico e curiosità.
Hai modificato una pratica didattica grazie alla comunità?
Grazie alla Scuola del Noi, ho modificato le mie pratiche didattiche, portando in aula progetti che mescolano natura e tecnologia, come erbari digitali o kit di robotica, rendendo l'apprendimento un'esperienza viva e tangibile.
Quanto conta poter condividere dubbi e sperimentazioni con altri docenti? Che responsabilità senti oggi come docente nell’era dell’IA? Ti senti più preparato ad affrontare temi complessi come IA, digitale, cittadinanza?
Poter condividere dubbi e sperimentazioni con altri docenti è l'anima di questo percorso. In un'era dominata dall'Intelligenza Artificiale, sento la responsabilità di non subire il progresso, ma di guidarlo. La comunità mi ha dato gli strumenti per affrontare temi complessi come l’IA e la cittadinanza digitale con serenità e competenza, permettendomi di integrare queste tecnologie in modo etico e inclusivo.
Se la Scuola del Noi non esistesse, cosa mancherebbe nel tuo percorso?
Se la Scuola del Noi non esistesse, mancherebbe un pezzo fondamentale della mia identità professionale: quel senso di appartenenza a un ecosistema che valorizza il merito e la qualità pedagogica.
Cosa diresti a un docente che pensa di “non avere tempo” per entrare in una comunità?
A chi pensa di "non avere tempo" per entrare in una comunità, direi che il tempo investito qui è in realtà tempo guadagnato. Condividere buone pratiche e avere accesso a percorsi già sperimentati non solo alleggerisce il nostro lavoro, ma gli restituisce senso e bellezza. La scuola che voglio contribuire a costruire è proprio questa: una scuola aperta, collaborativa e inclusiva, dove nessuno, né docente né studente, viene lasciato solo davanti alle sfide della modernità.