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La scuola dell'uguaglianza

Tullio De Mauro e la sfida democratica. Il convegno al Senato della Repubblica

La scuola dell'uguaglianza

La scuola dell'uguaglianza

Tullio De Mauro e la sfida democratica. Il convegno al Senato della Repubblica

Ci fa piacere condividere la registrazione integrale del seminario nazionale Tullio De Mauro e la sfida democratica. La scuola dell’uguaglianza, promosso dal Centro di iniziativa democratica degli insegnanti (Cidi) e ospitato nella Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, al Senato della Repubblica, con la partecipazione di Mirta Michilli, direttrice generale della Fondazione Mondo Digitale.

L’incontro ha restituito l’attualità del pensiero di De Mauro come linguista, intellettuale civile e protagonista di un’idea di scuola fondata sull’articolo 3 della Costituzione: una scuola capace di rimuovere gli ostacoli, dare parola a tutte e tutti, rendere effettiva l’uguaglianza.

Nel suo intervento, “De Mauro, la scuola e i divari digitali”, Mirta Michilli ha collegato questa eredità alla sfida contemporanea delle competenze digitali e dell’intelligenza artificiale. Oggi, infatti, la cittadinanza passa anche dalla capacità di comprendere i nuovi linguaggi tecnologici, interpretarli criticamente e usarli per partecipare pienamente alla vita sociale, culturale e democratica.

Per la Fondazione Mondo Digitale, che ha avuto Tullio De Mauro come primo presidente, questa eredità continua a orientare l’impegno contro i divari educativi e digitali. Di seguito proponiamo la registrazione dell’evento e una sintesi dei principali interventi, per restituire la ricchezza di una riflessione collettiva su scuola costituzionale, educazione linguistica democratica, tecnologie e giustizia sociale.

 

Apertura e inquadramento politico

  • Emma Colonna (Cidi): ha chiarito che l'iniziativa non intende celebrare lo studioso accademico, ma "ricordare l'uomo politico, l'uomo che ha fatto dell'articolo 3 e della scuola secondo costituzione... la scuola della rimozione degli ostacoli e della scuola aperta a tutti". Ha denunciato gli attacchi attuali che definiscono quella di De Mauro come una "scuola facile", ribadendo invece la necessità di una "linguistica democratica che consenta a tutti e a tutte... di accedere a un sapere che li renda consapevoli e responsabili".
  • Cecilia D'Elia (senatrice): ha sottolineato come De Mauro abbia "ribaltato la concezione della grammatica e dell'apprendimento della lingua, valorizzando le diversità linguistiche". Citando l'intervista La cultura degli italiani, ha ricordato che l'obiettivo è "dare a tutte e a tutti, nessuno escluso, una piena autonomia di movimento nella società e nell'intera cultura di oggi".
  • Valentina Chinnici (presidente Cidi): ha ripercorso il legame storico tra De Mauro e il CIDI, citando la definizione del "partito della scuola" come un "partito smilso che sta di traverso alle forze politiche... e che ha cercato e cerca di dare voce al bisogno di istruzione che ha questo nostro paese". Ha concluso riaffermando l'impegno per una "scuola della parità effettiva, dell'uguaglianza sostanziale".

L'eredità scientifica e l'educazione linguistica

  • Silvana Ferreri (linguista): nel suo intervento "Il futuro e la memoria", ha illustrato la capacità di De Mauro di precorrere i tempi, citando il suo lavoro sul vocabolario come specchio della democrazia: "Un buon vocabolario è proprio come una buona costituzione... si tratta di sapere ascoltare, raccogliere e cogliere al meglio le voci di tutto un popolo". Ha ribadito che l'educazione linguistica deve essere necessariamente democratica, poiché "programmi di educazione linguistica senza la specificazione della democrazia non hanno a cuore la scuola dell'uguaglianza".
  • Mario Ambel (Cidi): Ha ripercorso gli anni delle Dieci Tesi, sottolineando che "la formazione e lo sviluppo delle capacità linguistiche hanno una grande rilevanza educativa e politica". Ha contestato la visione delle nuove indicazioni nazionali, rivendicando l'idea di "consegnare ai ragazzi tutti gli usi della lingua... strumento di liberazione anziché di soggezione".

Prospettive storiche, sociali e tecnologiche

  • Vanessa Roghi (storica): ha ricostruito il legame tra scuola e democrazia, affermando che "la democrazia non si insegna, non si predica, la democrazia si pratica nella vita della classe". Ha ricordato come l'indicativo presente nell'Articolo 3 ("gli ostacoli che impediscono") indichi che tali impedimenti sono un fatto reale che la Repubblica deve rimuovere.
  • Albertina Soliani (ex sottosegretaria): ha definito il "partito della scuola" come il "partito della Costituzione". Ha evidenziato la gravità della sfida attuale, esortando a "prendere in mano sul serio la formazione delle coscienze che cambiano la storia" e a mantenere "accesa la luce" anche nei periodi di "buio pesto".
  • Mirta Michilli (Fondazione Mondo Digitale): ha parlato del divario digitale non solo come tecnico ma come civile: "Chi non comprende oggi i linguaggi digitali rischia una nuova forma di esclusione civile". Ha ripreso la lezione di De Mauro sulla "esigente fiducia nella scuola" come unica istituzione capace di offrire equità.
  • Gianni Cuperlo (PD): ha analizzato la degradazione del linguaggio pubblico, citando la profezia di Moro: "Chi semplifica toglie consapevolmente quello che è superfluo, chi banalizza toglie inconsapevolmente quello che è essenziale". Ha invitato a "non banalizzare la lingua, non semplificare la complessità della memoria dentro la scuola".

Rappresentanze e nuove generazioni

  • Irene Manzi (PD): Ha ribadito che l'atto di ricordare De Mauro in Senato è un "atto profondamente politico". Ha osservato che una scuola democratica deve "dare davvero e di promuovere una educazione linguistica in linea con quei due commi dell'articolo 3 della Costituzione".
  • Francesca Gallina (Giscel): Ha posto l'accento sulla formazione: "Senza qualità nell'insegnamento non vi può essere apprendimento e non vi può essere democrazia".
  • Federica Corcione (Unione degli Studenti): Ha portato la voce degli studenti, affermando: "Noi studenti non siamo cittadini del futuro. Noi siamo i cittadini di oggi". Ha denunciato la scuola assoggettata al mercato, chiedendo che essa torni a essere un "presidio di democrazia".
  • Antonio Masini (Rete Studenti Medi): Ha sottolineato che "l'uguaglianza è condizione di libertà" e che la scuola deve tornare a essere un "ascensore sociale".
  • Peppino Bondonno (Sinistra Italiana): Ha riflettuto sul pericolo della semplificazione dei processi cognitivi, dove le masse "si devono accontentare dello zuffolo di bambù nell'uso della lingua" rispetto a un'élite sinfonica.
  • Graziella Conte (Mce): Ha focalizzato l'intervento sull'"educare alla parola", intesa come ascolto e dialogo. Ha richiamato la necessità di "guardare con attenzione alle parole, agli effetti che possono provocare, usarle con consapevolezza", distinguendo tra parole per ferire e parole per curare.

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