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25 anni fa, oggi

Media Art Festival

25 anni fa, oggi

25 anni fa, oggi

Quando l’arte digitale diventa valore misurabile. Anche sociale

Oggi l’arte è sempre più riconosciuta come asset strategico capace di generare valore economico, sociale e organizzativo. Il recente report Corporate Cultural & Art Assets per un impatto sostenibile di Deloitte, insieme al nuovo framework sviluppato dall’Institute for Transformative Innovation & Research dell’Università di Pavia con Deloitte Private, Arte Generali e Banca Generali, parla chiaro: collezioni, progetti artistici, musei d’impresa e iniziative culturali possono diventare leve concrete nelle strategie ESG. Eppure solo una minima parte delle aziende europee misura sistematicamente questo valore. L’arte è diffusa, ma raramente integrata in modo strutturato nei modelli di governance. 
In Italia la presenza di asset culturali aziendali è tra le più alte in Europa. La sfida oggi non è più “avere” arte, ma misurarne l’impatto, tradurre l’intangibile in valore condiviso.

Una traiettoria che parte da lontano
In questo scenario, il percorso della Fondazione Mondo Digitale appare sorprendentemente attuale. Dal Media Art Festival alle residenze d’artista, dagli artisti della luce alle collaborazioni con imprese, l’arte digitale è stata per noi un’infrastruttura di innovazione sociale. Non un evento isolato, ma un laboratorio permanente capace di:

  • attivare competenze creative nei giovani;
  • costruire ponti tra cultura e impresa;
  • trasformare la tecnologia in linguaggio accessibile;
  • rafforzare il legame tra organizzazioni e territori.

Oggi il dibattito parla di misurazione degli asset culturali. Ma l’intuizione che arte e sviluppo siano interconnessi è parte del nostro DNA da oltre un decennio. 

2026: l’arte racconta il terzo settore
Nel percorso verso il venticinquesimo anniversario, questa visione trova una nuova forma. A Roma e a Milano prenderà vita una video installazione immersiva in collaborazione con Unidata. In altre città saranno coinvolti gli spazi digitali di Urban Vision, trasformando lo spazio urbano in superficie narrativa. 
L’opera dell'artista selezionato (al momento non vi sveliamo il nome) esplora il confine tra visione umana e visione computazionale: paesaggi naturali si trasformano in composizioni astratte generate da processi algoritmici. È un’indagine sul modo in cui oggi osserviamo e interpretiamo la realtà, in un tempo dominato dai dati e dall’intelligenza artificiale. Ma è anche una metafora. Come nei paesaggi digitali stratificati dell’artista, anche la storia della Fondazione si è costruita per sovrapposizioni successive di esperienze, sperimentazioni e modelli. Il curatore Valentino Catricalà legge nell’opera un processo di ricorrenza e trasformazione continua: una dinamica che dialoga idealmente con 25 anni di educazione, inclusione e innovazione sociale.

Arte, ESG e terzo settore
Il report Deloitte sottolinea un passaggio cruciale: un singolo asset culturale può generare benefici simultanei per impresa, comunità e territorio. È la logica “uno-a-molti”. Nel terzo settore questo principio è ancora più evidente. Un’installazione artistica non è solo un evento culturale:

  • rafforza l’identità di un’organizzazione;
  • attiva comunità;
  • genera dialogo pubblico;
  • produce impatto reputazionale;
  • crea valore relazionale nei territori.

Se le imprese oggi sono chiamate a rendicontare il valore culturale nei bilanci di sostenibilità, anche le organizzazioni sociali possono, e devono, riconoscere l’arte come parte integrante della propria strategia di impatto.

Dal passato al futuro
È questo il senso della rubrica 25 anni fa, oggi. Non una semplice operazione nostalgica, ma la rilettura di intuizioni che oggi trovano un linguaggio nuovo: governance, metriche, ESG, framework. L’arte digitale è una lente per comprendere la complessità. E nel 2026, tra Roma e Milano, racconteremo come il terzo settore può essere, a pieno titolo, protagonista della contemporaneità.

Un esempio di arte trasformativa
Nel 2017, al Media Art Festival, Joseph DeLappe raccontava la sua Marcia del Sale digitale come un’esperienza che lo aveva cambiato: "Ho cominciato con un lavoro performativo, ma sono stato intrinsecamente trasformato". Per 26 giorni ha camminato su un tapis roulant ricostruendo, in parallelo fisico e virtuale, le 240 miglia percorse da Gandhi nel 1930. Ogni passo reale faceva avanzare il suo avatar su Second Life. Quell’opera è un esempio concreto di ciò che oggi definiamo arte trasformativa. Non semplice esposizione, ma processo che intreccia memoria, tecnologia, partecipazione e consapevolezza. Un’esperienza capace di generare impatto culturale, educativo e sociale. Alla luce del dibattito europeo sulla misurazione dei Corporate Cultural & Art Assets nelle strategie ESG, esperienze come questa mostrano come l’arte possa diventare una leva strategica: attiva comunità, produce apprendimento, rafforza identità, crea valore condiviso.

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