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Quando l’IA è al servizio della salute

A Napoli la prima Health Challenge de “Il Futuro della Cura”

Quando l’IA è al servizio della salute

Quando l’IA è al servizio della salute

A Napoli la prima Health Challenge de “Il Futuro della Cura”

Professionisti, accademici e studenti si sono riuniti alla Federico II per co-progettare la sanità di domani tra algoritmi, competenze umane e mattoncini Lego®.

Martedì scorso, presso l'aula magna Gaetano Salvatore della Scuola di Medicina e Chirurgia dell'Università Federico II di Napoli si è tenuta la prima tappa territoriale della Health Challenge, laboratorio di innovazione collaborativa che fa parte del progetto Il Futuro della Cura. L’iniziativa di Johnson & Johnson e Microsoft Italia, promossa dalla Fondazione Mondo Digitale, punta a rafforzare le competenze digitali dei professionisti della salute, con particolare attenzione all’integrazione consapevole e critica dell’intelligenza artificiale nei percorsi clinici e assistenziali. 
La giornata si è aperta con i saluti istituzionali di Franca Di Meglio, Coordinatrice delle Scuole di Specializzazione di Area Sanitaria dell'Università Federico II di Napoli, Giovanni Riccardi, Analytics & Operational Excellence Lead di Johnson & Johnson Innovative Medicine Italia, Federica Rossi, Microsoft Elevate AI Skills Director di Microsoft Italia, e Mirta Michilli, direttrice generale della Fondazione Mondo Digitale. Gli interventi hanno evidenziato il valore della collaborazione tra università, imprese e organizzazioni del terzo settore per accompagnare l'adozione consapevole dell'intelligenza artificiale e sostenere l'evoluzione delle competenze necessarie alla sanità del futuro.

La sessione formativa, curata dalla Fondazione Mondo Digitale, ha offerto ai partecipanti una panoramica sulle sfide e le opportunità legate all'impiego dell'IA in ambito sanitario. In apertura, Raffaele Izzo, professore ordinario di Scienze tecniche mediche e chirurgiche avanzate dell'Università Federico II di Napoli, ha presentato la realtà ospitante e lanciato la sfida al centro del laboratorio. 
A seguire, Giuseppe De Rosa, professore ordinario di Tecnologia farmaceutica, e Gerolama Condorelli, professoressa ordinaria di Patologia generale dell'Università Federico II di Napoli, hanno approfondito il contributo che l'intelligenza artificiale può offrire rispettivamente alla ricerca farmaceutica e alla medicina di precisione.
Al centro della challenge una domanda cruciale: come può l’IA migliorare il lavoro dei professionisti e l’esperienza dei pazienti senza sostituire il giudizio clinico e il valore della relazione umana? Per trovare una risposta, ricercatori, medici e studenti hanno lavorato fianco a fianco, confrontandosi su sfide reali e immaginando soluzioni capaci di coniugare innovazione tecnologica e qualità della cura.

Pensare con le mani: la metodologia Lego® Serious Play®
La sessione di facilitazione e il lavoro dei team sono stati guidati da Cecilia Stajano, responsabile delle comunità della Fondazione Mondo Digitale e facilitatrice certificata Lego® Serious Play®, che ha accompagnato i partecipanti nell'esplorazione di scenari, criticità e opportunità legati all'adozione dell'Intelligenza Artificiale in sanità. 
Lego® Serious Play® è un approccio di facilitazione basato sul principio del learning by playing, che utilizza i celebri mattoncini come veri e propri "artefatti cognitivi" per aiutare le persone a esplorare idee, costruire significati condivisi e sviluppare strategie d’azione. Secondo questa metodologia, quando costruiamo modelli tangibili nel mondo reale costruiamo contemporaneamente modelli mentali, rendendo visibili connessioni e ragionamenti complessi. Le mani diventano così il "motore di ricerca" del cervello. Durante la sfida, i partecipanti hanno risposto a domande strategiche costruendo modelli tridimensionali e utilizzando il linguaggio della metafora per affrontare temi complessi, favorendo il confronto e l’emersione di soluzioni creative e inclusive.

La voce dei protagonisti: le interviste
Al termine della sfida, docenti e studenti dell’Università Federico II hanno condiviso la loro visione sul ruolo dell’intelligenza artificiale nella ricerca, nella formazione e nella pratica clinica.

“L’intelligenza artificiale la utilizziamo da poco tempo, ma già in due ambiti principali: la ricerca e la pratica clinica. Nella ricerca disponiamo di database enormi e collaboriamo con ingegneri che, grazie all’AI, riescono a estrarre e analizzare dati complessi, aiutandoci a valorizzarne il potenziale. Sul fronte clinico stiamo sviluppando un progetto in cui l’intelligenza artificiale ascolta il colloquio tra medico e paziente, supportando la formulazione della diagnosi e la sintesi della visita. L’ultima evoluzione del progetto riguarda persino la lingua napoletana: i pazienti parlano in dialetto e l’AI è in grado di comprenderli e supportare il processo diagnostico. A volte anche per il medico non è semplice cogliere ogni sfumatura del racconto del paziente; in questo senso l’intelligenza artificiale rappresenta un aiuto concreto”. 
Raffaele Izzo, professore ordinario di Scienze tecniche mediche e chirurgiche avanzate

“Gli specializzandi la usano già frequentemente per confrontarsi quando emergono dubbi diagnostici o terapeutici. È uno strumento straordinario, che consente di approfondire conoscenze, favorisce il confronto e può alleggerire parte del lavoro quotidiano. Per professionisti già fortemente impegnati tra attività clinica e formazione, l’intelligenza artificiale può rappresentare un supporto prezioso".
Franca Di Meglio, coordinatrice delle Scuole di Specializzazione di Area sanitaria

“L'intelligenza artificiale è ancora sottoutilizzata rispetto alle sue reali potenzialità, ma credo che possa offrire moltissime opportunità. Avrà sicuramente un ruolo fondamentale nella pratica clinica, affiancando il medico nei percorsi diagnostici e terapeutici. Diventerà uno strumento sempre più presente nella quotidianità di tutti i professionisti della salute, indipendentemente dalla specializzazione, non soltanto nel supporto alle decisioni cliniche ma anche nell'organizzazione delle attività, sia in ambito ospedaliero sia nel settore privato. Per quanto riguarda Lego® Serious Play®, questa metodologia richiama un approccio che anche nella medicina dello sport trova ampio utilizzo: la gamification, ovvero l'impiego del gioco per raggiungere obiettivi educativi e terapeutici. Rendere più semplice e coinvolgente l'apprendimento di determinati concetti aiuta a trasferirli in modo più efficace alle persone. In questo caso è stato utile anche per noi medici, che saremo poi chiamati a progettare e accompagnare percorsi di cura e di cambiamento”.
Aldo De Martino, medico specializzando in Medicina dello Sport

“L’intelligenza artificiale sta entrando sempre più nel campo della medicina di precisione, che mira a identificare la terapia più adatta per ogni singolo paziente. Grazie alla capacità di elaborare dati estremamente complessi, queste tecnologie consentiranno di individuare in modo sempre più rapido il trattamento ideale per uno specifico paziente e una determinata patologia”.
Gerolama Condorelli, professoressa ordinaria di Patologia generale

“Le opportunità sono enormi, perché sarà possibile ridurre significativamente il tempo necessario per arrivare a un nuovo prodotto medicinale. In particolare, l’intelligenza artificiale permetterà di diminuire il numero di test e di esperimenti richiesti, contribuendo soprattutto a ridurre in modo consistente le sperimentazioni in vitro e, ancor più, quelle in vivo”.
Giuseppe De Rosa, professore ordinario di Tecnologia farmaceutica

“Il medico del futuro non potrà limitarsi alla sola clinica, alla sola chirurgia o alle sole scienze di base. Avrà bisogno di integrare competenze tecnologiche e ingegneristiche all’interno della propria professione. Iniziare già durante il percorso universitario significa sviluppare fin da subito quel ragionamento multidisciplinare che oggi rappresenta una condizione imprescindibile per costruire il futuro della cura. La multidisciplinarietà ci permetterà di avere una sanità sempre più innovativa, al passo con le nuove scoperte e sempre più vicina ai bisogni dei cittadini. Significa formare professionisti capaci non soltanto di vivere l’innovazione, ma di governarla, contribuendo direttamente a orientarla verso la tutela del paziente e il rafforzamento del nostro sistema sanitario nazionale”.
Ciro Brescia, studente di Medicina e Chirurgia ad alta tecnologia e rappresentante degli studenti

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