L'intervento di Jacopo Murzi sul quotidiano Avvenire
L'intelligenza artificiale sta trasformando rapidamente il mondo della salute, aprendo nuove possibilità per la ricerca, la prevenzione, la diagnosi e la personalizzazione delle cure. Ma quale direzione deve prendere questa innovazione? E quali competenze servono per governarla in modo responsabile?
Sono le domande al centro dell'intervento di Jacopo Murzi, Managing Director di Johnson & Johnson Innovative Medicine Italia, pubblicato sul quotidiano Avvenire. Prendendo spunto dall'enciclica Magnifica humanitas di papa Leone XIV, Murzi richiama l'attenzione su un principio fondamentale: il progresso tecnologico ha valore solo se rimane al servizio della persona.
L'intelligenza artificiale può aiutare i professionisti della salute a interpretare grandi quantità di dati, accelerare la ricerca scientifica, supportare decisioni cliniche più tempestive e favorire percorsi terapeutici personalizzati. Ma nessuna tecnologia può sostituire l'ascolto, la relazione di fiducia e la responsabilità che caratterizzano l'atto di cura.
Nel suo contributo, Murzi sottolinea la necessità di sviluppare sistemi trasparenti, sicuri e inclusivi, capaci di prevenire discriminazioni e garantire sempre una supervisione umana nelle decisioni che riguardano la salute delle persone. Una sfida che riguarda non soltanto i professionisti sanitari, ma anche istituzioni, imprese, mondo della ricerca e cittadini.
Da questa consapevolezza nasce anche Il Futuro della Cura, il percorso promosso da Johnson & Johnson Innovative Medicine Italia, Microsoft Italia e Fondazione Mondo Digitale per accompagnare operatori e professionisti della salute nella comprensione e nell'adozione consapevole delle nuove tecnologie.
L'obiettivo non è soltanto trasferire competenze tecniche, ma contribuire alla costruzione di una cultura dell'innovazione capace di coniugare conoscenza scientifica, senso critico e responsabilità. Perché la qualità delle cure dipenderà sempre più dalla capacità di integrare il potenziale dell'intelligenza artificiale con ciò che resta profondamente umano: il giudizio professionale, l'etica e l'attenzione alla persona.
In un momento in cui il dibattito pubblico oscilla spesso tra entusiasmi e timori, il richiamo di Magnifica humanitas invita a una prospettiva più concreta: non chiedersi soltanto cosa l'intelligenza artificiale possa fare, ma come utilizzarla per costruire una sanità più equa, accessibile e vicina ai bisogni delle persone.
Pazienti, non "parametri biologici"
Va preservata l'umanità della cura
di Jacopo Murzi
Avvenire, 6 giugno 2026